Il punto di Giovannini
Transizione energetica: l’Europa accelera, l’Italia resta indietro
30 gennaio 2026
Nel corso di questa settimana sono stati pubblicati dati rilevanti sulla transizione energetica ed ecologica, finiti però in secondo piano rispetto al dibattito, del tutto legittimo, sulle prospettive della politica internazionale e sui conflitti in corso. Eppure il nostro futuro dipende anche, in modo decisivo, dalle scelte che compiamo sul piano energetico e ambientale.
Il primo dato riguarda l’Unione Europea e segna un passaggio storico: nel 2025, per la prima volta, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha superato quella da fonti fossili. Si tratta di un sorpasso di misura, circa il 30 per cento contro il 29, ma dal forte valore simbolico e sostanziale, perché testimonia la rapidità con cui le rinnovabili si stanno diffondendo anche nel nostro continente. Non tutti i Paesi avanzano però alla stessa velocità: alcuni stanno accelerando in modo deciso, altri, come l’Italia, procedono più lentamente. Ma la direzione è chiara e prima il nostro Paese sceglierà di imprimere un’accelerazione alla transizione ecologica, in particolare a quella energetica, maggiori saranno i benefici non solo per l’ambiente, ma anche per le tasche dei cittadini e per la competitività delle imprese. Investire nelle rinnovabili significa infatti ridurre i costi di produzione e rafforzare la competitività.
Il secondo dato riguarda il mercato dell’auto. Nel mese di dicembre, nell’Unione Europea, le immatricolazioni di veicoli elettrici hanno superato quelle delle automobili con motore endotermico tradizionale. È una tendenza che cresce nel tempo e che ha anch’essa un forte valore simbolico, pur tenendo conto del fatto che nel dato rientrano anche le auto ibride plug-in, che utilizzano ancora in parte motori a combustione. Anche in questo caso il quadro europeo è disomogeneo: ci sono Paesi ormai chiaramente orientati verso la mobilità sostenibile e altri, come l’Italia insieme a diversi Stati dell’Europa centro-orientale, che restano fanalino di coda, con quote di elettrico ancora molto basse. Nonostante le resistenze e le frenate, questa è però una tendenza globale e richiede un’accelerazione degli investimenti, superando opposizioni ideologiche che rischiano di rallentare una transizione che può e deve diventare socialmente giusta, attraverso politiche adeguate capaci di garantire l’accesso alla mobilità sostenibile anche alle fasce meno abbienti.
Il terzo dato riguarda infine l’autonomia energetica dell’Unione europea e dei suoi 27 Stati membri. La dipendenza dall’estero resta elevata e, sebbene in alcuni Paesi stia diminuendo, il processo è lento. Germania e Italia, in particolare, continuano a muoversi con scarsa rapidità proprio a causa del ritardo accumulato nello sviluppo delle fonti rinnovabili. Questo dovrebbe spingere il governo nazionale e le regioni, che hanno un ruolo cruciale in materia energetica, ad accelerare i processi in corso invece di rallentarli. Da tempo si attende un intervento normativo capace di superare strozzature burocratiche che spesso mascherano interessi divergenti. Prima si accelera la transizione verso le rinnovabili, migliori saranno i risultati sul piano ambientale, economico e della competitività di lungo periodo, oltre che sul fronte dell’autonomia strategica.
La strada, ormai, è tracciata. Costruire un futuro sostenibile richiede investimenti, anche tecnologici, ma soprattutto coerenza e velocità nell’azione. Prima accelereremo il passo, maggiori saranno i benefici per tutti.
