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Dal Future Brief di Randstad Research quattro scenari al 2032 per il settore sanitario
Quale sarà il futuro delle professioni sanitarie? Il documento affronta la domanda guardando a due grandi sfide: l’invecchiamento della popolazione e la trasformazione digitale. Ecco qual è lo scenario ideale.
Il Servizio sanitario nazionale si trova di fronte a scelte cruciali. Invecchiamento della popolazione, carenza di personale, trasformazione digitale e nuove vulnerabilità globali impongono una strategia di lungo periodo. È il quadro tracciato dal Future brief Il futuro delle professioni sanitarie in Italia di Randstad Research, nell’ambito dell’iniziativa Ecosistema Futuro, che costruisce quattro scenari al 2032 per stimolare un confronto tra decisori pubblici e stakeholder.
Il documento si configura come il primo di una serie di Future brief, testi rivolti principalmente a decisori pubblici e privati, generalmente brevi e facilmente usufruibili anche dai media e dai non esperti. I brief offrono una base conoscitiva fondata su una rappresentazione solida e credibile delle alternative e delle possibili conseguenze derivanti dalle scelte, stimolando il dibattito e spingendo il lettore a immaginare i diversi futuri possibili e le opportunità e i rischi che ne derivano.
I numeri riportati dallo studio fotografano una situazione delicata: l’Italia investe in sanità pubblica il 6,2% del Pil, sotto la media Ue, e registra un forte squilibrio tra medici e infermieri (rapporto 1,54 contro il 2,16 europeo). Le stime più recenti indicano un deficit di circa 25mila medici e oltre 250mila infermieri, mentre quasi il 27,9% dei medici di base ha più di 65 anni. Intanto l’invecchiamento aumenta la domanda di assistenza a lungo termine e mette sotto pressione la sostenibilità del sistema. Il Brief propone tre scenari “estremi” per evidenziare i rischi di politiche sbilanciate e una visione ideale.
Gli scenari al 2032
Nel primo, la sanità digitale, si punta tutto su telemedicina, Intelligenza artificiale e Fascicolo sanitario elettronico 2.0. L’innovazione migliora alcuni processi, ma la carenza di personale, le condizioni di lavoro e il digital divide restano irrisolti, con il rischio di accentuare le disuguaglianze.
Nel secondo, la sanità senior-centrica, si rafforzano assistenza territoriale, riqualificazione del personale e long term care, con Case di Comunità e servizi domiciliari più diffusi, mentre si riducono le liste d’attesa. Tuttavia, la trasformazione tecnologica resta marginale, limitando efficienza e qualità.
Nel terzo, il “futuro-passato”, si investe nel modello tradizionale del Servizio sanitario nazionale, migliorando condizioni di lavoro e assunzioni, ma con liste d’attesa proibitive e senza innovazione organizzativa e digitale, con un sistema meno flessibile e poco preparato alle emergenze.
La visione ideale integra invece gli elementi positivi dei tre scenari: investimenti in tecnologie, pieno sviluppo della medicina territoriale, valorizzazione del capitale umano (salari competitivi, nuove competenze digitali e trasversali), governance capace di ridurre le disparità regionali e adozione dell’approccio “One Health”.
Le “wild cards”: cosa può sconvolgere il percorso
Il percorso verso uno scenario desiderabile potrebbe essere sconvolto da eventi ad alto impatto: nuove pandemie, crisi economiche profonde, tensioni geopolitiche che indeboliscano la cooperazione internazionale, o resistenze culturali all’innovazione.
Proprio per questo, sottolinea il Brief, è urgente evitare lo status quo e orientare le politiche sanitarie verso una strategia coerente di lungo periodo.
Il messaggio del documento è netto: risposte parziali generano nuovi squilibri. Per garantire il diritto alla salute — in linea con l’Obiettivo 3 “Salute e benessere" dell’Agenda 2030 — serve una trasformazione profonda che metta al centro professionisti e professioniste, innovazione e prevenzione. La tenuta del welfare italiano passa anche da qui.
Scarica il future brief in italiano e in inglese
di Flavia Belladonna
