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Con il Piano nazionale di Ripresa e resilienza in fase conclusiva, l’Alleanza esamina gli impatti del Piano sul Paese. Giovannini: “Un modello non solo giusto ma replicabile” per le politiche future. Montanino: importante discutere gli obiettivi, ancora prima delle misure. 13/03/26
Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma non solo: politiche territoriali, metodologie e strumenti di analisi. Questi solo alcuni dei temi emersi dal convegno di presentazione del Rapporto ASviS “L’impatto del Pnrr sullo sviluppo sostenibile dell’Italia e dei suoi territori”, svolto il 13 marzo nella sede del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel).
A introdurre il dibattito Marcella Mallen, presidente dell’Alleanza: “Il Pnrr ha rappresentato un passaggio importante per far muovere l’Italia in una direzione più sostenibile”, ha sottolineato Mallen, focalizzando l’attenzione in particolare sulle realtà regionali e locali, campionesse di pragmatismo per la loro capacità di trasformare “le politiche in azioni”. Allo stesso tempo, però, ha detto Mallen, “non possiamo ignorare che il governo Meloni abbia espresso delle critiche, in particolare sui rischi del Green Deal, che rischiano di intralciare o indebolire l’intero processo”.
“I governi passano ma la società civile resta”, ha risposto Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, sottolineando il grande lavoro degli oltre 300 aderenti dell’Alleanza. “Abbiamo parlato per molti anni in termini di obiettivi da raggiungere, dei soldi spesi. Ma si è parlato poco di cosa il Pnrr avrebbe effettivamente dovuto trasformare, in Italia, e se l’ha fatto”, ha proseguito, approfondendo il tema della giornata. Perché proprio con questo interrogativo è nato il documento dell’Alleanza. Un interrogativo e un obiettivo: comunicare che il metodo del Pnrr “non è solo giusto ma anche replicabile. E da adesso in poi”, ha chiosato Giovannini, “ci auguriamo che ci sia una ricerca approfondita sugli impatti”, in particolare in vista delle prossime elezioni nazionali (che si terranno nel 2027) e delle priorità di bilancio europee per il periodo 2028-2034, su cui l’Italia dovrà farsi trovare necessariamente pronta.
“Il nostro obiettivo è creare modelli che possano essere replicati nel tempo”, ha esordito Giulia Genuardi, Direttrice della Fondazione Enel, tra le realtà promotrici del Rapporto. Un modello che non deve restare “soltanto un esercizio analitico”, bensì trasformarsi in “metodologia”. Come? Utilizzando i dati per orientare le scelte di politica pubblica; dando rilevanza non solo agli investimenti ma anche agli impatti che gli investimenti generano; costruendo una “governance che si basi sull’evidenza dei dati” e, ultimo ma non meno rilevante, “leggere gli scenari”, intercettando le politiche migliori per un futuro sostenibile. Per questo “è importante programmare” e per farlo serve “coerenza, concretezza e pragmatismo”.
Su metodo e metodologia anche l’intervento di Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere, che ha analizzato le novità apportate del Rapporto ASviS. “Questo rapporto consente prima di tutto di superare una diatriba che periodicamente si presenta: tra la programmazione dall'alto e le prospettive territoriali”; la seconda novità riguarda l’impatto delle politiche pubbliche e il modo di analizzarlo, “valutando l'effetto che realmente hanno avuto le iniziative, le policy perseguite, i progetti realizzati sulla società economica civile”. Infine, ha sottolineato Tripoli, “il Rapporto consente di fare un altro passo avanti che secondo me è importante: misurare l'influenza reciproca che le diverse politiche hanno l’una con l'altra”.
Manlio Calzaroni, Responsabile dell’area ricerca dell’ASviS e autore del Rapporto (insieme ad Alessandro Ciancio e Camilla Sofia Grande), ha esposto il documento nello specifico. Secondo le stime dell’ASviS, il Pnrr ha permesso di colmare circa il 39% della distanza che l’Italia aveva nel 2021 rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Si tratta di un risultato significativo, ma non sufficiente: per raggiungere tutti i Target dell’Agenda 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. Una cifra consistente, ma non impossibile da realizzare a patto che il Piano strutturale di bilancio definito nel 2024 sia rivisto nel 2027 per incorporare tale spesa.
Il Rapporto evidenzia anche le diverse concentrazioni di investimenti a seconda dei Goal. Le quote maggiori sono destinate all’energia (Goal 7), all’innovazione (Goal 9) e alle città (Goal 11). Trascurabili o completamente assenti le spese direttamente orientate alla lotta contro la fame (Goal 2), alla parità di genere (Goal 5), alla riduzione delle disuguaglianze (Goal 10), alla tutela degli ecosistemi marini e terrestri (Goal 14 e Goal 15) e alla cooperazione (Goal 17).
