Rubrica: #UnescoSostenibile
Governare la transizione energetica nei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato
Un laboratorio di sostenibilità fatto di memoria, identità e sperimentazioni. Il direttore Bertero: “Transizione energetica non un intervento isolato. C’è un mosaico amministrativo e paesaggistico in cui le decisioni devono essere condivise”. 13/02/26
Intervista a Giovanna Quaglia, presidente dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato (Ente gestore del sito Unesco), e Bruno Bertero, direttore generale dell’Associazione. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.
“Dobbiamo immaginare progetti energetici cuciti sulle peculiarità paesaggistiche e culturali del territorio, capaci di guardare al futuro senza alterare ciò che rende unico questo paesaggio”.
Con questa visione Giovanna Quaglia, presidente dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi vitivinicoli, mette a fuoco il primo nodo: la transizione è un insieme di soluzioni site-specific capaci di inserirsi in un paesaggio culturale vivente, frutto di una co-evoluzione millenaria tra comunità locali, ambiente e saperi produttivi. “La vera sfida oggi è costruire una grammatica condivisa che permetta all’innovazione energetica di entrare nel paesaggio senza alterarne l’identità”. È su questo piano — quello delle regole, dei criteri e del linguaggio comune tra istituzioni, tecnici, comunità e operatori — che il direttore Bruno Bertero richiama la questione più delicata: coniugare tutela del Valore universale eccezionale e transizione ecologica in territori dove ogni trasformazione, anche minima, si misura con secoli di stratificazione storica.

Iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale nel 2014, il sito rappresenta un paesaggio vitivinicolo seriale unico nel suo genere, distribuito tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria e comprendente circa cento comuni riuniti in sei componenti territoriali: La Langa del Barolo, le colline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, Canelli e l’Asti Spumante, il Monferrato degli Infernot e il Castello di Grinzane Cavour. Un paesaggio culturale vivente in cui vigneti, borghi, cascine, cantine storiche e architetture fortificate compongono un equilibrio raro tra qualità estetica e storia produttiva; a Canelli nacque nel 1865 il primo spumante italiano, dei Fratelli Gancia. Non si tratta di un bene puntuale, ma di un sistema territoriale complesso, costruito nel tempo dall’interazione tra comunità locali, pratiche agricole e ambiente naturale, oggi chiamato a confrontarsi con le pressioni del cambiamento climatico e con nuove esigenze energetiche.
Nel racconto del direttore Bertero emerge chiaramente come la governance multilivello costituisca una risorsa e una sfida: “La transizione energetica non può essere pensata come un intervento isolato. Qui parliamo di un mosaico amministrativo e paesaggistico in cui le decisioni devono essere condivise tra Comuni, Regione e istituzioni di tutela, mantenendo sempre al centro l’integrità del paesaggio”. Una visione che riflette la natura diffusa del sito e la necessità di integrare politiche energetiche, pianificazione territoriale e conservazione culturale in un unico quadro strategico.
Le colline di Langhe, Roero e Monferrato, raccontate nel tempo da scrittori e intellettuali come Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, e inserite in un più ampio orizzonte piemontese che da Vittorio Alfieri giunge fino a Umberto Eco, rappresentano infatti non solo un paesaggio produttivo, ma un vero laboratorio culturale europeo. Pavese scriveva che “un paese ci vuole”, ricordando come il legame con un luogo sia prima di tutto memoria condivisa e identità collettiva: è dentro questa stratificazione culturale che oggi si inserisce la sfida della transizione energetica. Oggi questo laboratorio si confronta con nuove pressioni: l’aumento delle temperature, la gestione delle risorse idriche e la crescente domanda energetica legata al sistema vitivinicolo. “Il cambiamento climatico — sottolinea Bertero — non è più uno scenario lontano, ma una variabile concreta che incide sulle scelte quotidiane di amministratori e produttori”. In questo contesto, la transizione energetica non viene letta come un mero esercizio di retrofit tecnologico, ma come un processo culturale e territoriale che ridefinisce le condizioni stesse dell’abitare, del produrre e del fruire il paesaggio. È in questa prospettiva che si collocano alcune sperimentazioni già attive nel territorio: Ecolog, progetto di eco-logistica della filiera vitivinicola, orientato a ridurre traffico ed emissioni attraverso un hub centralizzato e modalità di trasporto a minore impatto; e Langhe in Rete, iniziativa pilota di mobilità turistica sostenibile che sperimenta soluzioni collettive e a basse emissioni tra borghi e componenti del sito, con l’obiettivo di contenere la pressione dell’auto privata e migliorare l’accessibilità del paesaggio Unesco. In entrambi i casi, l’innovazione opera come “infrastruttura gentile”: non si sovrappone al valore paesaggistico, ma lo sostiene, contribuendo a rendere più coerente — e più credibile — la narrazione internazionale di un sito che ambisce a essere laboratorio vivo di sostenibilità. Questa visione si confronta tuttavia con un quadro normativo e paesaggistico particolarmente articolato. Nei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte, infatti, la distinzione tra core zone e buffer zone incide in modo significativo sulle possibilità di intervento energetico: nelle aree centrali, dove il valore paesaggistico è maggiormente tutelato, l’introduzione di tecnologie da fonti rinnovabili è soggetta a valutazioni stringenti e a specifiche regolamentazioni, mentre nelle aree di contesto le trasformazioni risultano possibili solo a seguito di verifiche di compatibilità paesaggistica e territoriale. In questo scenario, la transizione energetica tende ad assumere una forma progressiva e adattiva, orientata più all’integrazione nel paesaggio che alla sua trasformazione.
