Approfondimenti
Industrial Accelerator Act: una finestra strategica per l’industria italiana
di Pierpaolo Cazzola, University of California and Columbia University
L’IAA vuole promuovere il ‘Made in EU’ nelle tecnologie per elettrificazione e diversificazione energetica sostenibile. Per l’Italia è finestra strategica: serve un cambio di passo rapido in politiche e scelte industriali.
19/03/26
Il 4 marzo 2026 la Commissione europea ha presentato l’Industrial Accelerator Act (IAA), una delle iniziative centrali del Clean Industrial Deal, con l’obiettivo di rafforzare la base industriale europea nelle tecnologie pulite mentre accelera la decarbonizzazione dell’economia.[1]
La logica della proposta è relativamente semplice: utilizzare strumenti di politica pubblica dal lato della domanda – in particolare appalti pubblici, aste e altri schemi di sostegno – per creare mercati per tecnologie pulite prodotte in Europa. Collegando il sostegno pubblico a requisiti di produzione europea (“Made in the EU”), l’IAA mira a rafforzare la capacità industriale nelle catene del valore strategiche della transizione energetica.
Questo approccio riflette una tendenza ormai evidente nelle politiche industriali delle principali economie avanzate. Negli ultimi anni gli Stati Uniti, con l’Inflation Reduction Act – nonostante il cambio di rotta impresso dall’amministrazione Trump – e diverse economie asiatiche hanno adottato strategie analoghe per rafforzare le proprie filiere industriali nelle tecnologie competitive e a basse emissioni e ad alta competitività economica.[2]
L’approccio europeo presenta tuttavia alcune differenze rispetto ad altre recenti politiche industriali. Una parte significativa delle misure discusse nel quadro dell’IAA riguarda infatti l’uso della domanda pubblica, attraverso appalti e altri strumenti di mercato, per sostenere lo sviluppo di tecnologie pulite prodotte in Europa. In questo ambito, l’Unione europea tende a operare soprattutto all’interno dei margini consentiti dalle regole commerciali multilaterali. Il fatto che la Cina non sia parte dell’Agreement on Government Procurement (GPA) dell’Organizzazione Mondiale del Commercio crea infatti uno spazio di manovra che le politiche europee possono utilizzare per rafforzare le proprie filiere industriali. Questo aspetto assume particolare rilevanza in un contesto in cui la Cina ha consolidato una posizione dominante in diverse filiere delle tecnologie a basse emissioni.
Per gli Stati membri dell’Unione Europea, l’IAA non rappresenta soltanto una nuova politica europea. È soprattutto un invito a sviluppare strategie industriali nazionali coerenti con la trasformazione del sistema energetico e la necessità di assicurare, al contempo, maggiore competitività, resilienza industriale e sicurezza energetica all’Unione Europea.
Il processo legislativo europeo richiederà ancora tempo – tra esame del Parlamento europeo, negoziati nel Consiglio e trilogo tra le istituzioni – ma proprio questa fase rappresenta una finestra strategica per gli Stati membri. I paesi che arriveranno preparati al momento dell’adozione finale della normativa, con politiche industriali complementari già definite, saranno quelli meglio posizionati per coglierne i benefici.
Per l’Italia, in particolare, si tratta di un passaggio potenzialmente decisivo.
In questo quadro, l’IAA rappresenta non solo una nuova politica europea, ma una finestra strategica per paesi come l’Italia che dispongono di una base industriale ampia ma devono ancora definire una strategia coerente per la transizione energetica.
Senza una strategia industriale coerente con questa trasformazione, il rischio per l’Italia non è soltanto quello di perdere terreno nelle nuove tecnologie della transizione energetica. È anche quello di vedere indebolirsi progressivamente parti della propria base industriale esistente, mentre gli investimenti globali nelle nuove filiere dell’energia pulita si concentrano in altri paesi. In un contesto di crescente competizione tra economie avanzate per attrarre queste industrie, restare ai margini significherebbe dipendere sempre più da tecnologie importate e perdere opportunità di sviluppo industriale nel lungo periodo.
Competitività industriale e transizione energetica
La transizione energetica rappresenta oggi una trasformazione industriale globale, oltre che una necessità climatica.
