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Spopolamento, carenza di servizi e frammentazione delle politiche segnano questi territori, che offrono servizi ecosistemici. Occorre passare da una logica assistenziale a una strategia abilitante e coordinare le strategie esistenti. 11/05/26
Le aree montane non sono una semplice periferia, ma una leva strategica per il futuro del Paese. È questo il messaggio centrale del documento “Sviluppo sostenibile per le regioni montane: dalla marginalità alla centralità”, pubblicato l’11 maggio dal sottogruppo di lavoro ASviS “Montagna e Aree interne” in occasione dell’evento “Sviluppo sostenibile per le regioni montane”, che propone un cambio di paradigma nelle politiche territoriali italiane ed europee.
In un contesto globale segnato da crisi climatica, disuguaglianze crescenti e ritardi nell’attuazione dell’Agenda 2030, le montagne assumono un ruolo cruciale. Coprono circa un quarto delle terre emerse e garantiscono servizi essenziali come acqua, biodiversità e risorse naturali, da cui dipendono miliardi di persone. Eppure, questi territori continuano a soffrire di spopolamento, carenza di servizi e frammentazione delle politiche pubbliche.
Il documento è articolato in più sezioni: dopo un inquadramento internazionale ed europeo, analizza il quadro normativo nazionale e le disuguaglianze territoriali, per poi approfondire il necessario cambio di paradigma, il ruolo dei servizi ecosistemici e le opportunità offerte dalla Nature Restoration Law. Nella parte finale vengono evidenziate le criticità delle politiche di coesione e avanzate proposte operative per il rilancio delle aree montane.
Il documento evidenzia come, nonostante l’impegno delle Nazioni Unite e dell’Unione europea, le strategie attuali risultino spesso disallineate e poco efficaci a livello territoriale. Anche in Italia, il nuovo quadro normativo – dalla legge 131/2025 alla Strategia per la Montagna Italiana – presenta criticità legate alla governance, alla classificazione dei comuni montani e alla frammentazione delle risorse.
Al centro della proposta vi è la necessità di riconoscere il valore dei Servizi Ecosistemici forniti dalle aree montane, introducendo strumenti di compensazione e modelli di sviluppo capaci di integrare ambiente, economia e coesione sociale. Si tratta di passare da una logica assistenziale a una strategia abilitante, che valorizzi il capitale naturale e sostenga le comunità locali.
Tra le priorità indicate: contrastare lo spopolamento attraverso politiche per i giovani e i nuovi residenti, rafforzare i servizi essenziali e la connettività digitale, sostenere le filiere produttive locali e promuovere modelli di governance territoriale più integrati e partecipativi.
Il documento richiama inoltre l’urgenza di coordinare le diverse strategie esistenti – dalla Strategia nazionale per le aree interne alle Green Communities – superando il cosiddetto “paradosso strategico”: la proliferazione di piani che faticano a tradursi in azioni concrete.
In questa prospettiva, il principio di equità territoriale emerge come chiave di lettura trasversale: garantire pari accesso a servizi, opportunità e investimenti indipendentemente dalla collocazione geografica significa riconoscere alle aree montane non solo specificità e fragilità, ma anche un ruolo strutturale nell’equilibrio complessivo del Paese. È su questa base che il documento propone di riorientare politiche e risorse, superando logiche frammentarie e costruendo un modello di sviluppo realmente inclusivo e sostenibile.
