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Dall’Acquario di Genova il Festival mette al centro il mare: dalla rigenerazione degli ecosistemi alle nature based solutions, istituzioni, imprese e ricerca chiedono investimenti e una nuova governance. 21/05/26
Mari e oceani svolgono servizi ecosistemici essenziali per l’equilibrio del pianeta: regolano il clima, immagazzinano carbonio, producono ossigeno e garantiscono risorse vitali per il benessere umano. Eppure, la pressione crescente delle attività antropiche, ne sta compromettendo la rigenerazione. È con queste premesse che si è svolto all’Acquario di Genova l’evento “Nel blu, dipinto di blu”, del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso dall’ASviS. L’incontro, aperto nel ricordo di Monica Montefalcone, biologa marina e docente di Ecologia all’Università di Genova, scomparsa tragicamente insieme al suo team durante una spedizione di ricerca alle Maldive, ha messo in evidenza l’importanza della “blue economy”. Tutor della giornata sono stati Iren e la campagna “A Buon Rendere”, promossa dall’Associazione comuni virtuosi.
L’evento, moderato dalla giornalista Rai Donatella Bianchi, si è aperto con i saluti di Tiziana Beghin, assessora al commercio e artigianato, turismo e marketing territoriale del Comune di Genova: “Genova ha subito politiche ambientali scellerate. Oggi la città vive anche la pressione dell’overtourism e per questo stiamo cercando di promuovere un turismo lento e sostenibile. Puntiamo inoltre sulla rigenerazione urbana e sull’economia circolare. Il mare è la nostra identità, la nostra risorsa: ripristinare gli ecosistemi significa perseguire uno sviluppo di tipo sostenibile”.
A seguire, Beppe Costa, presidente e AD di Costa Edutainment, ha ricordato il ruolo educativo dell’Acquario: “Ieri abbiamo pubblicato il nostro bilancio di sostenibilità, che rappresenta un impegno concreto sulla responsabilità sociale. L’Acquario appartiene ai genovesi e il nostro compito è fare in modo che sia un centro di educazione sul mare e sulla biodiversità. Circa l’80% dei visitatori esce da qui con una sensibilità maggiore verso il rispetto ambientale”.

Il keynote iniziale è stato affidato a Telmo Pievani, professore ordinario del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova, che ha richiamato la necessità di una trasformazione culturale: “Oggi, più che di biodiversità, vorrei parlare di soluzioni culturali. In molte parti del mondo si sta iniziando a discutere del riconoscimento di una personalità giuridica per le risorse naturali. All’inizio ero scettico, ma sto cambiando idea. Nell’estate del 2019 un ghiacciaio islandese è stato dichiarato morto e uno scrittore decise di collocare una targa con scritto: ‘Questo monumento testimonia che sappiamo cosa sta accadendo e cosa dovremmo fare, ma solo voi saprete se lo abbiamo fatto’. Se diciamo che un ghiacciaio muore, allora significa che prima era vivo. Nel suo primo ordine esecutivo Donald Trump ha riaperto le trivellazioni in Alaska, cancellando i diritti delle popolazioni native. Quasi un terzo della popolazione del Madagascar dipendeva dai fondi statunitensi per lo sviluppo, anche questi cancellati dall’amministrazione Trump. La rivista Lancet ha stimato che i tagli potrebbero provocare la morte prematura di 14 milioni di persone, di cui 4,5 milioni di minori sotto i cinque anni. Anche a Venezia si sta lavorando per il riconoscimento della Laguna come soggetto giuridico. Il punto è ampliare il nostro spazio mentale e tutelare altre identità: in fondo anche le imprese, pur non essendo persone, possiedono una personalità giuridica”.
Nel panel “Nature First”, dedicato alla difesa della natura, Simona Bondanza, Head of sustainability and public affairs di Costa Edutainment, ha sottolineato il ruolo educativo delle strutture dedicate al mare: “I bambini riconoscono l’Agenda 2030 e colpisce vedere come riescano a collegare il percorso di visita dell’Acquario con la sostenibilità. Oggi tutti gli acquari sono chiamati a contribuire a un cambiamento culturale, lavorando sui comportamenti che le persone adottano fuori dalle strutture. Si tratta di un progetto sociale: attraverso le nostre strutture, visitate ogni anno da circa tre milioni di persone, proviamo a essere soggetti attivi del cambiamento”.
Su ricerca e biodiversità si è soffermata Silvia Lavorano, curatrice generale di Costa Edutainment: “L’Acquario ospita 506 specie, rappresentiamo un vero hotspot di biodiversità e abbiamo il privilegio di poterle osservare quotidianamente grazie al lavoro del nostro staff. Dietro le quinte disponiamo di oltre 220 vasche curatoriali dedicate anche alla ricerca. Oggi sono attivi più di 40 progetti scientifici realizzati insieme ad altri partner e lavoriamo anche sul restauro degli ambienti marini”.