Tecnologie come energie rinnovabili, elettrificazione degli usi finali e sistemi di accumulo energetico stanno rapidamente ridisegnando le catene del valore dell’energia e dell’industria. Secondo l’International Energy Agency, il mercato globale di batterie, pompe di calore, elettrolizzatori, solare fotovoltaico, eolico e veicoli elettrici ammontava già a 900 miliardi di dollari nel 2024[3] e potrebbe superare i 2.000 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.[4]
Negli ultimi anni si è verificata anche una trasformazione significativa nei costi delle tecnologie energetiche. In gran parte del mondo, inclusa l’Europa, l’energia solare ed eolica rappresentano oggi la forma più economica di nuova produzione elettrica.[5]
Questo cambiamento ha implicazioni economiche profonde. L’espansione delle rinnovabili, combinata con l’elettrificazione degli usi finali, consente di ridurre l’esposizione delle economie alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili. Analisi del think tank energetico Ember mostrano che i sistemi elettrici con una maggiore quota di rinnovabili sono stati meno esposti agli shock dei prezzi energetici negli ultimi anni.[6]
Il rischio, se queste dinamiche non vengono affrontate, è che l’Italia possa trovarsi progressivamente meno competitiva sia nelle filiere industriali tradizionali – a causa di costi energetici più elevati e del calo strutturale della domanda di beni e servizi ad alte emissioni – sia nelle nuove filiere della transizione energetica, soprattutto in assenza di una strategia industriale capace di attrarre nuovi investimenti.
Affrontare questa trasformazione richiederà investimenti su scala molto ampia. La loro dimensione supera di gran lunga le capacità dei bilanci pubblici. Il ruolo delle politiche pubbliche è quindi soprattutto quello di ridurre il rischio degli investimenti e catalizzare capitali privati, creando condizioni favorevoli allo sviluppo di nuove filiere industriali.[7]
È proprio in questo contesto che iniziative europee come l’IAA assumono un’importanza strategica, offrendo agli Stati membri nuovi strumenti per rafforzare la propria base industriale nelle tecnologie della transizione energetica.
I punti di forza – e i limiti – dell’Italia
Nonostante la quota di popolazione con istruzione terziaria resti bassa rispetto ad altri paesi OCSE,[8] e molti giovani laureati scelgano di lavorare all’estero,[9] l’Italia conserva una base industriale solida e diversificata, che rappresenta un potenziale vantaggio anche nella trasformazione industriale legata alla transizione energetica.
Secondo Eurostat, l’Italia rappresenta circa il 14 % della produzione manifatturiera dell’Unione europea, seconda solo alla Germania.[10] Gli indicatori dell’Atlas of Economic Complexity mostrano una struttura produttiva articolata, che si caratterizza per una forte diversificazione produttiva, con una presenza significativa in settori tecnologicamente complessi come macchinari industriali, chimica, apparecchiature elettriche e componentistica meccanica.[11]
Le economie con una base produttiva più diversificata tendono ad avere maggiori probabilità di sviluppare nuove industrie tecnologiche, perché molte delle competenze, delle reti di fornitura e delle capacità produttive richieste sono già presenti nel sistema economico.[12] In questo senso, la struttura industriale italiana può rappresentare una base importante per attrarre investimenti nelle nuove filiere industriali legate alla transizione energetica.
A questo si aggiungono vantaggi naturali significativi: l’Italia dispone di uno dei più elevati potenziali solari in Europa, grazie a livelli di irradiazione nettamente superiori rispetto alla maggior parte dei paesi dell’Europa settentrionale. Il potenziale legato alla generazione ed all’uso dell’energia idroelettrica in Italia – importante per gestire la variabilità del solare – è anche ben superiore a quello di altri paesi europei, specie a nord delle Alpi.[13] Questi aspetti sono molto rilevanti in un contesto che vede la generazione elettrica solare sempre più competitiva in termini di costi e sviluppi tecnologici.
Dal lato dei costi di produzione, inoltre, il paese occupa una posizione intermedia nella distribuzione europea dei costi del lavoro: inferiori rispetto a molte economie dell’Europa settentrionale ma superiori rispetto a diversi paesi dell’Europa orientale.[14] Questa posizione intermedia può rendere il paese competitivo per nuovi investimenti industriali ad alta intensità tecnologica.
