Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Rubrica: #UnescoSostenibile

Venezia e la sua Laguna: un patrimonio fragile di fronte al cambiamento climatico

Patrimonio Unesco dal 1987, la città affronta la sfida di restare “viva” conciliando tutela e innovazione. Tra crisi ambientale, transizione energetica e rischio idraulico, la laguna diventa laboratorio di resilienza urbana e sostenibilità. 06/03/26

 

venerdì 6 marzo 2026
Tempo di lettura: min

Intervista a Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, e a Dennis Wellington, Site Manager del sito UNESCO “Venezia e la sua Laguna”. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.

Venezia non può diventare un museo immobile: deve restare una città viva, capace di proteggere la propria storia ed il proprio patrimonio artistico e ambientale e allo stesso tempo di innovare diventando un modello per il mondo”. Con queste parole il sindaco Luigi Brugnaro sintetizza la sfida che oggi attraversa il sito Unesco “Venezia e la sua Laguna”, riconosciuto nel 1987 per il suo eccezionale valore storico, artistico e paesaggistico. Un patrimonio straordinario, dove monumenti simbolo come Piazza San Marco, la Basilica di San Marco, il Palazzo Ducale e il Canal Grande convivono con un paesaggio lagunare senza eguali e un ecosistema fragile, frutto di un equilibrio millenario tra uomo e ambiente, oggi messo alla prova dal cambiamento climatico.

La storia di Venezia è, da sempre, una storia di adattamento: costruita sull’acqua, la città ha imparato nei secoli a convivere con la propria vulnerabilità ambientale, trasformandola in forza. Oggi quella stessa capacità deve essere reinterpretata alla luce delle sfide contemporanee, dall’innalzamento del livello del mare agli eventi meteorologici estremi, che incidono direttamente sulla conservazione del patrimonio e sulla qualità della vita dei residenti. “Proteggere Venezia significa rafforzarne la resilienza”, sottolinea il sindaco, “ridurre le emissioni, migliorare i servizi pubblici e garantire che la città resti una comunità viva nella quale i cittadini possano continuare a vivere e lavorare, e le imprese operare, senza che ciò ne comprometta la salvaguardia e tutela sotto il profilo storico, archeologico, artistico e paesaggistico ed ambientale”

Nel corso dei secoli, Venezia ha attirato l’attenzione di artisti, scrittori e pensatori che l’hanno interpretata come simbolo universale di fragilità e bellezza. Da John Ruskin a Marcel Proust, fino a Thomas Mann, la città lagunare è stata letta come metafora del tempo e della trasformazione. Più recentemente, studiosi, intellettuali, ricercatori, economisti, storici, urbanisti ed esperti di discipline tecnico scientifiche hanno guardato a Venezia come a un laboratorio di innovazione e adattamento delle grandi sfide globali: urbanizzazione, turismo di massa, crisi climatica. In questa prospettiva, la riflessione culturale ha spesso anticipato il dibattito politico e scientifico, contribuendo a costruire l’immagine di Venezia non solo come patrimonio da conservare, ma come luogo capace di interrogare il futuro delle città. Oggi, mentre la transizione ecologica impone nuove scelte, quel patrimonio di pensiero continua a offrire una chiave di lettura preziosa: Venezia non è soltanto un simbolo del passato, ma uno specchio delle trasformazioni del mondo contemporaneo.

A tradurre questa visione in azione concreta è la governance integrata del sito Unesco, che richiede il coordinamento di istituzioni, a livello nazionale e locale, strumenti di programmazione e pianificazione e politiche climatiche. Dennis Wellington, Site Manager del sito, evidenzia la complessità del contesto: “Venezia è un organismo articolato che comprende centro storico, isole, terraferma e aree produttive, e la conservazione del suo Eccezionale Valore Universale richiede un approccio capace di mettere in relazione tutela del patrimonio e innovazione al fine di garantire l’equilibrio tra le necessità di una comunità di abitanti e il particolarissimo ambiente che la ospita. L’integrazione tra il Piano di gestione Unesco e il Piano di azione per l’energia sostenibile e il clima (Paesc) consente di coordinare interventi che devono essere al tempo stesso efficaci e compatibili con vincoli storico-artistici molto stringenti. In questo quadro si inserisce anche la Fondazione Venezia capitale mondiale della sostenibilità, nata per creare un’alleanza tra istituzioni, università e imprese e trasformare la città in un laboratorio internazionale di innovazione sostenibile.

