Il punto di Giovannini
Il lavoro dopo il PNRR
9 ottobre 2026
Nei giorni scorsi l'Istat ha pubblicato i dati sull'andamento del mercato del lavoro nel mese di agosto, mostrando come l'occupazione sia rimasta sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente, mentre la disoccupazione è cresciuta leggermente. Ma, andando a guardare i dati con maggiore attenzione, si nota che l'occupazione è stabile da aprile e che la disoccupazione, sempre da aprile, è aumentata dal 5,6% al 6,2%. Questo vuol dire un aumento del numero di disoccupati pari a 150mila unità, decisamente non trascurabile.
La preoccupazione è che aprile era la data limite per molte delle attività legate al PNRR, che ha sostenuto la crescita dell'economia italiana negli ultimi cinque anni. Se così fosse, cioè se i segnali sul mercato del lavoro fossero legati proprio alla fine del PNRR, ci sarebbe da preoccuparsi. In realtà, molti avevano paventato che, dopo il PNRR, in assenza di interventi significativi, l'economia italiana avrebbe potuto rischiare di tornare a una crescita asfittica, cosa che sembra stia accadendo. Quest'anno la crescita dovrebbe essere leggermente inferiore all'1%, un valore che potrebbe caratterizzare anche il prossimo futuro e che non risolverebbe certamente i problemi del Paese.
La scorsa settimana il Governo ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica che guiderà la preparazione della legge di bilancio. Insieme a questo documento sono pubblicati anche altri documenti, tra cui la relazione sull'evasione fiscale e contributiva che ogni anno mette a nudo questo fenomeno così disastroso per il nostro Paese, pari a circa 100 miliardi l'anno. Quest’anno la Relazione si ferma ai dati 2023, visto che l’Istat pubblicherà i dati aggiornati al 2024 a novembre, e sarà interessante vedere cosa è accaduto in quell’anno in termini di tax gap, cioè la differenza tra quanto i contribuenti dovrebbero pagare e quanto pagano effettivamente, perché sarà a questo punto il secondo anno pieno di gestione dei fenomeni economici e di lotta all’evasione da parte del Governo Meloni.
Più in generale, nelle prossime settimane il Governo dovrebbe cominciare a definire la manovra di bilancio e, quindi, scegliere tra le tante pressioni che le varie forze politiche stanno cominciando a esercitare per aumentare le spese, ridurre le imposte, per insomma soddisfare le esigenze dei loro elettorati. Da questo punto di vista, e alla luce dei dati che ho citato, sarebbe veramente un grave errore scegliere di privilegiare i consumi attraverso interventi spot, mentre sarebbe molto importante assicurare una prosecuzione degli investimenti, anzi un'accelerazione degli investimenti in quei settori che maggiormente possono far crescere l'occupazione, in particolare quella giovanile, e fronteggiare le grandi sfide che abbiamo davanti, dalla transizione digitale alla crisi climatica, ma anche all'innovazione. Un'innovazione che le nostre imprese hanno mostrato di essere capaci di realizzare, anche in situazioni difficili come quelle del commercio internazionale. A causa delle scelte sbagliate di alcune grandi potenze, ovviamente, il clima di incertezza sui mercati internazionali è cresciuto, ma ciò nonostante molte imprese italiane sono state capaci di andare su mercati nuovi, espandere le esportazioni e tutto questo ha bisogno di sostegno all'innovazione e all'internazionalizzazione. E questo, ovviamente, comporta dei fondi.
E poi c'è il grande tema della crisi climatica, con la necessità di inserire nella legge di bilancio un fondo per l'adattamento ai cambiamenti climatici, visti i costi crescenti che la crisi sta determinando per molti dei nostri territori e diverse attività economiche, come l'agricoltura o il turismo. Vedremo se i temi da cui dipende il nostro futuro troveranno spazio nel dibattito e nelle scelte, anche in un contesto pre-elettorale. Nel prossimi mesi ai media spetta un ruolo chiave per pressare tutte le forze politiche su tali temi e non soltanto su quelli che qualcuno ritiene facciano più audience.
