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Dagli ASviS Talk proposte e messaggi per rendere concreti i Goal dell’Agenda 2030
Diritto al cibo, protezione dei beni pubblici globali, il rapporto tra clima e salute: questi alcuni dei temi toccati nei dieci dibattiti online organizzati dai Gruppi di lavoro ASviS nel Festival dello Sviluppo Sostenibile. 04/06/26
Distribuiti durante tutto l’arco della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, gli ASviS Talk hanno rappresentato importanti momenti di confronto tra esperte ed esperti, stakeholder istituzionali e della società civile, sulle diverse tematiche riguardanti i 17 Goal dell’Agenda 2030. Trasmessi in streaming dagli studi di Micromegas, a Roma, gli eventi organizzati dai Gruppi di lavoro ASviS hanno offerto spunti di riflessione, proposte e raccomandazioni per rendere concreta l’attuazione dei target in scadenza tra soli quattro anni.
La programmazione ha preso il via con l’evento del 4 maggio "Il rapporto tra imprese e finanza per promuovere lo sviluppo sostenibile", curato dal Gruppo di lavoro ASviS sulla Finanza per lo sviluppo sostenibile, che ha messo in evidenza come la sostenibilità sia ormai una scelta strategica definitiva per molte imprese che continuano a investire in competenze e processi, considerandola un pilastro del proprio modello di business e di competitività. Il dialogo costruttivo tra sistema produttivo e finanziario riduce infatti i rischi e genera valore a lungo termine. Per accelerare questa crescita, la finanza sostenibile punta su metriche Esg (environmental, social and governance) robuste, trasparenza e programmi di formazione mirati a supportare anche il tessuto delle micro, piccole e medie imprese.
L'evento del 7 maggio “Le fondazioni abilitatori di partnership sociali per promuovere il cambiamento”, organizzato dal Gruppo di lavoro Fondazioni per lo sviluppo sostenibile, ha invece inteso indagare come diverse tipologie di fondazioni possano agire in sinergia e creando partnership per attuare l’Agenda Onu. Dalla comparazione di quattro casi differenti di buone pratiche, sono state individuate leve e modelli di abilitazione del cambiamento sociale, evidenziando il ruolo chiave che le fondazioni svolgono sui territori e negli ambiti di riferimento.
Dall’ASviS Talk dell’11 maggio “Sviluppo sostenibile per le regioni montane”, organizzato dal Gruppo di lavoro sul Goal 11, è emerso un messaggio forte e chiaro: la montagna non può essere vista come un tema settoriale, ma deve essere trattata globalmente. È necessario trasformare le aree montane da marginali a centrali per lo sviluppo sostenibile. Per contrastare la crisi climatica e lo spopolamento, occorre inoltre rafforzare la governance e garantire servizi essenziali e connettività digitale, incrementando i fondi per lo sviluppo delle montagne italiane, ritenuti insufficienti. In questo senso, è centrale il riconoscimento economico dei servizi ecosistemici con un patto città-montagna e l'attuazione della Nature restoration law. Tutte le proposte sul tema sono state raccolte in un position paper redatto dal Gruppo.
Dall'evento che si è tenuto il 14 maggio “Che giorno sarà domani? L’Agenda 2030 attraverso le giovani generazioni”, curato dai Gruppo di lavoro sulle organizzazioni giovanili e sui Goal 4, 8 e 10, è emerso come i giovani agiscano già nel presente con competenze globali per affrontare la complessità del sistema attuale. Per sostenerli, servono però ecosistemi inclusivi, basati su un mentoring reciproco e sulla valorizzazione delle identità plurali a scuola e sul lavoro. La partecipazione giovanile non è in calo, ma sta vivendo una metamorfosi che si sposta verso l'attivismo digitale e i bisogni concreti. Istituzioni e scuole devono quindi superare l'ascolto passivo e co-progettare spazi paritari per trasformare l'immaginazione delle nuove generazioni in innovazione condivisa.
Il dibattito del 15 maggio “Quale tecnologia per la transizione energetica? Il mito della neutralità tecnologica”, organizzato dal Gruppo di lavoro sui Goal 7 e 13, ha messo in discussione il concetto di neutralità tecnologica, definito come una scelta politica che finisce per favorire il mantenimento dei combustibili fossili. Attraverso dati su emissioni, costi, occupazione e sostenibilità, è stato sostenuto da esperti ed esperte che le energie rinnovabili ed elettriche sono le soluzioni più efficaci per affrontare la crisi climatica e ridurre la dipendenza energetica. I relatori intervenuti hanno evidenziato come il ritardo italiano nella transizione stia penalizzando competitività, occupazione e sicurezza energetica, mentre esempi europei come la Spagna mostrano i vantaggi degli investimenti nelle rinnovabili. Il ruolo della partecipazione pubblica e della società civile è centrale per definire le politiche energetiche presenti e future.
