Rubrica: Voci dal territorio
Famille, la piattaforma che guida i genitori nei primi mille giorni
A Milano nasce una piattaforma digitale per orientare i neogenitori tra servizi e opportunità nei primi anni di vita dei figli, connettendo welfare, territorio e comunità. L’intervista a Letizia Cirillo.
In Italia nascono sempre meno bambini, ma il desiderio di genitorialità resta alto. Nel 2024 le nascite sono scese a 370mila. Oltre il 70% dei giovani vorrebbe avere figli, ma rinvia per mancanza di stabilità e servizi.
In questo spazio, tra bisogno e difficoltà, si inserisce Famille, una piattaforma pensata per accompagnare i genitori nei primi mille giorni di vita dei figli.A Milano il tema è ancora più evidente: ci sono quasi 30mila bambini tra 0 e 3 anni e migliaia di famiglie che si trovano a orientarsi in un sistema di servizi ampio e strutturato, ma spesso complesso e frammentato. É proprio nel cuore di Milano che il progetto è stato presentato oggi, mercoledì 18 marzo, alla presenza delle istituzioni cittadine e della Regione Lombardia.

“Diventare genitori oggi nelle grandi città significa spesso trovarsi soli davanti a servizi difficili da decifrare”, racconta Letizia Cirillo, cofondatrice di Mykes, impresa sociale che promuove Famille e da anni lavora sul tema della genitorialità come responsabilità collettiva, non solo privata.
“L’idea è offrire uno strumento semplice e accessibile per capire cosa esiste e come accedervi, rafforzando il legame tra famiglie, istituzioni e comunità. Una piattaforma, ma anche qualcosa di più: un’infrastruttura che mette in connessione servizi sanitari, consultori, opportunità educative e reti territoriali, trasformando l’orientamento in un vero supporto alla genitorialità”.

Orientarsi nei primi mille giorni
I primi mille giorni – dalla gravidanza ai primi anni di vita – sono riconosciuti come una fase decisiva per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini. Famille si costruisce su tre funzioni chiave: informare, accompagnare e connettere.
Da un lato rende leggibili servizi e diritti, dall’altro offre percorsi pratici e crea relazioni tra famiglie attraverso forme di mutuo aiuto.
“Famille mette insieme informazioni accessibili e relazioni, costruendo un ecosistema che accompagna i genitori nel quotidiano.
Nasce dall’incontro tra diritto, innovazione sociale e politiche pubbliche urbane. Per oltre dieci anni ho lavorato al Tribunale per i minorenni, incontrando famiglie nei momenti di maggiore difficoltà. Da lì è nata una convinzione: il sistema interviene spesso troppo tardi, mentre c’è poco investimento sull’accompagnamento prima. L’idea non è aggiungere un nuovo servizio, ma rendere più accessibili e connessi quelli che già esistono”.
Dal digitale al welfare territoriale
“Non basta mappare i servizi: le informazioni esistono già, ma spesso sono frammentate e difficili da usare per chi diventa genitore per la prima volta. Il punto non è solo sapere cosa c’è, ma capire cosa serve in quel momento e come attivarlo. Per questo abbiamo lavorato su tre livelli: rendere le informazioni più leggibili, accompagnare con percorsi pratici e creare connessioni tra famiglie. Famille fornisce una mappa per orientarsi, uno strumento semplice per muoversi con facilità e ridurre il carico mentale legato alla genitorialità”.

Accanto alla piattaforma digitale, il progetto si sviluppa anche sul territorio con incontri tra genitori, momenti di orientamento e iniziative pratiche, come le “Admin morning”, dedicate alla gestione delle pratiche burocratiche.
Il primo ambito di sperimentazione è Milano, dove la piattaforma raccoglie e organizza informazioni su consultori, servizi sanitari, supporti economici, reti educative e comunità locali. Il modello milanese è pensato come laboratorio urbano, con l’ambizione di essere replicato in altri contesti, contribuendo ad affrontare anche temi più ampi come le disuguaglianze nell’accesso ai servizi, la fragilità delle famiglie urbane e la sostenibilità demografica.
“Il progetto nasce dal dialogo con istituzioni, servizi e terzo settore. Non aggiunge un livello, ma prova a connettere quelli che già ci sono”, sottolinea Cirillo.
Comunità, servizi e nuove forme di supporto
Uno degli elementi più rilevanti del progetto è il tentativo di superare la solitudine che spesso accompagna i primi anni di genitorialità. Famille introduce modelli di supporto peer-to-peer, le cosiddette “support bubble”: piccoli gruppi di famiglie con bisogni simili che si sostengono reciprocamente. Un approccio che affianca ai servizi formali una dimensione comunitaria, valorizzando relazioni e prossimità.
“Quello che ci interessa è contribuire a un cambio di sguardo. La genitorialità non è solo una questione privata, ma riguarda il modo in cui una società si prende cura delle proprie relazioni e del proprio futuro. Se vogliamo che le persone possano davvero scegliere di avere figli, non basta sostenere economicamente le famiglie: serve rendere più semplice orientarsi, accedere ai servizi, costruire reti. Famille prova a stare proprio lì, in quello spazio tra ciò che esiste e ciò che le famiglie riescono davvero a utilizzare”.
