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ASviS: “Il consenso delle donne sia sempre la chiave per valutare un atto di violenza”
del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5
La nuova impostazione del Ddl cosiddetto Stupri contiene un pericolo in sé per il rischio di un ritorno indietro “culturale” che scarica ancora una volta sulle donne l’onere di dimostrare di aver subito violenza.
Il Gruppo di lavoro (GdL) ASviS sul Goal 5 “Parità di genere” ha seguito con grande rammarico la modifica apportata al Ddl cosiddetto Stupri dalla senatrice Bongiorno e approvato in Commissione Giustizia al Senato.
Si tratta di una modifica importante per come viene definita la violenza sessuale nel codice penale. Nel testo approvato alla Camera nel novembre scorso la violenza sessuale era legata alla mancanza di un “consenso libero e attuale” della donna coinvolta.
Con la nuova formulazione diventa centrale invece la “volontà contraria” della vittima. Inutile elencare quante circostanze possono impedire l’espressione di questa volontà.
Come GdL ASviS monitoreremo puntualmente l’iter del Ddl facendoci parte attiva, come nella mission dell’Associazione, nei confronti della società civile, perché si colga il pericolo che la nuova impostazione del Ddl contiene in sé verso un ritorno indietro “culturale” che scarica ancora una volta sulle donne l’onere di dimostrare di aver subito violenza.
Un peso che molto spesso segna irrimediabilmente la loro vita e rende difficile il ritorno ad una vita “normale”.
Quindi con grande forza diciamo “il consenso è inequivocabile, il dissenso no!”