A questa cornice normativa si affianca una dinamica territoriale complessa. Come sottolinea il direttore Bertero, “il sito non dispone oggi di un piano energetico unitario”, anche in ragione della sua natura seriale e diffusa. Le iniziative emergono prevalentemente a scala comunale: diversi enti locali hanno avviato interventi puntuali di efficientamento e pianificazione, anche attraverso strumenti come Paesc e Pric, mentre nel territorio si registra una crescente diffusione di Comunità energetiche rinnovabili — oltre la decina tra attive e in costituzione — alcune interne al perimetro Unesco, altre collocate in ambiti peri-Unesco. Più che un sistema omogeneo, prende forma un mosaico di sperimentazioni locali che riflette la governance multilivello del sito e apre alla necessità di strumenti di coordinamento e monitoraggio capaci di trasformare queste esperienze in una visione energetica condivisa. Questa frammentazione, tuttavia, non va letta solo come un limite: può diventare un laboratorio di sperimentazione diffusa, in cui comunità locali, amministrazioni e operatori del settore vitivinicolo contribuiscono — con intensità e strumenti diversi — a costruire un percorso di sostenibilità compatibile con l’identità del paesaggio.
È proprio nel nuovo Piano di Gestione che queste sfide trovano uno spazio strategico. Il lavoro avviato dall’Associazione insieme alla Regione Piemonte e ai partner tecnici mira a costruire linee guida capaci di individuare criteri condivisi per l’introduzione delle tecnologie energetiche, conciliando tutela ambientale e salvaguardia del paesaggio. L’idea è sviluppare un modello di living lab multi-attore, dove università e centri di ricerca possano contribuire a soluzioni innovative non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche dell’inserimento visivo e culturale degli impianti. Un nodo centrale riguarda l’integrità visiva del paesaggio vitivinicolo. L’applicazione di strumenti di “visual integrity” viene considerata una possibile sperimentazione pilota per garantire un equilibrio dinamico tra conservazione e innovazione, evitando interventi che alterino la tessitura storica delle colline. Allo stesso tempo, il dibattito locale evidenzia le tensioni tra esigenze energetiche e percezioni delle comunità: alcune tecnologie, come impianti fotovoltaici a terra non integrati, vengono percepite come incompatibili con l’identità del territorio, riaprendo il confronto tra sostenibilità ambientale e tutela paesaggistica.
In questo scenario, la governance multilivello può trasformarsi da complessità procedurale a leva di innovazione. La transizione energetica diventa così una politica del paesaggio, capace di tenere insieme identità locale e responsabilità globale. "Tutti condividiamo la necessità di guardare al futuro ed investire in un’energia pulita, un’energia prodotta attraverso metodi che non rilasciano gas serra o altri inquinanti, ma gli elementi di produzione della stessa devono inserirsi in maniera armonica nel paesaggio e per quanto ci riguarda conservare la tessitura tipica delle colline" conclude la presidente Quaglia.
Credits immagini: Archivio Paesaggi Vitivinicoli UNESCO - Lavezzo Studios
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