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Il Pnrr alla prova della sostenibilità: l’analisi dell’ASviS
Grazie ai fondi del Piano è stato colmato il 39% della distanza dell’Italia dall’Agenda 2030. Un contributo rilevante, ma non sufficiente: per raggiungere i 17 Obiettivi servirebbero altri 20 miliardi di investimenti. 13/03/26
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) ha rappresentato per l’Italia un’occasione senza precedenti per finanziare investimenti in settori chiave, come la transizione ecologica e digitale, l’istruzione, la sanità e la competitività delle imprese. Oltre allo stanziamento di risorse, il Pnrr ha introdotto un nuovo modo di operare nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni, incentivando la valutazione ex-ante e il monitoraggio ex-post delle politiche.
A pochi mesi dalla scadenza è possibile analizzare il contributo del Pnrr alla costruzione di uno sviluppo sostenibile e, in particolare, alla realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. È quanto ha fatto l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Ets, con il sostegno di Fondazione Enel (come knowledge partner) e di Unioncamere, nel Rapporto “L’impatto del Pnrr sullo sviluppo sostenibile dell’Italia e dei suoi territori”, grazie allo sviluppo di un modello di analisi originale.
Secondo le stime dell’ASviS, il Pnrr ha permesso di colmare circa il 39% della distanza che l’Italia aveva nel 2021 rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Si tratta di un risultato significativo, ma non sufficiente: per raggiungere tutti i Target dell’Agenda 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. È una cifra consistente, ma non impossibile da realizzare a patto che il Piano strutturale di bilancio definito nel 2024 sia rivisto nel 2027 per incorporare tale spesa.
Investimenti disomogenei
Il Rapporto evidenzia una forte concentrazione degli investimenti del Pnrr in alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote maggiori sono destinate all’energia (Goal 7), all’innovazione (Goal 9) e alle città (Goal 11). Trascurabili o completamente assenti le spese direttamente orientate alla lotta contro la fame (Goal 2), alla parità di genere (Goal 5), alla riduzione delle disuguaglianze (Goal 10), alla tutela degli ecosistemi marini e terrestri (Goal 14 e Goal 15) e alla cooperazione (Goal 17).

Emergono inoltre significative differenze territoriali negli investimenti, legate al contesto socioeconomico, alle criticità e ai punti di forza delle singole Regioni. Ad esempio, nel Mezzogiorno, dove il tasso di abbondono scolastico è più elevato, si concentrano gli investimenti per il supporto educativo a bambine, bambini e adolescenti. Altre misure, invece, presentano una distribuzione dei fondi più uniforme, come nel caso dell’installazione di energia solare o dell’aumento delle borse di studio per dottorandi.
Oltre a fornire un’analisi a livello nazionale, il Rapporto propone anche una valutazione territoriale. Tra le Regioni che beneficiano maggiormente del Pnrr nell’avanzamento verso l’Agenda 2030 ci sono l’Abruzzo, le Marche e la Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano la Provincia autonoma di Bolzano, la Liguria, la Provincia autonoma di Trento e l’Umbria.
Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima, inoltre, i fabbisogni finanziari aggiuntivi necessari al raggiungimento di 11 Obiettivi. Tali necessità variano sensibilmente tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio.
