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SFDR, la riforma della trasparenza finanziaria entra nel vivo: più chiarezza o rischio arretramento?
di Forum per la Finanza Sostenibile
La revisione della SFDR punta a semplificare le regole sulla finanza sostenibile con nuove categorie di prodotto. Ma restano nodi su trasparenza, dati ESG e rischio greenwashing nel negoziato UE.
La finanza sostenibile in Europa si trova a un passaggio cruciale. Lo scorso novembre la Commissione europea ha pubblicato una proposta di revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), il Regolamento che dal 2021 introduce obblighi di trasparenza per gli operatori finanziari e per i prodotti di investimento sostenibili.
Insieme alla Tassonomia europea e alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la SFDR rappresenta uno dei pilastri dell’architettura normativa europea sulla finanza sostenibile. Il suo obiettivo è semplice, ma fondamentale: aiutare investitori, piccoli risparmiatori e operatori finanziari a comprendere in che modo la sostenibilità viene integrata nelle decisioni di investimento e a confrontare in modo trasparente i diversi prodotti presenti sul mercato.
In questi anni, il Regolamento ha contribuito alla crescita degli investimenti sostenibili in Europa e alla diffusione di una maggiore attenzione ai temi ESG, rendendo l’UE il mercato leader a livello globale. Tuttavia, la sua applicazione ha evidenziato anche alcune criticità. In particolare, si sono registrate difficoltà legate alla complessità degli obblighi di disclosure e alla comprensione delle caratteristiche ambientali e sociali dei prodotti finanziari. Inoltre, gli articoli 8 e 9 sono stati spesso utilizzati come sistemi di etichettatura dei prodotti, anziché come regime di disclosure, contribuendo a generare confusione tra gli investitori e ad aumentare il rischio di greenwashing.
La revisione proposta dalla Commissione nasce proprio dall’esigenza di superare questi limiti, rendendo il quadro normativo più chiaro, utilizzabile e facilmente applicabile.
Un nuovo sistema di categorie per i prodotti finanziari
L’elemento più significativo della proposta è l’introduzione di un sistema europeo di categorizzazione dei prodotti finanziari ESG, con l’obiettivo di offrire riferimenti più chiari rispetto all’attuale distinzione tra prodotti articolo 8 e articolo 9.
La Commissione propone tre tipologie armonizzate di prodotti finanziari sostenibili. La prima è quella dei prodotti di transizione (art. 7), caratterizzati da almeno il 70% di investimenti destinati a finanziare imprese e attività economiche impegnate in un percorso di trasformazione verso modelli più sostenibili. La seconda riguarda i cosiddetti prodotti ESG Basics (art. 8), caratterizzati da almeno il 70% di investimenti in asset che integrano i fattori di sostenibilità, oltre a considerare i rischi di sostenibilità. La terza riguarda i prodotti sostenibili (art. 9), per i quali è richiesto che almeno il 70% degli investimenti sia destinato a raggiungere un obiettivo di sostenibilità chiaro e misurabile e che siano applicati criteri di esclusione più stringenti, in particolare rispetto ai combustibili fossili.
Come evidenziato nel posizionamento del Forum per la Finanza Sostenibile (FFS), l’introduzione di queste categorie rappresenta un passo nella giusta direzione, poiché aumenta la chiarezza del mercato e favorisce una maggiore comparabilità tra i prodotti. Positiva è anche la previsione di criteri minimi comuni e di requisiti più rigorosi per le attività incompatibili con gli obiettivi climatici.
Allo stesso tempo, il FFS sottolinea la necessità di rafforzare alcuni elementi. Ad esempio, per i prodotti di transizione, gli asset sottoposti a strategie di engagement credibili dovrebbero poter contribuire al raggiungimento delle soglie previste. Inoltre, per la categoria ESG Basics sarebbe opportuno introdurre esclusioni aggiuntive relative ai progetti di espansione dei combustibili fossili, in linea con quelle previste per le categorie sostenibile e di transizione. Il FFS evidenzia inoltre la necessità di rafforzare le clausole di safe harbour, rendendole più coerenti con il livello di ambizione delle diverse categorie e prevedendo un’evoluzione progressiva dei requisiti nel tempo.
Un ulteriore punto critico riguarda la scelta della Commissione di eliminare la definizione di investimento sostenibile e il principio del Do No Significant Harm (DNSH). Pur riconoscendo le difficoltà interpretative che hanno accompagnato questi concetti, la loro rimozione rischia di indebolire uno degli elementi più innovativi del Regolamento e di essere percepita come un arretramento. In alternativa alla definizione di investimento sostenibile, la nuova SFDR dovrebbe chiarire in modo preciso i criteri relativi al “contributo positivo” e il concetto di “proper justification” per le diverse categorie di prodotti. Inoltre, per rafforzare la certezza giuridica e ridurre i rischi di greenwashing, si potrebbe prevedere l’introduzione di buone e cattive pratiche in documenti esplicativi e di chiarimento relativi al contributo positivo per ciascuna categoria SFDR.
