Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Il clima dopo lo slancio: cittadini stanchi, i governi devono guidare la transizione

Il 61% della popolazione considera ancora urgente agire sul clima, ma in tutti i Paesi cala il senso di responsabilità individuale. Cresce invece la richiesta di leadership da parte di governi e imprese. 11/05/26

lunedì 11 maggio 2026
Tempo di lettura: min

Negli ultimi anni, mentre record di calore, eventi estremi e tensioni energetiche hanno reso la crisi climatica sempre più presente nella quotidianità, qualcosa nel rapporto tra cittadini e transizione ecologica è cambiato. La preoccupazione resta alta, ma si accompagna sempre più a una forma di stanchezza, di pragmatismo e di richiesta di soluzioni concrete. È quanto emerge dal Rapporto “People and climate change 2026” di Ipsos, che fotografa una società consapevole della gravità della sfida climatica, ma meno incline a percepire l’azione individuale come leva sufficiente e sempre più orientata a chiedere leadership strutturale a governi e imprese.

In tutto il mondo, la maggioranza delle persone continua a riconoscere la necessità di intervenire: il 61% degli intervistati ritiene che non agire significhi fallire verso le future generazioni. Eppure, rispetto al 2021, questo senso di responsabilità individuale si è ridotto in tutti i 26 Paesi monitorati in modo continuativo. Il dato racconta una forma di affaticamento, maturata in anni segnati da crisi economiche, inflazione, conflitti geopolitici e crescente percezione di vulnerabilità. Più che negare la gravità della sfida climatica, una parte crescente della popolazione sembra oggi ritenere che l’azione personale, da sola, non sia più sufficiente senza una guida strutturale più incisiva.

Cresce la domanda di leadership

Questo spostamento di aspettative è uno degli elementi più significativi che emerge dal Report. La pressione sociale non si dissolve, ma cambia destinatario. Sempre più persone guardano alle istituzioni pubbliche come ai soggetti chiamati a guidare la transizione. Il 59% degli intervistati ritiene che il proprio Paese dovrebbe fare di più nella lotta al cambiamento climatico, mentre solo il 27% considera la propria nazione una leader globale in questo ambito. La crisi climatica viene quindi letta sempre meno come una questione affidata alla somma di comportamenti individuali e sempre più come una prova di capacità politica, economica e sistemica. In questa cornice, la fiducia non dipende solo dagli obiettivi annunciati, ma dalla percezione di piani concreti, chiarezza strategica e risultati visibili.

Energia e costo della vita riscrivono la transizione

La transizione ecologica entra in una nuova fase, più intrecciata alla vita quotidiana. Il 74% degli intervistati si dichiara preoccupato per l’aumento dei prezzi dell’energia, mentre il 63% teme che il proprio Paese dipenda eccessivamente da fonti energetiche estere. In questo contesto, la sicurezza energetica non è più un tema separato dalla transizione, ma ne diventa parte integrante. La disponibilità a sostenere fonti più pulite rimane elevata, ma si accompagna alla richiesta di stabilità dei prezzi, accessibilità e protezione economica. Il 55% afferma di essere disposto a sostenere costi maggiori per garantire maggiore indipendenza energetica, segnalando come il consenso verso il net zero si stia ridefinendo in termini pragmatici, dove sostenibilità, sicurezza e convenienza devono procedere insieme.

In Paesi come la Francia, ad esempio, il 65% della popolazione considera l’elettrificazione una soluzione efficace contro il cambiamento climatico, mentre cresce anche il sostegno al nucleare, visto sempre più come strumento di indipendenza energetica oltre che di riduzione delle emissioni. Tuttavia, il consenso verso tecnologie come pompe di calore o auto elettriche resta strettamente legato alla loro accessibilità economica, confermando come la transizione sia sostenuta soprattutto quando percepita come concreta, sicura e sostenibile anche sul piano sociale.

Una transizione più concreta richiede fiducia, equità e credibilità

Nel racconto di Ipsos emerge una società che non ha abbandonato l’ambizione climatica, ma che pretende maggiore credibilità da parte di tutti gli attori coinvolti. Solo il 32% delle persone ritiene che le autorità pubbliche siano adeguatamente preparate ad affrontare il futuro climatico, mentre resta forte l’aspettativa nei confronti delle imprese, considerate da una maggioranza responsabili nel contrasto alla crisi. Anche i consumatori continuano a mostrare attenzione verso prodotti e servizi coerenti con valori ambientali e sociali, ma chiedono messaggi più autentici e meno retorici. La sostenibilità, in altre parole, non scompare dall’agenda pubblica, ma smette di essere percepita come promessa astratta per diventare una questione di affidabilità quotidiana. Entriamo così in una nuova fase: non quella del disimpegno, ma quella di una transizione più esigente, in cui cittadini, governi e imprese sono chiamati a dimostrare che la risposta climatica può essere non solo necessaria, ma anche concreta, accessibile e credibile.

 

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