L’ASviS Talk "Insicurezza alimentare, insicurezza sociale", promosso dai Gruppi di Lavoro sui Goal 2-12 e 1-10 e tenutosi il 18 maggio, ha approfondito invece il tema dell’insicurezza alimentare in Italia attraverso una prospettiva multidimensionale, evidenziando come il fenomeno non sia determinato dalla disponibilità di cibo, ma dalle disuguaglianze economiche, sociali e territoriali che limitano l’accesso a un’alimentazione sana e sostenibile. Il confronto tra istituzioni, ricerca e società civile ha sottolineato, inoltre, la necessità di superare approcci settoriali, promuovendo politiche integrate in grado di affrontare le interconnessioni tra povertà, vulnerabilità sociale e sistemi alimentari. Durante il dibattito è stato presentato un documento redatto dal Gruppo di lavoro sul tema e sono state evidenziate alcune delle proposte che ASviS ha formulato, tra cui la promozione, anche sotto il profilo normativo, del diritto al cibo.
Il 19 maggio è stata la volta dell’ASviS Talk “Clima e salute: una sfida sistemica”, organizzato del Gruppo di lavoro sul Goal 3, che ha lanciato un messaggio molto chiaro: siamo indotti a pensare al clima come a un problema di natura ambientale, ma la realtà ci tocca molto più da vicino, salute e clima sono la sfida sistemica dei nostri tempi. Il calore estremo, l'inquinamento e i disastri naturali entrano prepotentemente nelle nostre vite moltiplicando il rischio di nuove malattie infettive, aggravando le patologie croniche e colpendo in modo drammatico le persone più fragili. Il benessere delle persone dipende in modo inscindibile dall'equilibrio degli ecosistemi, dimostrando che curare il pianeta è ormai l'unica via per proteggere noi stessi. Ripensare gli spazi delle città, promuovere il verde urbano e trasformare le scelte politiche quotidiane, rappresenta oggi la forma più potente di medicina preventiva per salvaguardare il nostro futuro.
La crisi ecologica accelera, aggravata dal declino del multilateralismo e dall’indebolimento delle istituzioni nate per garantire pace e cooperazione. Con le crescenti minacce al benessere delle persone, occorre tutelare la natura e ripristinare gli ecosistemi degradati, come indicato dal Decennio Onu per il ripristino degli ecosistemi e, in Europa, dalla Nature restoration law approvata nel 2024. Per quanto riguarda l'Italia, l'evento del 21 maggio organizzato dal Gruppo di lavoro sui Goal 6-14 e 15 "La Nature Restoration Law e Valutazione Di Impatto Generazionale" ha posto l’accento sulla necessità che questi orientamenti si traducano in azioni concrete, facendo leva sulla riforma costituzionale degli articoli 9 e 41 e sulla legge del 2025 che introduce l’obbligo della Valutazione di Impatto Generazionale per ogni nuova politica pubblica.
Il dibattito “Come uscire dal disordine globale”, tenutosi il 25 maggio e organizzato dal Gruppo di lavoro sui Goal 16 e 17, ha focalizzato l’attenzione sulla crisi profonda che sta attraverso il sistema multilaterale, messo sotto pressione da guerre, rivalità geopolitiche, nazionalismi e indebolimento della cooperazione internazionale. Al centro del confronto è emersa la necessità di difendere i beni pubblici globali — pace, clima, sicurezza alimentare, biodiversità e diritti — attraverso nuove forme di dialogo e governance condivisa. Gli interventi hanno sottolineato che il multilateralismo non può più essere soltanto istituzionale, ma deve essere rilanciato anche “dal basso”, coinvolgendo città, società civile, movimenti sociali, giovani e media."
L’evento del 27 maggio “Infrastrutture e innovazione. Quali strategie dopo il Pnrr?”, organizzato dal Gruppo di lavoro sul Goal 9, ha messo in luce come il Piano nazionale di ripresa e resilienza, oltre ad aver contribuito alla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, abbia introdotto un nuovo modello di pianificazione e lavoro basato sulla performance, cioè sulla capacità di progettare e portare a termine le opere entro una data prestabilita. Il Pnrr ha, inoltre, garantito la possibilità di lavorare con flessibilità, ridefinendo e riadattando i target, e stimolato la partecipazione (di imprese, enti e cittadinanza) alla valutazione di impatto ambientale.
