Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
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The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie dal mondo ASviS

Parità salariale: l’ASviS chiede un recepimento pieno della direttiva europea

In audizione alla Camera dei Deputati, l’Alleanza ha segnalato che lo schema di decreto recepisce solo in parte la direttiva Ue sulla trasparenza salariale. L’ASviS chiede correzioni per evitare nuove disuguaglianze. 12/03/26

giovedì 12 marzo 2026
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Nel percorso di recepimento della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva, l’Italia affronta un passaggio cruciale per rafforzare l’effettiva parità salariale tra uomini e donne. È quanto ha sottolineato l’ASviS nel corso dell’audizione dell’11 marzo presso la Camera dei deputati, dedicata all’esame dello schema di decreto legislativo che dovrà attuare la Direttiva (UE) 2023/970.

Nel suo intervento, Andrea Ferrazzi, della Segreteria generale dell’ASviS, ha ricordato che l’avvio del processo di recepimento rappresenta un passaggio importante per rendere più effettivo il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. L’ordinamento italiano dispone già di strumenti normativi avanzati in questo ambito. Con la legge 5 novembre 2021, n. 162 il legislatore ha rafforzato il sistema introducendo l’obbligo del rapporto biennale sulla situazione del personale per le imprese con più di 50 dipendenti e la certificazione della parità di genere, oggi integrata dalla prassi UNI/PdR 125:2022.

Ciononostante, l’ASviS ricorda che persistono differenziali retributivi rilevanti, in particolare lungo i percorsi di carriera. Il nodo principale non riguarda tanto l’assenza di norme quanto la loro piena applicazione. Per questo il recepimento della direttiva europea viene considerato un’occasione per rafforzare l’efficacia degli strumenti esistenti e colmare alcune lacune.

Il Parlamento ha delegato il Governo a recepire la direttiva con la legge di delegazione europea del 21 febbraio 2024, n. 15, prevedendo anche il coinvolgimento delle parti sociali. Dopo una prima fase di confronto, il Consiglio dei ministri del 5 febbraio ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo, ora all’esame delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato.

Secondo l’ASviS, tuttavia, il testo predisposto dal Governo recepisce solo parzialmente la direttiva e introduce alcune limitazioni che non compaiono nel provvedimento europeo. Una scelta che potrebbe ridurre la portata delle nuove norme e, in alcuni casi, esporre l’Italia al rischio di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea per mancato rispetto del diritto dell’Unione.

Tra le criticità segnalate dall’Alleanza vi è la definizione di retribuzione annua lorda contenuta nello schema di decreto, che esclude il trattamento economico individuale riconosciuto su base personale, discrezionale e temporanea. Un’esclusione rischia di eliminare dal confronto tra retribuzioni proprio la componente più opaca dei salari, come i superminimi individuali o gli assegni ad personam, spesso attribuiti con maggiore frequenza alla componente maschile.

Altre osservazioni riguardano i criteri per definire un lavoro di pari valore. La direttiva europea individua quattro elementi oggettivi e neutri dal punto di vista del genere: competenza, impegno, responsabilità e condizioni di lavoro. Nel testo del decreto legislativo italiano uno di questi criteri, l’impegno, non compare. Per l’ASviS sarebbe opportuno chiarire le ragioni di questa esclusione.

Ulteriori perplessità riguardano il diritto all’informazione di lavoratori e lavoratrici e il sistema sanzionatorio. Lo schema di decreto limita la possibilità di ottenere informazioni alla retribuzione media, mentre la direttiva europea prevede anche la possibilità di conoscere la propria retribuzione individuale. Sul fronte delle sanzioni, invece, il testo rinvia a una ammenda compresa tra 250 e 1500 euro, una cifra che secondo l’ASviS rischia di risultare poco dissuasiva rispetto all’obiettivo indicato dalla normativa europea.

Le osservazioni dell’Alleanza si inseriscono in un contesto in cui il divario retributivo di genere resta significativo. Secondo gli ultimi dati Eurostat pubblicati nel 2025 e riferiti al 2023, nell’Unione europea le donne guadagnano in media il 12% in meno all’ora rispetto agli uomini. In Italia il quadro appare ancora più marcato. Il Rendiconto di genere 2024 dell’Inps evidenzia che le donne percepiscono in media il 20% in meno rispetto agli uomini, con differenze particolarmente elevate in alcuni settori e lungo l’intero arco della carriera lavorativa. Per l’ASviS il recepimento della direttiva rappresenta dunque un passaggio decisivo per rafforzare la trasparenza retributiva e rendere più efficaci le politiche di contrasto alle disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro italiano.

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