La dimensione internazionale è stata richiamata da Daniela Picco, della Fondazione Msc: “Proteggere il mare significa proteggere il futuro. Per riuscirci serve un approccio sistemico e servono partnership solide tra ricerca scientifica, università, imprese responsabili, istituzioni, società civile e terzo settore. Solo alleanze di questo tipo possono trasformare la consapevolezza ambientale in azioni condivise e in impatti duraturi. Oggi abbiamo attivi una ventina di progetti di conservazione e recupero degli ecosistemi in 60 Paesi del mondo. I nostri biologi stanno studiando coralli resistenti al cambiamento climatico, da utilizzare nelle attività di ripristino delle barriere coralline”.
Sul ruolo dei media è intervenuta Serena Rossetto, responsabile ambiente Rai per la sostenibilità – Esg: “La Rai ha creato nel 2022 una direzione dedicata alla sostenibilità per coordinare i progetti dell’azienda su questi temi. Nel contratto di servizio viene riconosciuta l’importanza della cultura della sostenibilità. Già negli anni ‘70 parlavamo di inquinamento nelle grandi città. Oggi la nostra programmazione è ricca di contenuti televisivi e radiofonici dedicati a questi temi e anche RaiPlay dispone di un’area specifica sulla sostenibilità”.
Per Marco Fiandra, Technical lead di Treedom, “difendere la natura oggi significa proteggere anche la nostra economia. Ripristinare gli ecosistemi costieri è fondamentale per affrontare la crisi climatica, garantire resilienza alle filiere produttive e trasformare le comunità locali nelle vere custodi del territorio e della biodiversità. Molte delle aree più colpite dalla perdita di biodiversità sono ecosistemi ad altissima ricchezza biologica, come le mangrovie. Gli interventi di ripristino devono sempre essere sincronizzati con le esigenze dei territori, solo così si massimizzano i benefici”.
A raccontare la fragilità degli ecosistemi marini è stato poi Paolo Galli, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca: “Nel mio libro ‘Nel blu’ racconto la storia delle Maldive. Un tempo erano famose perché vi si producevano conchiglie utilizzate come monete in tutto il mondo. La collaborazione con l’Acquario ci permette oggi di avere qui un pezzo di Maldive e abbiamo sviluppato brevetti per salvare i coralli. Restano però ancora molte cose da fare: stiamo studiando come far riprodurre i coralli in cattività. Cerchiamo sempre di essere ottimisti, ma va detto che la situazione dei coralli non è delle migliori”.
Sul rapporto tra biodiversità e pianificazione è intervenuta Adriana Del Borghi, dell’Università di Genova e Nbfc: “Abbiamo gestito diversi progetti del National biodiversity future center per misurare e mappare la biodiversità marina e terrestre. Sono coinvolti oltre 2mila ricercatori ed è fondamentale che la biodiversità venga integrata in tutte le pianificazioni. Tra gli obiettivi scientifici c’è anche la valutazione del valore generato da questi interventi. Dobbiamo inoltre combinare gli effetti del cambiamento climatico con le azioni di ripristino. Oggi, in ambito Onu, le Cop sulla biodiversità e sul clima sono ancora separate, ma è fondamentale che dialoghino perché i due fenomeni sono strettamente collegati”.

Nel keynote speech dedicato alla biodiversità marina come bene comune per una blue economy, Roberto Danovaro, professore di ecologia e sostenibilità ambientale all’Università Politecnica delle Marche, ha delineato le priorità operative della rigenerazione ambientale: “Siamo qui per capire meglio cosa dobbiamo fare. Con l’articolo 9 della Costituzione, difendere la biodiversità è diventato un dovere. Se non comprendiamo che la biodiversità è un’infrastruttura essenziale della natura, stiamo andando fuori strada. Il mare ci offre la possibilità di sfamare in modo sostenibile otto miliardi di persone. Restaurare la natura significa riparare habitat marini danneggiati, ricostruire scogliere coralline: è il lavoro di questo secolo. Sentiremo parlare sempre di più di nature based solutions. Anche gli ingegneri più tradizionali stanno riconoscendo che esistono funzioni che la natura svolge meglio di noi, come lo stoccaggio del carbonio. Le Nbs rappresentano il futuro degli investimenti e permettono anche di creare lavoro per le popolazioni locali. Oggi abbiamo perso l’85% dei banchi di ostriche e nessuna soluzione, da sola, sarà sufficiente: dobbiamo cambiare i nostri consumi. Restaurare la natura è possibile ed efficace: ogni euro investito produce ritorni da quattro a venti volte superiori. Il futuro passa anche dai crediti di biodiversità marina, cioè strumenti capaci di coinvolgere il settore privato nella rigenerazione degli ecosistemi. Abbiamo davanti un’opportunità straordinaria: proteggere la biodiversità marina coniugando sviluppo delle energie rinnovabili offshore e tutela degli ecosistemi. Dobbiamo costruire una vera industria del restauro ambientale”.