Questi elementi rappresentano un potenziale punto di partenza, ma non garantiscono automaticamente un vantaggio competitivo. Alcune filiere industriali tradizionali sono infatti esposte a trasformazioni profonde. In particolare, la transizione verso l’elettrificazione dei trasporti e la progressiva riduzione dell’uso dei combustibili fossili richiedono una riconversione significativa di parte dell’industria esistente. La sfida per l’Italia è quindi trasformare competenze e capacità produttive già presenti in nuove attività industriali coerenti con la transizione energetica.
Un ulteriore fattore da tenere in considerazione per l’attrattività degli investimenti industriali riguarda il costo del capitale. Nonostante la moneta unica, le condizioni di finanziamento per le imprese restano ancora eterogenee tra i paesi dell’area euro. I costi di finanziamento per le imprese continano a presentare differenze significative tra le economie dell’Europa meridionale e quelle dell’Europa centro-settentrionale.[15] Per settori ad alta intensità di capitale – come molte tecnologie della transizione energetica – queste differenze possono incidere in modo rilevante sulle decisioni di localizzazione degli investimenti industriali.
In Italia, alcune basi industriali già esistenti, compresi casi di grande rilevanza globale, mostrano come il sistema produttivo possa inserirsi in diverse componenti della filiera delle tecnologie a basse emissioni.
Fotovoltaico – manifattura
Nel settore solare fotovoltaico, l’espansione dello stabilimento 3Sun di Catania rappresenta uno dei principali tentativi europei di ricostruire capacità produttive nella filiera delle celle e dei moduli fotovoltaici avanzati. Nonostante i ridimensionamenti annunciati nel 2024,[16] il progetto, sostenuto anche da strumenti europei di politica industriale, mira a raggiungere una capacità produttiva dell’ordine dei gigawatt annui.[17]
Eolico – manifattura ed ingegneria offshore
Nel settore eolico, le opportunità industriali italiane possono riguardare componenti, strutture offshore e attività di ingegneria e costruzione legate allo sviluppo dell’eolico galleggiante nel Mediterraneo. In questo contesto, imprese di ingegneria energetica come Saipem stanno sviluppando competenze nella progettazione e realizzazione di infrastrutture offshore per l’eolico, trasferendo conoscenze maturate nel settore oil & gas verso le tecnologie rinnovabili.[18]
Infrastrutture per elettricità rinnovabile – sviluppo, finanziamento e gestione degli impianti, reti e cavi
Diverse imprese sono anche attive nello sviluppo, finanziamento e gestione di impianti rinnovabili. Operatori come Enel Green Power, ERG, Renantis (ex Falck Renewables) ed Eni Plenitude sviluppano e gestiscono portafogli di impianti eolici e solari sia in Italia sia a livello internazionale. Queste attività non rientrano direttamente nelle misure dell’IAA dedicate alla capacità manifatturiera, ma rappresentano comunque un elemento rilevante dell’ecosistema industriale nazionale, perché contribuiscono alla creazione di competenze tecniche, capacità di sviluppo progettuale e domanda per tecnologie energetiche avanzate.
Un altro esempio significativo è rappresentato dal gruppo Prysmian, leader mondiale nella produzione di cavi energetici ad alta tensione e sottomarini. [19] Le tecnologie HVDC (high voltage direct current) e i cavi per l’eolico offshore prodotti dall’azienda sono componenti essenziali per l’integrazione delle energie rinnovabili e per l’espansione delle interconnessioni elettriche, non solo in Europa.[20]
Automotive e mobilità elettrica
Il settore automobilistico globale si sta spostando rapidamente verso l’elettrificazione.[21] In questo contesto, se l’Italia mantiene una filiera industriale rilevante per occupazione e valore aggiunto, deve affrontare la sfida della riconversione verso l’elettrificazione dei veicoli,[22] richiedendo una riconversione delle catene del valore tradizionalmente legate ai motori a combustione interna.[23]
Analogamente, la progressiva riduzione della domanda di combustibili fossili nel trasporto su gomma ha già contribuito a ridimensionare alcune attività industriali legate alla filiera petrolifera nelle economie avanzate, ed in particolare in quelle in cui la transizione verso la mobilità elettrica è stata più rapida.[24] La diversificazione e la modernizzazione industriale sono anche cruciali per gestire questi rischi.
