Il punto di Giovannini
Von der Leyen e il futuro dell’Europa: tra ambizione e limiti politici
22 settembre 2026
Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha presentato al Parlamento il suo discorso annuale sullo Stato dell’Unione. Un intervento lungo e ricco di dati, accompagnato da un dossier che meriterebbe maggiore attenzione, perché contiene informazioni che spesso sfuggono al dibattito pubblico. I messaggi lanciati sono chiari: la Commissione è pienamente consapevole delle criticità che attraversano il Continente e per affrontarle avanzerà diverse proposte, ma le decisioni spettano ai Paesi membri.
Tra le iniziative annunciate, spiccano la proposta di regolamentazione dell’accesso ai social media per bambini e adolescenti e un pacchetto per rafforzare la resilienza europea alla crisi climatica, destinata ad avere effetti sempre più rilevanti anche su inflazione, servizi e sistemi produttivi. Ampio spazio è dedicato anche alla difesa, alla competitività e alla necessità di non indebolire il pilastro europeo dei diritti sociali, ribadendo l’impegno su politiche che restano formalmente nelle mani degli Stati membri ma che richiedono un coordinamento sempre più stretto. Non sono mancate le critiche implicite ai governi nazionali: von der Leyen ha ricordato come molti ritardi nell’attuazione delle politiche europee derivino proprio dalle resistenze degli Stati membri. Le decisioni, infatti, passano dal Consiglio europeo e dal Parlamento, e dunque il divario tra proposte e realizzazioni resta ampia.
Il Parlamento ha accolto il discorso con numerosi applausi. Ma il nodo resta quello di sempre: trasformare le dichiarazioni in risultati concreti. Tra i temi più delicati, solo sfiorati nel discorso, c’è quello del superamento dell’unanimità in alcune materie chiave, dalla politica estera al bilancio europeo. Si tratta di un passaggio cruciale e ineludibile per rafforzare l’efficacia decisionale dell’Unione, ma questa modifica è osteggiata da diversi governi. Anche l’Italia ha più volte ribadito la propria contrarietà, sostenendo che il diritto di veto sia uno strumento di tutela degli interessi nazionali.
Il discorso di von der Leyen è stato anche un richiamo all’unità europea. Senza un’azione comune, il rischio è quello di restare schiacciati tra le grandi potenze global, come Stati Uniti, Cina e Russia, diventando il “vaso di coccio tra i vasi di ferro”. La prospettiva indicata è chiara: rafforzare il progetto europeo, avanzare verso una maggiore integrazione, avvicinarsi, almeno nelle intenzioni, a un modello più vicino a un’Europa federale. Un percorso che richiederebbe modifiche ai Trattati e che oggi appare lontano dalle priorità di molti governi.
Eppure, è proprio da qui che passa la possibilità di costruire un’Europa più solida: più sicura, più equa, più capace di proteggere i cittadini e di realizzare uno sviluppo sostenibile da tutti i punti di vista. Una direzione che resta valida, anzi l’unica possibile, ma per ora più dichiarata che praticata, sia dalla politica che dai grandi poteri economici, che spesso, al di là delle dichiarazioni di principio, beneficiano della frammentazione del mercato unico e dei protezionismi nazionali.
"Scegliere il futuro" è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. Ascolta l’audio.
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