Nel panel successivo Giovanni Cannata, Rettore dell’Università Mercatorum, ha evidenziato: “Il mare è un sistema che coinvolge 232mila imprese, 1,8 milioni di occupati e filiere che spaziano dalla cantieristica al turismo fino alle aree marine protette. La formazione universitaria digitale rappresenta una leva fondamentale per una blue economy realmente sostenibile. La ricerca scientifica ha fatto enormi passi avanti e oggi si registra anche una nuova apertura verso le scienze sociali. Dobbiamo costruire un approccio multidisciplinare per gestire in modo sostenibile le risorse e le filiere del mare”.
Andrea Cavalleroni, della campagna “A Buon Rendere” per un sistema di deposito cauzionale in Italia, ha sottolineato: “Ogni anno in Italia otto miliardi di imballaggi per bevande sfuggono al riciclo: vengono dispersi nell’ambiente oppure smaltiti in inceneritori e discariche, con costi che ricadono sulle comunità. La politica nazionale ha riconosciuto l’efficacia del sistema di deposito cauzionale come strumento per raggiungere gli obiettivi europei di raccolta e riciclo e per fermare lo sversamento di plastica in mare. Ora il sistema va attuato”.
Per Stefania Lallai, Vice president sustainability di Msc Cargo, “la blue economy rappresenta una prospettiva sempre più rilevante per coniugare competitività, innovazione e tutela del capitale naturale. Da qui nasce il nostro impegno su due fronti: da una parte la riduzione degli impatti delle attività operative e l’efficientamento energetico, dall’altra il supporto alla tutela e alla conservazione degli ecosistemi marini”.
Andrea Mantero, direttore soci e consumatori di Coop Liguria, ha presentato il progetto Foresta Blu: “Coop Liguria, che pone la tutela ambientale tra i valori centrali della propria missione, rinnova la collaborazione con ASviS riconoscendone il valore strategico. In questo quadro presentiamo Foresta Blu, un’iniziativa dedicata alla tutela e al ripristino delle praterie di Posidonia oceanica, polmone silenzioso e vitale del nostro ecosistema marino”.
Sui cambiamenti climatici nel Mediterraneo è intervenuta Emanuela Clementi, Division director regional ocean forecasting systems del Cmcc: “Grazie a sistemi previsionali e di reanalisi marine simuliamo correnti, temperatura, salinità e livello del mare, integrando modelli numerici e dati osservativi. Questi strumenti aiutano a comprendere i cambiamenti climatici, proteggere gli ecosistemi e supportare le attività della blue economy. Il Mediterraneo si sta riscaldando più velocemente della media globale e sta diventando sempre più salino. Questo comporta trasformazioni negli eventi estremi, come le ondate marine di calore. Oggi dobbiamo convivere anche con i Mediterranean hurricane, che hanno impatti significativi sulle comunità”.
Infine, Ilaria Potito, responsabile Esg impact management & projects di FiberCop, ha spiegato: “La capillarità dell’infrastruttura digitale di FiberCop ci rende consapevoli della responsabilità che abbiamo verso gli ecosistemi e i territori attraversati. Abbiamo scelto di valutare il nostro impatto sulla biodiversità per conoscere e gestire le interazioni con l’ambiente in modo sempre più responsabile, guardando alle future generazioni. Abbiamo sovrapposto la mappatura delle nostre infrastrutture con le aree di sensibilità ecologica e, per esempio, analizzato l’impatto delle linee aeree sulla fauna volatile”.
È poi intervenuto Nello Musumeci, ministro per la protezione civile e le politiche del mare: “Il Mediterraneo è un grande malato: reti abbandonate sui fondali, sversamenti di carburante, aumento delle temperature e specie aliene stanno determinando una condizione patologica che dobbiamo affrontare. La transizione necessaria per mantenere l’equilibrio economico, sociale e ambientale è in ritardo, ma dobbiamo fare la nostra parte, come previsto dal Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico e dal Piano del mare. L’economia blu ci incoraggia a proseguire su questa strada”.
In conclusione, Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, ha ricordato: “Riforme e investimenti per lo sviluppo sostenibile rappresentano la risposta migliore all’instabilità globale che stiamo vivendo. La sostenibilità conviene anche sul piano economico: la decarbonizzazione e l’economia circolare offrono all’Italia una grande opportunità di maggiore autonomia, competitività e solidità finanziaria. La consapevolezza non deve riguardare solo i rischi, ma anche le opportunità. Abbiamo davanti 18 mesi cruciali: tra poche settimane il governo farà il punto sull’Agenda 2030 all’High Level Political Forum. I dati ci mostrano ecosistemi in continuo degrado. Dopo questo bagno di realtà, l’Italia deve lavorare entro fine anno alla nuova Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Se verrà costruita in modo integrato, secondo le regole europee, nel 2027 il Paese potrebbe finalmente disporre di un vero piano strategico quinquennale, invece di un insieme di misure frammentate. È un’opportunità che non possiamo perdere”.
