Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Il punto di Giovannini

Aree interne e città: il paradosso italiano delle politiche territoriali

13 luglio

Il 10 luglio, a San Donato Val di Comino, in provincia di Frosinone, si è svolto un meeting nazionale dedicato alle aree interne, quelle parti del Paese lontane dai grandi centri urbani e dalle principali vie di comunicazione. Le aree interne, è ben noto, affrontano sfide straordinariamente difficili come lo spopolamento e l’invecchiamento accelerato della popolazione. Per questo sono da anni al centro di una Strategia nazionale, più volte rivista nel tempo, ma sempre con fondi limitati. È vero, il PNRR ha consentito interventi importanti: investimenti nella fibra digitale, riorganizzazione e ristrutturazione dei borghi, miglioramento dei collegamenti, con l’obiettivo di rendere questi territori più attrattivi e vivibili. Dunque, si tratta di dare continuità a tali interventi anche dopo il PNRR perché il lavoro da fare è ancora molto ampio.

Quello che, da anni, trovo difficile da comprendere è che non esiste un’analoga Strategia nazionale per le città, quei luoghi in cui vive la maggioranza della popolazione italiana, dove si concentrano problemi complessi ma anche le maggiori opportunità di sviluppo e innovazione. È un’assenza che negli ultimi dieci anni è stata più volte sottolineata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), che ha anche proposto di rilanciare il Comitato interministeriale per le politiche urbane, con il compito di coordinare gli interventi del governo sulle aree urbane. Durante il governo guidato da Mario Draghi, quel Comitato, istituito ai tempi del governo Monti, ma poi “andato in sonno” era stato ricostituito, con l’obiettivo esplicito di definire un’Agenda urbana sostenibile, dimensione territoriale di quella nazionale, che pure prevede la definizione di questo tipo di strumenti, ma solo per le Città metropolitane .

Purtroppo, il Comitato non si è mai riunito a causa della caduta del governo. Da allora, il tema è rimasto ai margini del dibattito politico. Eppure, la mancanza di coordinamento delle politiche urbane produce effetti evidenti: interventi frammentati, legati alle risorse dei singoli Comuni o alle scelte di sindaci e amministrazioni locali, senza una visione sistemica. Sorprende anche che questa richiesta non sia mai stata fatta propria dalle associazioni dei Comuni, forse privilegiando un approccio più puntuale (magari per intercettare risorse), salvo lamentarsi della mancanza di una strategia per le città.

Si tratta di una scelta che appare ancora meno comprensibile alla luce del nuovo quadro finanziario europeo 2028-2034, attualmente in discussione. A livello europeo, infatti, le aree urbane sono considerate una priorità assoluta e un attore indispensabile per la transizione verso uno sviluppo sostenibile. Non solo perché ospitano la maggioranza della popolazione, ma perché rappresentano il terreno privilegiato per accelerare le transizioni digitale ed ecologica, oltre che per favorire l’adattamento al cambiamento climatico e affrontare problemi rilevanti come l’accesso ad alloggi per giovani e altre persone in difficoltà economiche.

Per tutti questi motivi il nodo della definizione di efficaci politiche per le aree urbane non può più essere rinviato. Anche in vista della prossima legislatura, diventa cruciale rimettere al centro il tema del coordinamento nazionale, anche attraverso la possibile istituzione di un ministero dedicato. Senza una strategia per le città, diventa difficile immaginare una trasformazione complessiva del Paese, mentre dalle città potrebbe passare quell’accelerazione decisiva verso uno sviluppo più equo e sostenibile.

lunedì 13 luglio 2026

Aderenti