Rubrica: Voci dal territorio
Nutri.M.E.N.T.I: dalle mense scolastiche un modello di economia circolare di quartiere
Un progetto di Public engagement dell’Università di Bologna affronta il problema dello spreco alimentare nelle mense scolastiche con educazione, dati e coinvolgimento attivo. Ne abbiamo parlato con Cecilia Prata. 15/04/26
Nelle classi si gioca. Ci sono buste colorate, dadi, carte. I bambini scelgono, imparano, si confrontano. “Con il gioco li aiutiamo a capire perché certi piatti, sebbene non particolarmente graditi ai bambini, siano nel menù e cosa accade al cibo che non viene mangiato”, racconta Cecilia Prata. È da qui che parte Nutri.M.E.N.T.I (Nutriamo il futuro! Mense scolastiche fulcro di Educazione alimentare e Novità sostenibili per il Territorio e l’Inclusione), un progetto che prova a contrastare un annoso problema, partendo da chi lo vive ogni giorno: gli alunni. E mentre ne parla, si percepisce chiaramente quanto questo lavoro sia vissuto in prima persona, con attenzione e partecipazione diretta nelle classi.
Un progetto che parte dall’ascolto
L’iniziativa nasce all’interno dell’Università di Bologna, nel quadro del programma Pnrr--OnFoods, e mette insieme competenze di quattro Dipartimenti: Farmacia e BioTecnologie, Chimica Industriale, Scienze Aziendali e Scienze per la Qualità della Vita. “È un progetto multidisciplinare, nato dall’unione di intenti per affrontare in modo efficace il problema”, spiega Prata. Accanto all’Università, lavorano il Comune di Bologna, il gestore delle mense, l’Ausl e altre realtà del territorio. L’obiettivo è quello di affrontare lo spreco alimentare nelle mense scolastiche, un problema diffuso e complesso, con un approccio integrato.
Il progetto, avviato a maggio 2025 e durato sei mesi, è partito da un’idea semplice: ascoltare e sensibilizzare. “Abbiamo portato questionari e attività nelle scuole, interviste a tutte le parti coinvolte e discusso insieme i risultati ottenuti. Abbiamo dato voce a bambini e bambine, per capire cosa funzionasse e cosa no”. Questo scambio diretto ha permesso di intervenire a vari livelli, smontando percezioni errate. “A volte pensano che certi piatti siano scelti a caso. In realtà c’è un razionale nutrizionale dietro. Spiegarlo cambia il modo in cui li guardano, li assaggiano, iniziano ad apprezzarli...”.
L’ascolto non è solo un passaggio iniziale, ma un metodo continuo. Coinvolge studenti, insegnanti, famiglie e istituzioni, attraverso interviste e questionari che consentono di leggere il fenomeno da più punti di vista. “Abbiamo cercato di capire tutto il sistema: cosa succede prima, durante e dopo il pasto”, sottolinea Prata, evidenziando quanto il tema dello spreco sia legato anche a dinamiche culturali e relazionali, oltre che organizzative.
Dalla mensa al territorio: dati, educazione e sperimentazione
Accanto alla dimensione educativa, c’è quella scientifica. I ricercatori del Dipartimento di Chimica Industriale "Toso Montanari" hanno analizzato l’impatto ambientale dei menù in termini di impronta di carbonio, mentre il progetto ha anche raccolto dati su aspetti socioeconomici coinvolgendo famiglie, insegnanti e istituzioni. Questo ha permesso di avviare una riflessione strutturata su come rendere i pasti più sostenibili.
Altro tassello riguarda la valorizzazione degli scarti: “Abbiamo lavorato sul compostaggio, anche con attività pratiche con i bambini negli orti comunali”. Il tema è stato affrontato ancora una volta attraverso il gioco: i bambini e le bambine di una classe pilota hanno contribuito alla realizzazione di un nuovo gioco per imparare a distinguere “batteri buoni e cattivi” e a comprendere le regole per un ottimo compostaggio.
Il progetto ha poi coinvolto anche partner esterni per sviluppare strumenti educativi più efficaci. Parallelamente, si avvia una riflessione sulla donazione del cibo non consumato, coinvolgendo le realtà locali.
Il progetto ha anche una dimensione di innovazione. Tra le attività sviluppate c’è l’utilizzo di strumenti semplici, basati su sistemi di microfluidica su carta, che permettono di analizzare alcune caratteristiche degli alimenti. L’obiettivo è evitare di scartare cibo ancora utilizzabile e migliorare la gestione delle risorse.
Nutri.M.E.N.T.I si muove lungo più direttrici, in linea con diversi Obiettivi dell’Agenda 2030: salute e benessere, consumo responsabile, città sostenibili. Ma soprattutto costruisce connessioni. “Lavorare insieme – scuole, mense, Comune, Università – è l’unico modo efficace per affrontare il problema”, sottolinea Prata.
Nel corso dei mesi, il progetto è uscito dalle scuole per entrare nello spazio pubblico. È stato presentato a Ecomondo, alla Notte dei Ricercatori, in eventi divulgativi e anche all’ASviS, che ha attribuito al progetto l’“Attestato di buona pratica territoriale per un Italia più sostenibile 2025/2026”. “C’è stata molta partecipazione. Le persone si riconoscono nel tema”. Durante questi eventi sono stati presentati i risultati di molteplici attività: laboratori nelle classi, tavoli di lavoro, nuove collaborazioni scientifiche, come quella con il Crea per la valorizzazione delle bucce di patata.
Nutri.M.E.N.T.I è un progetto pilota. Non è ancora stato replicato, ma è stato pensato per esserlo. “Abbiamo appena partecipato a un nuovo bando nella speranza di poter proseguire il lavoro”, racconta Prata. L’idea resta la stessa: partire da un problema e affrontarlo mettendo insieme conoscenze, dati e partecipazione, mantenendo un dialogo costante tra ricerca e quotidianità. E mentre nelle classi si continua a giocare, discutere e sperimentare, il cambiamento prende forma nei gesti quotidiani.

