Approfondimenti
Mangiare più sostenibile: il peso di una visione individualistica sul tema
di Silvia Caldaroni, psicologa e ricercatrice (Università di Copenhagen), e Chiara D’antonio, psicologa e psicoterapeuta in formazione
Sostenere la transizione verso modelli alimentari più sostenibili implica agire sull’individuo ed il suo contesto simultaneamente. 13/07/26
Le evidenze scientifiche mostrano che gli attuali modelli alimentari, in particolare l'elevato consumo di carne rossa e di prodotti di origine animale, contribuiscono in modo significativo alle emissioni di gas serra e al degrado ambientale. Allo stesso tempo, queste abitudini sono strettamente connesse alla salute umana, poiché associate a un rischio maggiore di sviluppare malattie croniche e cardiovascolari, tra le altre. In questo contesto, la promozione di diete più ricche di alimenti vegetali e caratterizzate da un minore consumo di carne rappresenta una leva strategica per intervenire simultaneamente sulla sostenibilità dei sistemi alimentari e sulla salute della popolazione. Tuttavia, nonostante la crescente consapevolezza di questi temi, il cambiamento nei comportamenti alimentari rimane limitato.
Una delle principali criticità riguarda il divario tra intenzioni e comportamenti. Molte persone esprimono atteggiamenti favorevoli a un'alimentazione più sana e sostenibile, ma faticano a tradurre tali intenzioni in scelte quotidiane coerenti. Questo scarto non dipende esclusivamente da una mancanza di informazioni, ma riflette la complessità dei processi psicologici coinvolti nel cambiamento. La letteratura individua nei processi di autoregolazione uno dei principali fattori coinvolti in questa dinamica: perseguire un obiettivo non dipende infatti soltanto dalla motivazione, ma anche dalla capacità di tradurre le intenzioni in azioni concrete e di mantenerle nel tempo. Nel caso dell'alimentazione, ciò implica interrompere comportamenti automatici, resistere alle tentazioni e intraprendere azioni finalizzate a instaurare nuove abitudini.
È tuttavia necessario considerare che le scelte alimentari e le capacità autoregolatorie che le sottendono non si esercitano in un vuoto, ma sono profondamente influenzate dai fattori socioculturali e strutturali caratterizzanti i sistemi alimentari. La disponibilità ed il costo di alternative più sostenibili, le norme sociali condivise, le pratiche e i modelli familiari influenzano in maniera sostanziale le capacità di scelta individuale, contribuendo al successo - o al fallimento - della transizione verso diete più sostenibili, ponendo vincoli o offrendo opportunità per sostenere il cambiamento.
La proposta, avanzata da studi recenti, di considerare l'autoregolazione e le scelte di consumo come processi situati - e quindi di superare una prospettiva individuo-centrica a favore di una che tenga maggiormente conto del contesto - apre una riflessione non solo sui determinanti di queste azioni (le motivazioni etiche o legate alla salute, nonché le capacità autoregolatorie), ma anche sulle loro conseguenze, in particolare sul benessere psicologico.
Nutrirsi, infatti, rappresenta un comportamento carico di significati, relazionali e identitari, profondamente intrecciato con la storia personale e il contesto socioculturale degli individui. Le scelte alimentari rimandano spesso all'infanzia, alla cultura familiare e ai momenti di condivisione, e possono quindi essere vissute come parte integrante della propria identità. Di conseguenza, agire sul comportamento alimentare può anche interessare la sfera emotiva ed identitaria, ad esempio il senso di appartenenza e la continuità con le proprie radici.
Un altro aspetto riguarda il legame tra cibo ed emozioni. Il cibo può essere utilizzato non solo come fonte di nutrimento ma anche come strumento di regolazione emotiva: può offrire conforto, gratificazione o sollievo dallo stress. Nei cosiddetti ambienti obesogenici - caratterizzati da un'elevata disponibilità di alimenti altamente appetibili e poco salutari - le persone sono esposte a stimoli che rendono più difficile mantenere nel tempo comportamenti coerenti con i propri obiettivi. All'estremo opposto, soprattutto in presenza di vulnerabilità psicologiche preesistenti, le indicazioni nutrizionali rischiano di essere interpretate in modo rigido, trasformandosi da orientamenti flessibili a regole prescrittive. Il rischio è che il "mangiare correttamente" diventi una forma di controllo piuttosto che una scelta consapevole e adattiva. Ancora una volta, emerge che le sfide legate all'alimentazione non possono essere comprese prescindendo dall'interazione tra fattori individuali e condizioni ambientali.
Anche la scelta di modificare la propria dieta per perseguire obiettivi legati alla sostenibilità - limitare le proprie emissioni, tutelare gli animali - può attivare vissuti ambivalenti: da un lato il desiderio e la speranza di contribuire al benessere collettivo e alla tutela dell'ambiente e degli esseri viventi, dall'altro emozioni come senso di colpa, ansia o impotenza di fronte alla complessità della crisi climatica. Quando queste emozioni negative prevalgono, si accompagna la percezione che il proprio contributo individuale abbia un impatto limitato, il che può favorire forme di disimpegno e di rinuncia all'azione, nonché un peggioramento del benessere psicologico, soprattutto nei giovani.
Per questo motivo, promuovere un'alimentazione più sana e sostenibile non significa soltanto motivare le persone e supportare le loro capacità autoregolatorie, ma anche agire sul contesto per creare condizioni che sostengano il cambiamento individuale. Ciò implica favorire una cultura alimentare che consideri il rapporto con il cibo più flessibile e meno giudicante, migliorare l'accessibilità ad alternative più sostenibili, promuovere cambiamenti graduali che si integrino nelle abitudini alimentari preesistenti, offrire modelli di successo e informazioni chiare sull'impatto positivo, non solo negativo, delle proprie scelte alimentari. Intervenire simultaneamente sui livelli individuale, sociale e strutturale consente non solo di facilitare il cambiamento comportamentale, ma anche di promuovere il benessere psicologico delle persone. In questa prospettiva, la promozione di diete sostenibili può contribuire sia alla salute del pianeta sia alla salute fisica e mentale, favorendo comportamenti coerenti con i propri valori senza trasformarli in fonti di pressione o di disagio.