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L’obiettivo del documento, ha commentato Calzaroni, è “capire come siamo messi”, come sono stati distribuiti i fondi all’interno del panorama dei 17 Goal e quale impatto queste politiche hanno avuto sugli obiettivi quantitativi. Anche se a volte non è stato possibile scendere nel dettaglio perché, ha avvertito Calzaroni, “c’è carenza di informazioni”, informazioni che corrispondono a “quanti ospedali servono, quanti asili nido, quanti autobus elettrici circolano sulle nostre strade”.
La seconda parte dell’evento è stata moderata da Eva Giovannini, giornalista di Rai News 24, che ha approfondito con gli speaker la loro visione dei risultati del Pnrr, nonché delle analisi contenute nel Rapporto ASviS.
“Tra le innovazioni che il Pnrr ha apportato all’Italia c’è senza dubbio la messa a disposizione dei dati”, ha ricordato Carlo Altomonte, direttore del Pnrr Lab, SDA Bocconi. “Dati pubblici che possono essere sfruttati e utilizzati per disegnare le policy desiderate”. Per esempio, ha ricordato Altomonte, abbiamo potuto sapere che la percentuale di posti a disposizione negli asili nido a Napoli è passata dal 9% (prima degli investimenti del Piano) al 28%. Il professore della Bocconi ha poi dato ampio spazio al tema delle riforme, sottolineando in particolare come, nonostante un taglio del 50% dei tempi del permitting (processo burocratico per ottenere autorizzazioni e nulla osta per costruire e modificare impianti e infrastrutture) ci sia ancora molto da lavoro da fare, per esempio sulla digitalizzazione dei comuni.
“Al contrario di quanto si dice, il Pnrr in Italia ha un potere narrativo fortissimo”, ha commentato Alise Pennisi, Direttore generale dell’Unità di missione Next Generation Ue del ministero dell’Economia e delle finanze. Il Rapporto ASviS, ha dichiarato Pennisi, è uno “strumento ricchissimo per conoscere quel mosaico che è il nostro Paese”. Inoltre, “ha superato l’approccio macroeconomico”, fornendo una “lettura dettagliata di quei fenomeni sociali, ambientali e dei servizi pubblici sottostanti”. Il punto, infatti, “non sono gli euro, gli investimenti, ma i prodotti di questi investimenti”. Ma, secondo Pennisi, nel Rapporto, “mancano tutte le altre politiche”, da quelle “trainate” dalle misure del Pnrr (e che non vi rientrano) a quelle private.
“Con questo Rapporto, credo che siamo di fronte a un salto di qualità nella discussione delle politiche pubbliche”, ha dichiarato Andrea Montanino, Direttore strategie settoriali e impatto Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), altra realtà che ha contribuito al Rapporto. È sempre stato difficile, ha proseguito Montanino, comporre un’analisi delle politiche pubbliche, ma ancora più difficile orientare il decisore, poiché spesso “si discutono le misure ma non gli obiettivi che ci stiamo ponendo”. Quindi, cosa fare? Prima di tutto, strutturare quale tipo di intervento si vuole mettere in campo e con quali target. “Si fissino degli obiettivi quantitativi” e, sulla base di quelli, si potrà finalmente valutare l’efficacia delle politiche messe in campo. Secondo punto: “Sfruttare la disponibilità dei dati”, associandoli alle singole politiche. Infine “introdurre la cultura del feedback. Al funzionario pubblico viene chiesto di spendere rispettando le norme e il più velocemente possibile. Ma raramente si chiede di spendere i fondi bene”. Proprio per questo motivo il Rapporto ASviS ha spostato la sua attenzione “dalla spesa al risultato”, un tipo di impostazione che anche Cdp ha integrato nella sua struttura di valutazione interna.
Per Maria Benedetta Francesconi, Direttore generale della Dg coordinamento, gestione progetti e supporto tecnico del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase), queste analisi sono fondamentali per il futuro, in particolare per unire le politiche nazionali a quelle locali. “Combinare una programmazione centralizzata con politiche di coesione, coordinare l’intervento pubblico sulle traiettorie territoriali”, questo deve essere l’obiettivo. Il Pnrr, ha sottolineato con piacere Francesconi, “ha spinto verso riforme che in una programmazione ordinaria avrebbero richiesto molto più tempo”. Anche Francesconi sul tema dell’importanza dei dati, che possono testimoniare i “risultati concreti” da portare all’attenzione dell’opinione pubblica.
“Ci piace immaginare che questo modello possa essere utilizzato per chi è chiamato a prendere decisioni”, ha commentato Giovannini, in chiusura di convegno. E non solo per oggi, ma anche per il domani. “La discussione politica è soprattutto sul futuro. Perché se non pensiamo al futuro, il futuro penserà a noi”.
