Il punto di Giovannini
Giustizia tra generazioni: l’Europa accelera, l’Italia alla prova dell’attuazione
11 marzo
Anche se l’attenzione di tutti, compresa la nostra, è concentrata sul conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran, la politica continua ad andare avanti sia a livello europeo sia nazionale. Ed è necessario seguirla con attenzione, perché proprio in queste settimane si prendono decisioni che possono avere effetti rilevanti sul nostro futuro.
La scorsa settimana la Commissione Europea ha approvato, come previsto, due Strategie. La prima riguarda la cosiddetta giustizia intergenerazionale, la seconda è dedicata alla riduzione delle disuguaglianze di genere che persistono non solo in Italia ma in tutta Europa. Si tratta di strategie che delineano azioni future da parte della Commissione (ad esempio, la proposta di nuove direttive) e dei Paesi membri, e incoraggiano gli Stati a promuovere politiche per migliorare, tra l’altro, l’educazione, la formazione, l’inserimento nel mercato del lavoro delle giovani e dei giovani. Tra le priorità figurano anche interventi sui temi della casa e della formazione continua, soprattutto alla luce dell’intelligenza artificiale, e misure più incisive per ridurre i divari di genere.
Sempre la scorsa settimana, a Roma, nell’auditorium di Save the Children, è stato presentato il “Future paper” (pubblicato sul sito dell’ASviS) elaborato da un gruppo di lavoro coordinato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) insieme alla stessa Save the Children sul tema della giustizia intergenerazionale.
Dopo l’approvazione da parte del Parlamento della legge 167 del 2025, avvenuta lo scorso novembre, il Governo è ora chiamato a definire i decreti attuativi che dovranno introdurre l’obbligo di valutare le nuove leggi anche in funzione dell’impatto sociale e ambientale che esse avranno sulle generazioni giovani di oggi e su quelle future. Si tratta di un passaggio significativo che si collega alla riforma costituzionale del 2022, con cui tra i principi fondamentali della Repubblica è stata inserita la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle generazioni future.
La nuova legge enuncia un principio molto chiaro: “le leggi della Repubblica promuovono l’equità tra generazioni”, tenendo conto anche delle esigenze di chi verrà dopo di noi. Per evitare che vengano approvate norme in contrasto con questo principio, il Governo dovrà effettuare una Valutazione di impatto generazionale, la cosiddetta Vig, delle nuove leggi, le cui modalità dovranno essere definite attraverso i decreti attuativi. La Vig richiederà dati, modelli e metodologie adeguate, affinché la valutazione non si riduca a un semplice adempimento burocratico, ma diventi uno strumento capace di orientare davvero le politiche pubbliche, come ha sottolineato anche la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Percorsi simili basati sulla Vig sono stati avviati anche in altri Paesi europei, in linea con il Patto per il futuro e la Dichiarazione sulle future generazioni firmati dai Paesi delle Nazioni Unite nel settembre del 2024. Anche il Parlamento dovrà dotarsi di strumenti analoghi di valutazione. Per i decreti-legge, infatti, non è prevista la Vig, il che può rappresentare un grave problema in quanto essi rappresentano ormai lo strumento più utilizzato nella produzione normativa. In questo contesto il ruolo del Parlamento diventa cruciale per correggere eventuali distorsioni nelle proposte del Governo.
Insomma, si tratta di una sfida complessa ma decisiva per assumere decisioni migliori. Il documento presentato propone dieci raccomandazioni per fare della Valutazione di impatto generazionale uno strumento capace di trasformare i processi decisionali e migliorare la qualità della legislazione, orientando le politiche verso un futuro più equo e sostenibile.
"Scegliere il futuro" è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. Ascolta l’audio.
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