Approfondimenti
Beni comuni multilivello: una nuova visione della persona, della società e delle istituzioni
di Oliviero Casale, consigliere della Fondazione Communia – Rete Permanente per i Beni Comuni
Non un elenco di beni da proteggere, ma una chiave per comprendere il rapporto tra compito personale, condizioni comuni e cura condivisa. 11/09/27
Quando si parla di beni comuni, il pensiero corre all’acqua, a un fiume, a una piazza, a un bosco o a un edificio pubblico. Sono esempi utili, ma non bastano a spiegare che cosa siano i Beni comuni multilivello. La proposta non aggiunge una voce a un catalogo di cose da tutelare: offre una chiave per leggere la persona, la società e le istituzioni nelle interdipendenze della vita.
Nel working paper Beni comuni multilivello. Interdipendenze, democrazia ecologica e nuove istituzioni per la decisione, scritto con Gilda Farrell, e nel precedente approfondimento pubblicato da ASviS, I beni comuni multilivello hanno bisogno di governance, abbiamo proposto questa categoria per qualificare condizioni interdipendenti della vita collettiva che eccedono un singolo oggetto, un confine amministrativo, un titolo proprietario o una competenza. Un bacino, una rete di conoscenza o una piattaforma digitale possono sostenere funzioni dalle quali dipendono diritti e possibilità. Qui il passo ulteriore consiste nel chiarire la visione della persona, della società e delle istituzioni che sostiene quella proposta.
I Beni comuni multilivello esprimono una visione civile, generativa e multilivello della persona, della società e delle istituzioni. Non assumono la persona come centro autosufficiente, né il comune come entità superiore che ne assorbe la singolarità. Il loro Dna è costituito dalla relazione tra compito personale, condizioni comuni e cura condivisa. Su questa matrice si innestano libertà, etica, lavoro, impresa, ecologia, conoscenza, innovazione, tecnologia e democrazia.
Il compito personale prende forma nella vita concreta
Ogni persona è chiamata a dare forma alla propria vita entro le possibilità, i limiti e i sostegni che caratterizzano la sua condizione concreta. Nessuno può scegliere, apprendere, cambiare o assumere responsabilità interamente al posto di un altro; nello stesso tempo, non tutti dispongono della stessa salute, delle stesse risorse, della stessa autonomia o delle medesime opportunità.
Il compito personale non è una gara uniforme. Per qualcuno realizzarsi può voler dire costruire un’impresa o sviluppare una ricerca; per un’altra persona può significare recuperare autonomia, affrontare una sofferenza o ricostruire un percorso interrotto. La dignità non dipende dal risultato raggiunto: il compito è personale nella sua assunzione, ma non è isolato nella sua formazione né privato nelle conseguenze.
Esistere significa essere riconosciuti e poter svilupparsi
Nella prospettiva dei Beni comuni multilivello, il diritto di esistere non si esaurisce nella semplice venuta al mondo o nella presenza biologica. Comprende la possibilità concreta di essere riconosciuti come persone, sviluppare capacità e relazioni, esprimere esigenze, ricevere i sostegni necessari e partecipare, nella forma resa possibile dalla propria condizione, alla vita comune.
Una persona può essere fisicamente presente e restare invisibile quando bisogni, capacità e voce non entrano nelle informazioni o nei luoghi nei quali si decide. Rendere visibile non significa esporre o sorvegliare, ma creare condizioni perché ciascuno possa essere ascoltato, sostenuto o rappresentato anche quando non può intervenire direttamente.
Le condizioni sono comuni
Anche il percorso più personale utilizza condizioni che il singolo non ha prodotto da solo: linguaggio, conoscenze, educazione, infrastrutture, ordinamento giuridico, fiducia sociale, forme di riconoscimento e sistemi viventi dai quali dipendono salute e continuità della vita.
Definirle comuni non significa che siano tutte di proprietà collettiva. Un terreno può restare privato, mentre il suo uso può incidere su una falda; un’impresa conserva la propria autonomia e dipende da lavoratori formati, ricerca e infrastrutture; una piattaforma può appartenere a un operatore e diventare decisiva per l’accesso all’informazione. Il comune riguarda la funzione, la dipendenza e la continuità, non l’abolizione dei titoli giuridici.
Gli effetti sono condivisi
Ogni azione personale, economica, professionale, tecnologica o istituzionale produce conseguenze che possono propagarsi nello spazio e nel tempo, raggiungendo persone, territori o generazioni estranei alla scelta originaria.
