Scuole italiane, la geografia delle opportunità divide ancora il Paese
Il 26esimo rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente fotografa la situazione scolastica di 7188 edifici. Sicurezza ed efficienza migliorano lentamente. Tra Nord e Mezzogiorno la distanza riguarda anche le opportunità offerte. 29/09/26
La scuola che frequenta un bambino in Italia dipende ancora molto dal luogo in cui vive. Può entrare ogni mattina in un edificio dotato delle principali certificazioni di sicurezza, fermarsi a mensa, frequentare il tempo pieno e utilizzare la palestra anche dopo le lezioni. Oppure può studiare in una struttura che necessita di lavori urgenti, dove la mensa non c’è e le attività pomeridiane sono più difficili da organizzare. A separare queste due esperienze è soprattutto il territorio in cui si vive, che continua a incidere sulla qualità degli edifici, dei servizi e delle opportunità educative offerte agli studenti. È la fotografia restituita dalla 26esima edizione di Ecosistema Scuola, il rapporto di Legambiente sulla qualità degli edifici e dei servizi scolastici in Italia. L’indagine, basata sui dati raccolti nel 2025 presso 96 amministrazioni comunali, monitora 7.188 edifici di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, frequentati da oltre 1,27 milioni di studenti. Un osservatorio che, dopo 26 anni, consente di leggere non soltanto quanto siano sicure e sostenibili le scuole italiane, ma anche quanto velocemente, e soprattutto dove, stiano cambiando.

Stessa scuola, due Italie
Basta entrare nei dati sulla sicurezza per capire quanto il percorso sia ancora lungo. Poco più della metà degli edifici monitorati dispone del certificato di agibilità (53,5%) e di quello di prevenzione incendi (56%), mentre il collaudo statico riguarda meno di una scuola su due. Dietro le medie nazionali, però, si aprono distanze molto più profonde: il certificato di agibilità è presente nel 71,9% degli edifici del Nord, contro il 31,6% del Sud e appena il 25,5% delle Isole. Negli ultimi cinque anni oltre la metà degli edifici ha beneficiato di interventi straordinari, ma quasi uno su tre necessita ancora di lavori urgenti. Al Nord riguarda il 24,7% delle scuole monitorate; nelle Isole la quota sale al 54,2%. Più del doppio.
Dove servono più lavori si spende meno
Proprio nei territori dove si concentra il maggior numero di edifici bisognosi di interventi urgenti, la spesa per la manutenzione straordinaria è più bassa: nel Nord vengono spesi in media 54.709 euro per edificio, al Sud appena 4.527. Anche la messa in sicurezza procede lentamente: il 35% degli edifici monitorati si trova in Comuni delle zone sismiche 1 e 2, ma gli interventi di adeguamento o miglioramento realizzati nell’ultimo quinquennio hanno interessato appena il 4% del patrimonio.
La transizione energetica procede a velocità diverse
Anche sul fronte energetico i progressi restano parziali. L’85,4% delle amministrazioni dichiara interventi di efficientamento negli ultimi cinque anni, ma questi hanno interessato solo il 19,4% degli edifici. E il patrimonio resta fortemente energivoro: il 67,5% degli edifici classificati si trova nelle fasce E, F e G. Nella classe peggiore, la G, ricade il 21,5% delle scuole al Nord, contro il 59,1% al Sud e l’83,3% nelle Isole.

Duemila ore di distanza
Quando si supera la porta dell’edificio e si guarda ciò che la scuola riesce concretamente a offrire, le percentuali acquistano un significato diverso. Perché una scuola non è soltanto il luogo nel quale si tengono le lezioni: mensa, tempo pieno, palestre e servizi di trasporto possono allargare o restringere le opportunità quotidiane di bambini e ragazzi. Al Nord la mensa è presente nell’88,9% delle scuole monitorate. Nelle Isole la percentuale precipita al 26,8%. Una distanza che si riflette sul tempo pieno, presente in oltre quattro edifici su 10 al Nord e in poco più di uno su 10 nelle Isole. Tradotta nella vita scolastica di un bambino, la differenza diventa enorme. Secondo Legambiente, alla fine della primaria gli studenti delle Isole possono aver ricevuto oltre 2mila ore di formazione in meno. Una distanza particolarmente significativa in territori che presentano ancora livelli di dispersione scolastica fra i più alti del Paese.
La prova del Pnrr deve ancora arrivare
Su questa Italia scolastica a più velocità si è innestato il Pnrr, il più grande investimento pubblico mai realizzato nel Paese sull’edilizia scolastica: quasi 10 mila interventi e circa 14 miliardi di euro mobilitati, con almeno il 40% delle risorse destinate al Mezzogiorno. Ora che il Piano entra nella fase conclusiva, la questione è capire quanto questi investimenti riusciranno a tradursi in scuole migliori e minori divari. Per Legambiente, il dopo-Pnrr dovrà poggiare su cinque direttrici: rendere pubblica e trasparente l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, consolidare l’Osservatorio nazionale, varare un piano per scuole sicure e resilienti al clima, rafforzare la governance territoriale attraverso i patti educativi di comunità e aprire maggiormente gli edifici scolastici ai territori anche oltre l’orario delle lezioni.
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