Tecnologie per il riscaldamento e pompe di calore
Infine, l’Italia dispone di una base industriale significativa nel settore delle tecnologie termiche e dei sistemi HVAC (heating, ventilation, and air conditioning). Nel settore delle pompe di calore, l’Italia rappresenta uno dei principali mercati europei, con circa 348 000 unità vendute nel 2024 e quasi 4,2 milioni di sistemi installati[25] ed è uno dei tre paesi, con Francia e Germania, che ospita una base manifatturiera leader in Europa.[26]
Le condizioni per cogliere questa opportunità
Nel complesso, e nonostante alcune eccellenze importanti, la forza dell’Italia non risiede nella leadership di una singola tecnologia della transizione energetica, ma piuttosto nel possedere un insieme diversificato di competenze industriali e ingegneristiche che possono essere mobilitate in diverse parti della nuova economia energetica. In questo senso, iniziative europee come l’IAA possono rappresentare un’opportunità per orientare e accelerare investimenti industriali verso queste nuove filiere tecnologiche, sfruttando la prossimità tra le capacità esistenti e le tecnologie emergenti.
Affinché queste opportunità si traducano in investimenti concreti, l’IAA da solo non sarà sufficiente. La sua efficacia dipenderà anche dalla capacità dell’Italia di sviluppare politiche nazionali complementari, capaci di ridurre i rischi di investimento e di creare mercati per le tecnologie della transizione energetica.
Una prima condizione riguarda la riduzione delle barriere regolatorie allo sviluppo delle energie rinnovabili e delle infrastrutture elettriche. In Italia, come in altri paesi europei, la realizzazione di nuovi impianti rinnovabili è stata rallentata da procedure autorizzative lunghe e da incertezze normative legate alla pianificazione territoriale,[27] nonostante il forte interesse degli investitori evidenziato dalla partecipazione alle recenti aste per le rinnovabili.[28] Accelerare la diffusione delle rinnovabili è fondamentale non solo per gli obiettivi climatici, ma anche per ridurre strutturalmente il costo dell’energia elettrica e sostenere la competitività delle nuove filiere industriali basate sull’elettrificazione. Per farlo sarà importante definire un quadro chiaro e stabile per le aste delle energie rinnovabili, integrando condizionalità in linea con l’IAA per sostenere anche lo sviluppo di filiere manifatturiere europee che oggi non hanno avuto la capacità di contribuire ad una maggiore diversificazione industriale, specie rispetto alla Cina.
Una seconda condizione riguarda lo sviluppo della domanda per le tecnologie della transizione energetica. Molte delle industrie che l’IAA mira a rafforzare – come le pompe di calore, le batterie o i sistemi di accumulo – esistono già in Europa, ma devono ancora raggiungere scale di mercato molto più ampie. In questi casi, strumenti come gli appalti pubblici, gli incentivi agli investimenti e le politiche di elettrificazione degli usi finali possono contribuire a creare mercati più prevedibili e quindi a ridurre il rischio degli investimenti industriali. Nel caso delle pompe di calore, il quadro regolatorio e dagli incentivi nazionali per l’elettrificazione del riscaldamento hanno un ruolo chiave per lo sviluppo del mercato, Specie se sviluppate rapidamente dopo la finalizzazione dell’iter legislativo dell’IAA, queste possono contribuire a rafforzare sia la domanda sia la base industriale italiana che già esiste.
Una terza condizione riguarda la trasformazione delle filiere industriali esistenti, in particolare nel settore automobilistico. L’industria automotive europea si trova infatti nel mezzo di una transizione tecnologica profonda verso la mobilità elettrica. In paesi come l’Italia, dove una parte significativa della filiera industriale è ancora legata alla componentistica per motori a combustione interna, la sfida consiste nel favorire una progressiva diversificazione verso le nuove catene del valore dei veicoli elettrici e delle batterie. Anche in questo contesto, la presenza di politiche nazionali, fondate su appalti pubblici e un dialogo strutturato con le imprese, può essere strumentale per favorire gli investimenti necessari alla transizione tecnologica del settore. Queste politiche possono avere successo solo se accompagnate da investimenti da parte del settore privato, anche nella forma di joint ventures e con la partecipazione di partner esteri, alla luce del divario accumulato nel corso degli ultimi 10-15 anni nella catena di valore delle batterie.