“Condivisi” descrive la portata degli effetti, non il loro segno. Possono essere estrattivi, quando concentrano benefici e trasferiscono costi; generativi, quando preservano o ampliano possibilità; ambivalenti, quando producono vantaggi a una scala e svantaggi a un’altra. Le responsabilità devono essere differenziate e proporzionate al contributo agli effetti, alle conoscenze disponibili, al potere di incidere, ai benefici ottenuti e alla capacità di prevenire, correggere o riparare.
Non ogni effetto, tuttavia, rende automaticamente una scelta oggetto di deliberazione comune. Il passaggio avviene quando sono coinvolte condizioni essenziali, le conseguenze oltrepassano il soggetto, il luogo o il tempo della decisione e nessun attore può governarle da solo.
Il compito è personale, le condizioni sono comuni, la loro cura è condivisa.
Quando una condizione diventa un Bene Comune Multilivello
I Beni comuni multilivello non coincidono automaticamente con ogni realtà importante o complessa. Ciò che deve essere qualificato non è soltanto l’oggetto, ma la condizione interdipendente della vita collettiva: le funzioni che sostiene, le dipendenze che comporta, gli effetti che produce e le responsabilità necessarie a mantenerla nel tempo.
La qualificazione richiede la convergenza di cinque condizioni: una funzione vitale, necessaria alla continuità della vita collettiva o all’effettività di diritti essenziali; la propagazione degli effetti oltre il luogo, il soggetto o il tempo della decisione; una pluralità di scale non governabili separatamente; l’insufficienza di un solo attore o regime; la necessità di soglie verificabili, monitoraggi e responsabilità condivise e coordinate.
Nessuna condizione, organizzazione o iniziativa diventa un Bene Comune Multilivello perché si definisce comune, condivisa o partecipata. La denominazione non sostituisce la verifica: contano la convergenza dei cinque criteri e la qualità verificabile della governance.
Estrarre, recintare, generare possibilità
Estrarre e recintare non sono la stessa cosa. Estrarre significa consumare o appropriarsi di valore, concentrare benefici e trasferire costi; recintare significa restringere lo spazio delle possibilità, limitando accesso, uso, conoscenza, contestabilità o capacità di governo. Una recinzione può nascere anche da barriere economiche, tecnologiche, informative o istituzionali.
Una traiettoria generativa sviluppa invece capacità personali o organizzative preservando, ampliando o rigenerando possibilità ulteriori. Le categorie di estrazione, recinzione e generatività non sono etichette applicate alle persone, ma criteri per osservare quali condizioni siano state utilizzate, chi riceva i benefici, chi sostenga i costi e quale spazio di possibilità resti dopo l’azione.
Dal comune al fare comune
Riconoscere una condizione comune non significa che esista già una comunità capace di governarla. La consapevolezza dell’interdipendenza apre il compito personale alla reciprocità, alla cooperazione e alla cura, ma perché l’impegno individuale diventi azione servono incentivi, quadri di riferimento e forme collettive che lo rendano possibile. Il fare comune è il processo con cui soggetti differenti costruiscono conoscenza, regole e responsabilità e praticano la cura del vivente. La comunità pertinente può formarsi intorno a quella funzione, senza essere preesistente, territoriale o omogenea.
Istituzioni capaci di ascoltare, apprendere e correggersi
La tutela delle condizioni comuni non può essere affidata soltanto alla buona volontà individuale, ma neppure a istituzioni rigide. Servono istituzioni capaci di sostenere e collegare le iniziative personali, rendere visibili i soggetti meno ascoltati e unire conoscenza, cooperazione, decisione, attuazione, monitoraggio e revisione.
In questa ulteriore elaborazione, la democrazia istituente indica la capacità collettiva, informata e giuridicamente abilitata di interrogare, creare e rivedere istituzioni, regole, soglie e responsabilità. Non sostituisce la democrazia rappresentativa, partecipativa o deliberativa, ma le completa quando gli effetti mostrano che i quadri esistenti non sono più adeguati. Istituire può significare aprire dati, introdurre un riesame, definire o aggiornare una soglia sulla base delle evidenze disponibili oppure attribuire più chiaramente una responsabilità.
Perché i Beni comuni multilivello riguardano tutti
Questa visione riguarda giovani, studenti, lavoratori, professionisti, imprenditori, ricercatori, amministratori e società civile, ma anche chi, pur essendo presente, resta invisibile ai dati, ai servizi o ai processi decisionali. Tutti dipendono da condizioni che nessuno produce da solo e contribuiscono, con capacità differenti, a trasformarle.
I Beni comuni multilivello non chiedono di scegliere tra individuo e comune. Mostrano come la realizzazione personale prenda forma dentro condizioni comuni e come l’interdipendenza apra l’agire alla reciprocità, alla cooperazione e alla cura condivisa. Forme collettive e istituzioni rendono questa apertura praticabile, secondo responsabilità differenti.
