Il punto di Giovannini
AI e lavoro: 10 milioni di occupati a rischio, la sfida delle competenze
16 aprile 2026
La scorsa settimana la Fondazione Randstad per l’intelligenza artificiale e le scienze umane ha pubblicato un interessante Rapporto dal titolo “Intelligenza artificiale, una riscoperta del lavoro umano”. La presentazione del Rapporto alla Camera dei Deputati ha suscitato un vivace dibattito tra favorevoli e critici dell’intelligenza artificiale: in realtà, non esiste una vera opposizione radicale all’introduzione di queste tecnologie nei processi produttivi e sociali, ma piuttosto molti sottolineano con forza le preoccupazioni legate ai rischi che esse comportano, in particolare per la vita quotidiana delle persone e per le prospettive occupazionali.
Il Rapporto evidenzia come in Italia poco più di 10 milioni di lavoratori siano fortemente esposti all’introduzione dell’intelligenza artificiale. Si tratta di professioni e posizioni che potrebbero essere sostituite dall’uso degli algoritmi da parte delle imprese. Un dato particolarmente significativo riguarda i giovani: il rischio per loro è più elevato, soprattutto perché spesso entrano nel mercato del lavoro svolgendo mansioni semplici e ripetitive, più facilmente automatizzabili. Nel frattempo, il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto, e si appresta a superare, il miliardo di euro. Sempre più imprese stanno adottando queste tecnologie per migliorare i processi produttivi, anche se resta evidente la difficoltà delle piccole imprese a cogliere pienamente le opportunità della trasformazione in corso.
L’analisi svolta da Randstad mostra chiaramente che i lavoratori con un basso livello di istruzione sono i più esposti al rischio di sostituzione. Da qui emerge l’assoluta necessità di un investimento massiccio nelle competenze: non competenze di base, ma competenze avanzate, capaci di consentire alle persone di gestire, orientare e utilizzare l’intelligenza artificiale, anziché subirla.
Un altro nodo cruciale riguarda il rapporto tra umano e macchina. Si parla spesso di un’intelligenza artificiale “umanocentrica”, capace di rispettare bisogni, relazioni sociali e dimensioni culturali. Tuttavia, tradurre questo principio in pratica è molto difficile, soprattutto considerando la velocità con cui queste tecnologie si sviluppano e si diffondono, che determina un rischio concreto che l’essere umano diventi sempre più dipendente da sistemi progettati da pochi.
Le sfide sono dunque profonde e richiedono una capacità di anticipazione. Non si tratta di subire il cambiamento, ma di governarlo. Non a caso il Rapporto si inserisce nell’iniziativa “Ecosistema Futuro”, promossa dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, con l’obiettivo di portare i futuri possibili al centro del dibattito pubblico, politico e culturale.
"Scegliere il futuro" è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. Ascolta l’audio.
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