Il punto di Giovannini
I giovani non sono mai stati assenti: ora la politica deve riconoscerlo e cambiare
2 aprile 2026
È curioso osservare la sorpresa con cui il Paese ha scoperto l’impegno politico delle nuove generazioni. Il loro contributo al recente referendum, decisivo nel determinarne l’esito, ha improvvisamente rivelato a molti commentatori ciò che i dati indicavano da anni: ragazze e ragazzi non sono affatto “sdraiati sul divano”, come qualcuno ha detto. Quando ritengono che sia il momento, partecipano. Lo fanno nelle piazze, come accaduto con le mobilitazioni dei Fridays for Future, nelle forme di volontariato, nel terzo settore, nelle comunità digitali dove discutono di clima, diritti, lavoro, futuro, come mostrato anche dalle pubblicazioni dell’ASviS sul tema.
Questa energia rappresenta una risorsa preziosa, ma non può essere semplicemente corteggiata con promesse effimere in vista delle prossime tornate elettorali, nazionali o locali. Le domande che arrivano dal mondo giovanile sono chiare e profonde: contrasto alla crisi climatica, riduzione delle disuguaglianze, superamento della precarietà, prospettive di lavoro in Italia. Non si tratta di slogan, ma di priorità che richiedono una visione politica coerente e duratura, e politiche strutturali, efficaci e persistenti.
Ma la sfida riguarda anche la società civile, spesso attraversata dagli stessi limiti della politica: frammentazione, incertezza sul futuro, difficoltà nel reperire risorse, difficoltà a far entrare giovani negli organi decisionali. Per rispondere davvero alle istanze delle nuove generazioni è necessario innanzitutto ascoltarle, aprire un dialogo continuativo con le organizzazioni giovanili e le aggregazioni social, e riconoscere la loro capacità di influenzare le scelte collettive.
Un passaggio cruciale si avvicina: il prossimo anno si voterà. Sarà un banco di prova per capire se i partiti vorranno davvero rinnovarsi, dando spazio nelle liste a giovani in grado di portare uno sguardo diverso, anche a costo di lasciare da parte figure di lungo corso che faticano a interpretare le trasformazioni in atto. Parallelamente, il Paese dovrà compiere scelte di fondo su energia, ambiente, modelli produttivi economici e sociali: temi su cui proprio i giovani chiedono coerenza, continuità e ambizione.
La lezione è arrivata forte e chiara. Ora serve la maturità per tradurla in azione. Se politica e società sapranno coglierla, l’Italia potrà mostrare alle nuove generazioni, e non soltanto a loro, di essere aperta a costruire un futuro capace di offrire opportunità e protezione. Un futuro più equo e sostenibile, costruito con il contributo diretto di chi oggi sta chiedendo di farne parte.