Una quarta dimensione riguarda le condizioni finanziarie per gli investimenti industriali. Strumenti capaci di ridurre il rischio e migliorare la prevedibilità dei ricavi degli investimenti possono contribuire ad aumentare l’attrattività del paese per nuove iniziative industriali. Questi strumenti sono particolarmente rilevanti in Italia, specie alla luce delle differenze del costo del capitale per le imprese tra le economie dell’Europa meridionale rispetto a quelle dell’Europa centro-settentrionale. Alcuni esempi includino garanzie pubbliche, programmi di finanziamento attraverso istituzioni pubbliche come la Banca Europea per gli Investimenti o Cassa Depositi e Prestiti e una maggiore stabilità delle politiche industriali e regolatorie. Allo stesso tempo, politiche più ambiziose di sviluppo della domanda domestica – ad esempio attraverso programmi di elettrificazione del riscaldamento, diffusione di veicoli elettrici o sviluppo accelerato delle energie rinnovabili – possono rafforzare la prevedibilità dei mercati e migliorare le prospettive di rendimento per gli investimenti industriali.
Sarà importante che l’Italia arrivi preparata alla fase di attuazione dell’IAA. Il Regolamento deve ancora attraversare il processo legislativo europeo – Parlamento, Consiglio e negoziati di trilogo – prima della sua adozione definitiva. Gli Stati membri che utilizzeranno questo periodo per definire strategie industriali coerenti con le opportunità offerte dalla nuova politica europea saranno quelli meglio posizionati per attrarre gli investimenti industriali che ne deriveranno.
In questo contesto sarà anche importante utilizzare in modo più strategico le entrate generate dal sistema europeo di scambio delle emissioni (EU ETS). Dal 2013 il sistema ETS ha generato oltre 230 miliardi di euro di entrate per gli Stati membri.[29] Nel caso italiano, tuttavia, queste risorse sono state utilizzate solo in misura limitata per sostenere politiche strutturali di transizione energetica.[30]
In questa prospettiva, strumenti che già esistono – come Energy Release 2.0[31] – potrebbero essere utilizzati per coninuare a stimolare nuovi investimenti privati nella produzione di elettricità rinnovabile, contribuendo al tempo stesso a ridurre strutturalmente il costo dell’energia per l’industria. Un approccio di questo tipo appare più coerente con una strategia di competitività di lungo periodo rispetto a interventi temporanei sui prezzi dell’elettricità basati sul sostegno alla generazione termoelettrica. Esso può inoltre essere accompagnato, nelle fasi di forte volatilità dei prezzi dell’energia, da strumenti temporanei come la tassazione degli extra-profitti dei produttori di elettricità a costi inframarginali, destinata a sostenere i soggetti maggiormente esposti agli shock dei prezzi dei combustibili fossili.
Dal confronto alla collaborazione
La transizione energetica richiede anche un cambiamento di approccio nel rapporto tra industria, governo italiano e politiche europee.
In passato, il dibattito italiano sulle politiche europee è stato spesso caratterizzato da una logica difensiva, orientata più a resistere ai cambiamenti che a cogliere le opportunità create dalle nuove iniziative europee.
La questione, tuttavia, non è se la trasformazione industriale legata alla transizione energetica avverrà, ma dove si concentreranno gli investimenti e le nuove filiere produttive. Prepararsi oggi significa aumentare le probabilità che una parte significativa di questa nuova industria si sviluppi anche in Italia.
In questo senso, iniziative come Energy Square (https://www.energysquare.it/en), il nuovo think tank recentemente fondato in Italia, possono contribuire a promuovere un dialogo informato tra imprese, istituzioni, organizzazioni non governative e mondo della ricerca sulle strategie industriali necessarie per cogliere le opportunità della transizione energetica, supportando un cambio di passo rispetto al passato.
Accumulare ulteriori ritardi a seguito di una mancata condivisione di una strategia efficace e condivisa rischia di risultare in un prolungamento di un approccio difensivo, più incline a favorire un lento declino che una dinamica di crescita. Questo rischia di risultare nella perdita di opportunità di sviluppo che sono cruciali per una trasformazione capace, al contempo, di offrire maggiore competitività, resilienza industriale, sicurezza energetica e stabilità sociale all’Italia, in un quadro efficacemente allineato con la propria integrazione nell’Unione Europea.