In un contesto fragile come quello lagunare, la transizione energetica non è solo un obiettivo ambientale, ma una condizione per la salvaguardia del patrimonio. Ridurre i consumi, promuovere mobilità a basse emissioni e migliorare il monitoraggio urbano significa diminuire la pressione su un sistema delicato. Nel centro storico, ogni intervento deve rispettare criteri rigorosi di compatibilità paesaggistica, mentre nelle aree di terraferma è possibile sperimentare soluzioni più avanzate. Porto Marghera, in particolare, rappresenta uno dei principali laboratori di innovazione, con lo sviluppo di una Hydrogen valley e del Parco delle energie innovative e rinnovabili, destinati alla produzione di idrogeno verde e alla decarbonizzazione del trasporto pubblico. Il progetto prevede una nuova flotta di autobus a idrogeno e infrastrutture dedicate alla produzione e distribuzione dell’energia, con l’obiettivo di accelerare la transizione urbana. Accanto alle grandi infrastrutture, emergono anche esperienze più locali, come le comunità energetiche rinnovabili nella laguna: sull’isola delle Vignole, ad esempio, un progetto pilota integra produzione agricola e fotovoltaico per coprire il fabbisogno energetico locale, dimostrando che anche in contesti ad alta tutela è possibile promuovere autonomia energetica.

A Venezia, la questione energetica non può essere separata dal rischio idraulico. L’innalzamento del livello del mare e la crescente frequenza delle acque alte influenzano direttamente le strategie urbane. Sistemi come il Mose, il sistema di barriere mobili alle bocche di porto, rappresentano una componente fondamentale di un approccio più ampio che include difese locali, rialzi delle pavimentazioni e strumenti digitali di monitoraggio. Tra questi, la Smart control room del Comune consente di integrare dati su flussi urbani, condizioni meteo-marine e consumi energetici, supportando decisioni in tempo reale. Il monitoraggio continuo, previsto anche dal Paesc, permette di costruire inventari delle emissioni e orientare politiche basate su dati, rafforzando la governance climatica della città.

L’iscrizione nella Lista del patrimonio mondiale riconosceva Venezia e la sua Laguna come capolavoro di ingegneria urbana nato dall’adattamento all’acqua. Oggi quella stessa logica deve guidare una nuova fase, capace di integrare tutela, energia e pianificazione urbana. Dalla protezione dei luoghi simbolo alla gestione delle acque alte, le politiche devono tenere insieme conservazione e innovazione, perché resilienza urbana e tutela del patrimonio non sono obiettivi contrapposti ma parti di una strategia comune. Per Dennis Wellington, Site Manager del sito Unesco, la chiave è nell’approccio integrato: “La conservazione non può essere statica. Dobbiamo tenere insieme tutela, innovazione e sviluppo, affinché la transizione energetica diventi uno strumento concreto di resilienza per il patrimonio e leva capace di garantire la sostenibilità anche economica e sociale della città”. Una prospettiva condivisa anche dal sindaco Luigi Brugnaro, che guarda al ruolo internazionale della città: “Venezia ha sempre saputo reinventarsi. Oggi può dimostrare che anche i luoghi più fragili sono in grado di guidare il cambiamento. A oltre 1600 anni dalla sua fondazione, Venezia — la più antica città del futuro — si conferma un laboratorio a cielo aperto proiettato verso il domani: un luogo di innovazione e di avanguardia culturale e tecnologica, orientato alla sostenibilità, capace di offrire un modello e un’ispirazione per altre realtà, in Italia e nel mondo”.

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