Rapporto 2025 Goal 7 "Energia pulita e accessibile"
Le rinnovabili crescono nel mondo, mentre l’Italia arranca e l’energia costa troppo
Rapporto ASviS 2025: Aumentano l’accesso globale all’elettricità e la quota di clean cooking. Ma il consumo energetico dell’AI potrebbe pesare sulle risorse mondiali. Italia: rivedere urgentemente il Pniec e garantire una giusta transizione.
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Le energie rinnovabili sono la fonte energetica “in più veloce crescita” nel mondo, ed è previsto che nel 2025 supereranno il carbone come primo vettore di elettricità. Questo È uno dei dati più significativi che emergono dal Rapporto ASviS 2025 per la parte dedicata al Goal 7 “Energia pulita e accessibile”. Dato confermato anche dai costi: a luglio di quest’anno un importante studio curato da diverse Agenzie Onu (tra cui Irena e Iea) rivela che le energie fotovoltaica ed eolica hanno ormai un costo medio inferiore rispettivamente del 41% e del 53% rispetto alla media delle fonti fossili.
Altro elemento interessante: l’accesso globale all’elettricità ha raggiunto nel 2023 il 92% della popolazione mondiale, un dato in crescita rispetto all’84% del 2010. E l’accesso alle fonti di energia pulita per la cottura del cibo (il cosiddetto clean cooking) è salito dal 64% al 74% tra il 2015 e il 2023.
Basta? Forse no, perché nonostante questo trend, dice il Rapporto ASviS, senza un’accelerazione delle azioni e degli investimenti, 645 milioni di persone non avranno nel 2030 ancora accesso all’elettricità e 1,8 miliardi non disporranno di fonti pulite per la cottura del cibo.
Anche perché in futuro la richiesta di energia potrebbe aumentare. Sempre quest’anno lo Iea ha pubblicato il Rapporto “Energy and AI”, dove avverte che la domanda di energia elettrica per l’intelligenza artificiale potrebbe più che raddoppiare nel 2030 (dall’attuale 1,5% al 3%, sul totale). Un consumo energetico pari a quello del Giappone.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
I prossimi anni saranno cruciali per capire quale ruolo giocherà la transizione energetica nello sviluppo italiano. E le avvisaglie non sono di buon auspicio.
L’energia in Italia costa ancora troppo. Malgrado la riduzione registrata nell’ultimo biennio rispetto ai picchi raggiunti nel 2022, i costi più alti dell’energia italiana, oltre a compromettere la competitività delle imprese, alimentano la povertà energetica, che nel 2023 ha riguardato 2,4 milioni di famiglie italiane, pari al 9% del totale. Questo fenomeno si concentra soprattutto nel Sud, tra le famiglie più disagiate e quelle con bambini, anziani e disabili.
I vari bonus sociali, dopo la pandemia, hanno avuto un impatto limitato sulle bollette e nessun effetto sensibile sull’efficienza e la riduzione delle emissioni. Resta da verificare, secondo il Rapporto ASviS, l’efficacia del “reddito energetico”, che prevede complessivamente 200 milioni di euro nel 2024 e nel 2025 per la realizzazione di impianti fotovoltaici per autoconsumo per i nuclei familiari in disagio economico. Una misura, comunque, insufficiente ai bisogni presenti.
Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) continua a non essere all’altezza delle sfide. Il nostro Paese, secondo le Raccomandazioni della Commissione europea e le analisi dell’ASviS, è in grave ritardo sulla transizione energetica, e la distanza risulta ancora più evidente se guardiamo alle promesse del Piano. Il Pniec italiano punta a un contributo delle rinnovabili del 39,4% sul consumo finale lordo di energia entro il 2030, a fronte di un target europeo del 42,5%, con l’aspirazione di raggiungere il 45%.
Questi ritardi sono legati non solo agli errori commessi nel passato, ma anche alla sostanziale inazione del Governo, che invece di orientare e accelerare la transizione energetica sostiene la realizzazione di nuove infrastrutture e importazioni di fonti fossili, nonché un ipotetico ritorno al nucleare. Il “decreto aree idonee”, interpretato dalle Regioni come un via libera a vietare quasi tutto il territorio alle rinnovabili e non come un dovere di individuare le aree da subito disponibili, ha aggravato la situazione (nonostante le sentenze della Magistratura amministrativa che hanno ripristinato la norma), rallentando il mercato italiano delle rinnovabili con un calo complessivo del 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Italia, che nel 2023 registra un valore del 19,6% di quota di energia da fonti rinnovabili, non riuscirà di questo passo a raggiungere l’obiettivo del 42,5% entro il 2030.
Nel 2024 l’indice composito italiano aumenta soprattutto grazie all’incremento della quota di energia elettrica da fonti rinnovabili (+6,2 punti percentuali), mentre rispetto al 2010 l’indice registra un aumento di poco superiore a cinque punti. A questa dinamica contribuisce la diminuzione di circa il 24% dell’intensità energetica, cioè la quantità di energia necessaria per produrre un’unità di Pil e dei consumi finali di energia.
Complessivamente, dodici territori migliorano e nove risultano stabili nel periodo analizzato, mentre nessuno registra un peggioramento. Le disuguaglianze territoriali sono stabili nel tempo.
LE PROPOSTE
Rilanciare l’impegno dell’Italia a triplicare la capacità di energia rinnovabile
entro il 2030 a livello globale e quello per il 100% rinnovabili al 2035.
Rivedere urgentemente il Piano nazionale integrato energia e clima
alzando il livello di ambizione.
Accelerare la transizione energetica,
utilizzando anche l’apporto dell’intelligenza artificiale, senza sprechi di risorse.
Sciogliere i nodi amministrativi
che impediscono l’installazione di impianti di energia rinnovabile.
Orientare le risorse finanziarie
verso una transizione ecologica “giusta”.
Definire campagne di comunicazione/informazione istituzionale sul tema della transizione energetica
basate su dati ed evidenze scientifiche.
E IN EUROPA?
L’indicatore che sintetizza le misure relative all’energia pulita e accessibile mostra un andamento positivo dal 2010 a oggi, malgrado il rallentamento registrato nel 2021.
Il principale fattore di crescita è l’aumento della quota di energia rinnovabile nel consumo finale lordo, salita di 10,2 punti percentuali e pari al 24,6% nel 2023. Tutti i 27 Paesi registrano un miglioramento: per sei superiore a 10 punti, mentre per sette inferiore ai cinque punti. L’Italia, che aumenta leggermente più di cinque punti, si conferma poco al di sopra della media europea.
Le differenze tra gli Stati sono piuttosto contenute e stabili nel tempo, con poche eccezioni. Tra queste, vanno segnalati il Lussemburgo, che tra il 2010 e il 2019 registrava valori sensibilmente inferiori alla media, ma che successivamente si è riavvicinato a essa, e la Danimarca, che negli ultimi due anni mostra notevoli progressi.
L’obiettivo quantitativo adottato dall’Unione europea riguarda il raggiungimento del 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Il valore registrato dall’Ue nel 2023 è pari al 24,6%, ed è evidente che siamo ancora molto lontani dal target.