Trasparenza e disclosure: semplificare senza indebolire
Un altro snodo centrale della revisione riguarda gli obblighi di disclosure. La proposta prevede l’eliminazione dell’informativa sui Principal Adverse Impacts (PAI) a livello di azienda e delle informazioni relative alle politiche di remunerazione e alla coerenza con l’integrazione dei rischi di sostenibilità.
Sebbene l’obiettivo di semplificazione sia ampiamente condiviso, il FFS evidenzia il rischio che tali modifiche possano indebolire l’approccio integrato alla sostenibilità. L’informativa a livello di azienda rappresenta infatti uno strumento chiave per fornire una visione completa e trasparente del percorso di sostenibilità di un’organizzazione e per rafforzare la responsabilità dei partecipanti al mercato nel considerare gli impatti negativi delle proprie decisioni di investimento.
Anche con riferimento alle disclosure a livello di prodotto, è fondamentale preservare adeguati livelli di comparabilità e trasparenza. In particolare, la completa eliminazione di indicatori comuni sui PAI potrebbe rendere più difficile il confronto tra prodotti appartenenti alla stessa categoria. Per questo motivo, il FFS supporta la reintroduzione di un insieme limitato di indicatori PAI volontari in base alla loro materialità rispetto alla strategia del prodotto, con particolare attenzione alle metriche ambientali e sociali, da applicare a tutti i prodotti finanziari e non soltanto ai nuovi prodotti sostenibili.
Tra gli aspetti positivi della proposta figura anche quello di disciplinare le comunicazioni di marketing e l’utilizzo di termini legati alla sostenibilità nei nomi dei fondi, che può contribuire a migliorare la trasparenza e ridurre il rischio di pratiche fuorvianti.
Rafforzare la dimensione sociale della finanza sostenibile
La revisione dell’SFDR rappresenta, inoltre, un’occasione per rafforzare la dimensione sociale della finanza sostenibile, ancora poco sviluppata nell’attuale quadro normativo.
Oggi gli operatori dispongono di pochi riferimenti condivisi per la progettazione di prodotti finanziari con obiettivi di impatto sociale. In questo contesto, il FFS sostiene la riapertura del dialogo sull’introduzione di una tassonomia sociale, che consentirebbe di individuare regole comuni e criteri quantitativi chiari e condivisi per identificare le attività economiche che contribuiscono in modo sostanziale agli obiettivi di transizione sociale e di favorire lo sviluppo di prodotti finanziari in grado di orientare i capitali verso una transizione giusta.
Una revisione da coordinare con il resto del quadro normativo
Infine, la revisione dell’SFDR non può essere valutata se non in relazione alle altre normative in vigore. Le recenti modifiche introdotte dal pacchetto Omnibus I sulla rendicontazione di sostenibilità e sulla due diligence delle imprese stanno infatti ridisegnando l’intera architettura europea della finanza sostenibile.
In questo contesto, una riduzione eccessiva della disponibilità e della qualità dei dati ESG rischia di compromettere l’efficacia della SFDR stessa e la capacità degli investitori di valutare correttamente i rischi e le opportunità legati alla transizione. È quindi fondamentale garantire il coordinamento con gli altri strumenti normativi europei, assicurando coerenza, certezza giuridica e qualità delle informazioni.
La sfida dei prossimi mesi sarà trovare un equilibrio tra semplificazione e ambizione. Sono necessarie regole più semplici, ma non devono tradursi in una riduzione della trasparenza né in un indebolimento del ruolo della finanza nel sostenere gli obiettivi climatici, ambientali e sociali dell’Unione.
I prossimi passi
In queste settimane, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE hanno elaborato le proprie posizioni che saranno negoziate formalmente entro l’autunno: l’obiettivo è raggiungere un accordo entro la fine dell’anno. Tra i primi orientamenti emersi, il Parlamento potrebbe puntare a mantenere le tre categorie di prodotto, prevedendo criteri più stringenti, a partire da un set minimo di indicatori PAI standardizzati obbligatori. A questa posizione si allinea anche il Consiglio dell’UE, che mantiene le categorie, propone un minimo di tre PAI obbligatori, e introduce ulteriori chiarimenti su soglie ed esclusioni.
