Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Rubrica: #UnescoSostenibile

Il miracolo dell’Aniene: a Villa d’Este la cura dell’acqua rinnova il giardino delle meraviglie

Un nuovo depuratore, quattordici fontane e ninfei riaperti, illuminazione Led e interventi sul verde storico. Oltre 2,4 milioni di euro di fondi Pnrr per coniugare tutela del patrimonio e sostenibilità. 9/10/26

venerdì 9 ottobre 2026
Tempo di lettura: min

Intervista ad Alberto Samonà, direttore dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, con il contributo di Davide Bertolini, responsabile di Villa d’Este; Michela Bilancieri, Ufficio tecnico; Sara Tarissi de Jacobis, Ufficio relazioni internazionali e Unesco. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.

 

A Villa d’Este l’acqua si ascolta prima ancora di seguirne il percorso. Scende dalle terrazze, affiora nelle grotte, si raccoglie nelle peschiere e si moltiplica nei getti delle fontane. È parte di un giardino concepito per suscitare meraviglia, dove architettura, natura e ingegno idraulico trasformano una passeggiata in un’esperienza dei sensi. Nel Settecento, Jean-Honoré Fragonard ritrasse i giardini di Villa d’Este, soffermandosi sulle scalinate, sulle fontane e sulla vegetazione. Nell’Ottocento, Franz Liszt soggiornò nella Villa e trovò nelle acque e nei cipressi l’ispirazione per alcune delle sue composizioni, tra cui Les jeux d’eau à la Villa d’Este. Il giardino diventava immagine e musica: una meraviglia rinascimentale capace di ispirare artisti attraverso i secoli. Questa capacità di nutrire l’immaginazione appartiene alla cultura rinascimentale della villa e del giardino, nella quale rivive l’ideale dell’otium: il tempo dedicato alla riflessione, alle arti e al rapporto con la natura.

A Villa d’Este, la contemplazione si intrecciava anche alla rappresentazione del prestigio. Ippolito II d’Este, divenuto governatore di Tivoli nel 1550, affidò a Pirro Ligorio il progetto di una residenza e di un giardino che esprimessero la raffinatezza della cultura e della corte estense. Terrazze, bacini, grotte e fontane trasformarono il pendio in uno dei primi “giardini delle meraviglie”, destinato a influenzare il disegno dei giardini europei. Per questo valore rinascimentale e per l’ingegnosità del sistema idraulico, nel 2001 il complesso è stato iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale Unesco.

Dietro quello stupore opera, da quasi cinque secoli, un principio semplice: la forza di gravità. L’acqua dell’Aniene raggiunge il complesso attraverso l’acquedotto cinquecentesco voluto dal cardinale e, con una portata di 600–800 litri al secondo, alimenta per caduta oltre cento bocche tra fontane, peschiere e giochi d’acqua. Dopo aver attraversato il giardino, l’acqua prosegue il suo percorso verso la valle, dove un tempo alimentava cartiere e opifici e ancora oggi irriga gli orti sottostanti. È proprio in questo passaggio che il progetto rinascimentale rivela la sua straordinaria attualità, anticipando una visione moderna di sostenibilità: la bellezza monumentale delle fontane si integrava perfettamente con l'utilità e il sostentamento del territorio, traducendo l'artificio artistico in un ciclo virtuoso e condiviso della risorsa idrica.

“Oggi preservare questa meraviglia richiede di proteggere le sculture, conservare le condutture e curare alberi e siepi esposti a calore, siccità ed eventi estremi”, spiega Alberto Samonà, direttore dell’Istituto. “Tra il 2023 e il 2025, grazie al Pnrr, abbiamo realizzato tre progetti complementari per oltre 2,4 milioni di euro. Al centro degli interventi c’è l’acqua che da secoli anima le fontane: già nel 1581 Michel de Montaigne ne annotava la torbidità, dovuta alla presenza di limo e calcare.  Oggi anche la carica batterica mette alla prova condutture e sculture. Negli anni Novanta era stato introdotto un impianto sperimentale che aveva risolto il problema batterico, ma alterava l’equilibrio chimico dell’acqua favorendo la precipitazione di aragonite: le tubazioni si ostruivano, molte fontane erano ridotte a un filo d’acqua, e sulle Mete i depositi avevano raggiunto i 70 centimetri di spessore, cancellando la forma delle sculture. La risposta è arrivata con il progetto ‘La via delle acque’”.