Bibliografia
[1] European Commission (2026). Industrial Accelerator Act proposal.
https://single-market-economy.ec.europa.eu/industry/industrial-policy/clean-industrial-deal_en.
[2] U.S. Congress (2022), Inflation Reduction Act of 2022 (Public Law 117-169).
https://www.govinfo.gov/link/plaw/117/public/169.
[3] International Energy Agency (2025). World Energy Outlook 2025. https://www.iea.org/reports/world-energy-outlook-2025
[4] International Energy Agency (2024). Energy Technology Perspectives 2024. https://www.iea.org/reports/energy-technology-perspectives-2024.
[5] Lazard (2025). Levelized Cost of Energy+ Analysis – Version 18. https://www.lazard.com/media/5tlbhyla/lazards-lcoeplus-june-2025-_vf.pdf e International Renewable Energy Agency (2025). Renewable Power Generation Costs in 2024.
https://www.irena.org/Publications/2025/Jun/Renewable-Power-Generation-Costs-in-2024
L’estensione della vita operativa delle centrali nucleari esistenti può anch’essa risultare molto competitiva in termini di costo (IEA, 2022. Nuclear Power and Secure Energy Transitions. https://www.iea.org/reports/nuclear-power-and-secure-energy-transitions). Tuttavia, questo ha poca rilevanza in Italia, data la scelta di chiudere i reattori nucleari, in passato.
[6] Ember (2025). European Electricity Review 2025. https://ember-climate.org/insights/research/european-electricity-review-2025/.
[7] OECD (2015). Policy Guidance for Investment in Clean Energy Infrastructure. https://www.oecd.org/daf/inv/investment-policy/Policy-Guidance-Investment-Clean-Energy-Infrastructure.pdf.
[8] OECD (2025). Education at a Glance 2025: OECD Indicators.
https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/09/education-at-a-glance-2025_c58fc9ae/1c0d9c79-en.pdf.
[9] European Commission (2025). Education and Training Monitor – Country Report Italy. https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/country-reports/italy.html. Nonostante il fenomeno dell’emigrazione di giovani qualificati rappresenti una sfida reale, in Italia, gli ecosistemi industriali e tecnologici dinamici possono contribuire ad attrarre e trattenere capitale umano qualificato OECD (2025). OECD Science, Technology and Innovation Outlook 2025: Driving Change in a Shifting Landscape. https://www.oecd.org/en/publications/oecd-science-technology-and-innovation-outlook-2025_5fe57b90-en.html e International Labour Organization (2024). Global Skills Programme – Outline. https://www.ilo.org/sites/default/files/2024-11/Global%20Skills%20Programme%20-%20outline.pdf). Le opportunità che possono essere sviluppate sulla base dell’IAA hanno anche rilevanza in questo contesto.
[10] Eurostat (2025). Industrial production statistics. https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Industrial_production_statistics, e Eurostat (2025). Businesses in the manufacturing sector. https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Businesses_in_the_manufacturing_sector.
[11] Harvard Growth Lab (2025).Atlas of Economic Complexity – Italy. https://atlas.hks.harvard.edu/countries/380.
[12] Hidalgo, C., & Hausmann, R. (2009). The Building Blocks of Economic Complexity.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC2705545/.
[13] OECD (2025). Diagnostic Toolkit for Reducing Regulatory Barriers to Solar, Wind and Pumped Hydro Storage in the European Union.
https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/10/diagnostic-toolkit-for-reducing-regulatory-barriers-to-solar-wind-and-pumped-hydro-storage-in-the-european-union_acd0b286/15f4aed4-en.pdf.
[14] Eurostat (2025). Hourly labour costs. https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Hourly_labour_costs.
[15] Banque de France (2020). Businesses’ financing costs across the euro area. https://publications.banque-france.fr/sites/default/files/medias/documents/bdf-231-3_umc_en.pdf e European Central Bank (2024). Financial Integration and Structure in the Euro Area. https://www.ecb.europa.eu/press/fie/pdf/ecb.fie202406~c4ca413e65.en.pdf.
[16] Reuters (2024). Italy's Enel pushes back solar panel output goal, document shows. https://www.reuters.com/sustainability/climate-energy/italys-enel-pushes-back-solar-panel-output-goal-document-shows-2024-05-23/.