“Il depuratore delle acque delle fontane è stato sostituito con un sistema di disinfezione UV a Led su due linee indipendenti - spiega Michela Bilancieri dell’Ufficio tecnico – il nuovo impianto utilizza raggi ultravioletti per disinfettare l’acqua destinata alle fontane. Consuma il 40–50% in meno e impiega lampade prive di mercurio, con una durata di circa 50mila ore, contro le precedenti 8mila–12mila”. Il trattamento viene regolato in base alle caratteristiche dell’acqua dell’Aniene, che può diventare più torbida durante le piene. “Le due linee indipendenti garantiscono la continuità del trattamento in caso di guasto o manutenzione di una di esse”, precisa Bilancieri: se una si ferma, l’altra mantiene attiva la disinfezione. Un impianto fotovoltaico contribuisce all’alimentazione del depuratore ed è collocato in un’area tecnica che non interferisce con le visuali storiche del giardino.

Alla sostituzione dell’impianto si è affiancato il recupero della rete idraulica. Con risorse Pnrr e fondi ordinari sono state revisionate le condutture di numerose fontane, tra cui Arianna, Mete, Aquile, Europa, Tripode, Igea, Esculapio, Rometta e Draghi, oltre allo scarico generale. Videoispezioni e tecniche non invasive hanno accompagnato i lavori, consentendo la riapertura di 14 fontane e ninfei. «Energia, acqua e restauro sono stati affrontati come un unico problema», sottolinea Davide Bertolini, responsabile di Villa d’Este e del progetto Pnrr “La via delle acque”.

Il rinnovamento ha riguardato anche l’illuminazione del giardino e gli ambienti del palazzo. “Abbiamo sostituito più di duecento corpi illuminanti del giardino con tecnologia Led, senza opere murarie, e reinvestito i ribassi d’asta in una nuova illuminazione del Giardino piano”, aggiunge Bilancieri. “Due sale espositive del palazzo sono state inoltre dotate di climatizzazione efficiente. Le soluzioni sono state scelte secondo i criteri del minimo intervento, della reversibilità e della compatibilità con il patrimonio storico”. La stessa attenzione guida la cura del verde. Il censimento georeferenziato ha accompagnato la messa in sicurezza degli alberi e il consolidamento dei platani storici. “Abbiamo avviato un programma di propagazione del bosso storico, una vera banca genetica vivente, la manutenzione del verde punta ora a restituire al Giardino piano il suo disegno originario”, spiega Bertolini. “Per un giardino storico, adattarsi al clima che cambia significa conservare e rinnovare il patrimonio vegetale senza perdere la memoria del suo disegno”.

“Il lavoro sul giardino si estende alle collaborazioni con il territorio”, spiega Sara Tarissi de Jacobis, “l’Istituto partecipa al Contratto di Fiume Aniene, sottoscritto nel 2022 da oltre 70 soggetti pubblici e privati e coordinato dalla Città Metropolitana di Roma Capitale. Con il Comune di Licenza e il Collettivo L’Aquila Reale promuoviamo residenze e mostre di artisti dedicate all’Aniene, tra cui “Cosmogonie dell’acqua. Claudia Müller” nel 2026. Queste esperienze confluiscono in MuseoNatura, il programma con cui l’Istituto interpreta i propri siti come ecosistemi culturali e naturali”. Prosegue Tarissi de Jacobis “Accanto ai percorsi su acqua, botanica e biodiversità, stiamo costruendo un Patto educativo di comunità con le scuole e le associazioni della Valle dell’Aniene”.

“Il Pnrr ha dimostrato che finanziamenti mirati possono produrre risultati importanti in tempi brevi; il rischio è che restino una stagione eccezionale”, conclude Samonà, “un giardino storico è un organismo vivente: ha bisogno di risorse continuative per la manutenzione e il monitoraggio, di competenze tecniche specializzate – giardinieri, fontanieri, idraulici – e di strumenti che riconoscano la specificità del patrimonio vegetale e idraulico”. È questa la lezione attuale di Villa d’Este: la meraviglia richiede un lavoro quotidiano, competenze da tramandare e risorse su cui poter contare. Perché le fontane continuino a essere viste e ascoltate, e la meraviglia di questo giardino possa essere vissuta dalle generazioni che verranno.

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