[17] European Commission (2023). State aid: Commission approves Italian aid for 3Sun solar manufacturing expansion. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_23_3964 e European Investment Bank (2024). Italy: Europe’s biggest solar gigafactory 3Sun secures €560 million financing from EIB and pool of Italian banks led by UniCredit and backed by SACE. https://www.eib.org/en/press/all/2024-020-europe-s-biggest-solar-gigafactory-3sun-secures-eur560-million-financing-from-eib-and-pool-of-italian-banks-led-by-unicredit-and-backed-by-sace.
[18] Saipem (n.d.). Renewable energy. https://www.saipem.com/en/solutions-energy-transition/renewable-energy e Saipem (2025). Saipem and Divento sign collaboration agreement for floating wind in Italy. https://www.saipem.com/en/media/press-releases/2025-03-05/saipem-and-divento-sign-collaboration-agreement-floating-wind-italy.
[19] Prysmian (n.d.). The global cable player leading the energy transition and digital transformation. https://www.prysmian.com/en/company.
[20] International Energy Agency (2023). Electricity Grids and Secure Energy Transitions. https://www.iea.org/reports/electricity-grids-and-secure-energy-transitions
[21] International Energy Agency (2025), Global EV Outlook 2025. https://www.iea.org/reports/global-ev-outlook-2025 e International Energy Agency (2025). What Next for the Global Car Industry. https://www.iea.org/reports/what-next-for-the-global-car-industry.
[22] Cassa Depositi e Prestiti (2023). Il futuro della filiera automotive italiana. https://www.cdp.it/resources/cms/documents/CDP_Brief_Il_futuro_della_filiera_automotive_Italiana_come_restare_competitivi_ENG.pdf.
[23] OECD (2020). The Future of the Automotive Value Chain. https://www.oecd.org/en/publications/the-future-of-the-automotive-value-chain_cb730d65-en.html.
[24] IEA (2025). World Energy Outlook 2025. https://www.iea.org/reports/world-energy-outlook-2025
[25] European Heat Pump Association (2025). European heat pump market report. https://www.ehpa.org/wp-content/uploads/2025/07/EHPA-Market-Report-2025-executive-summary.pdf e Assoclima (2025). The role of heat pumps in italy: state of the art and development opportunities. https://www.anima.it/kdocs/2174900/executive_summary_eng.pdf.
[26] LCPDelta (2024). Analysis of the EU heating market. https://www.agora-energiewende.org/fileadmin/Projekte/2024/2024-10_EU_Clean_Heat/EU_heating_market_analysis.pdf.
[27] European Commission – Technical Support Instrument project. Faster permitting for renewable energy projects in Italy. https://reform-support.ec.europa.eu/what-we-do/green-transition/faster-permitting-renewable-energy-projects-italy_en.
[28] Mondoenergy (2025). Italy's FER-X auction: competitive solar, limited wind. https://modoenergy.com/research/en/italy-fer-x-auction-solar-wind-renewables-december-25.
[29] European Commission (2025). Report from the Commission to the European Parliament and the Council on the functioning of the European carbon market in 2024. https://climate.ec.europa.eu/document/download/ddc1b1de-652b-49ed-8f15-d9fa8badd39f_en
[30] Eurpean Commission. How do Member States use ETS revenues? https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-markets/eu-emissions-trading-system-eu-ets/how-do-member-states-use-ets-revenues_en, European Environment Agency (2025). Use of auctioning revenues generated under the EU Emissions Trading System. https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/use-of-auctioning-revenues-generated ed ECCO Climate (2025). EU ETS auctions in Italy: transparency and traceability of revenues. https://eccoclimate.org/wp-content/uploads/2025/10/EU-ETS-auctions-in-Italy.pdf.
[31] Energy Release 2.0 è un meccanismo attraverso il quale le aziende ad alto consumo energetico ricevono elettricità in anticipo a un prezzo regolamentato, in cambio dell'impegno a costruire nuova capacità di generazione di energia rinnovabile, che ripagherà l'energia nel tempo. Gestore dei Servizi Elettrici (n.d.). Energy Release 2.0. https://www.gse.it/servizi-per-te/energy-release/energy-release-2-0.
