Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
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The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

La pesca ricreativa in Italia: tra benefici e impatti sugli ecosistemi sottovalutati

La pesca ricreativa coinvolge oltre un milione di italiani, genera un indotto economico rilevante e incide sugli stock ittici. Un report del Cnr chiede più dati e una gestione basata sull’evidenza scientifica. 02/02/26

lunedì 2 febbraio 2026
Tempo di lettura: min

La pesca ricreativa è una delle principali attività di sfruttamento delle risorse marine a livello globale e coinvolge milioni di persone. Nei Paesi industrializzati si stima che fino al 10% della popolazione pratichi, in forme diverse, questa attività, spesso per passione più che per necessità economica. Si tratta di un fenomeno di massa che solleva interrogativi sulla sostenibilità ambientale, i benefici sociali e sulla capacità delle politiche pubbliche di governarlo in modo efficace. È in questo contesto che si inserisce il report del CnrStrumenti di supporto alla gestione della pesca ricreativa”, che analizza il peso sociale, economico e ambientale del settore, sottolineando come la sua conoscenza resti frammentaria, soprattutto nel contesto italiano.

Un peso invisibile: tra economia e impatti ambientali

A livello globale i pescatori ricreativi sono circa cinque volte più numerosi di quelli commerciali. Eppure, mentre per la pesca commerciale il valore economico in termini di reddito e occupazione e gli impatti ambientali sono ampiamente documentati, per la pesca ricreativa si sa ben poco. Eppure, per alcune specie chiave come il branzino europeo o il merluzzo nordico, le catture ricreative raggiungono livelli significativi: in alcune zone possono persino superare quelle della pesca commerciale.

Gli impatti ambientali della pesca ricreativa sono molteplici, interconnessi ma spesso sottovalutati dalle agende politiche”, sostiene Luca Bolognini, coordinatore scientifico del Cnr. “Essi non si limitano alla pressione esercitata sugli stock: includono anche alterazioni della struttura genetica delle popolazioni, l’introduzione di specie aliene, il disturbo della fauna e il degrado degli habitat - ci spiega Silvia Ferrini dell’Università di Siena e del Centre for social and economic research on the global environment, autrice dello studio insieme a Jacopo Di Stefano dell’Università di Trento -. Parliamo di un comparto capace di generare un indotto economico rilevante, alimentato dalle spese per attrezzature, licenze, servizi turistici e attività commerciali collegate. È praticata da oltre un milione di italiani ma nonostante ciò, la pesca ricreativa è raramente studiata e resta ai margini dei programmi di monitoraggio nazionali ed europei, riducendo così la capacità dei decisori pubblici di adottare interventi fondati su dati solidi”.

Pur distinguendosi dalla pesca commerciale per finalità e modalità, quella ricreativa insiste sugli stessi stock ittici, rendendo necessaria una visione integrata della gestione della pesca. A livello europeo, il numero di pescatori ricreativi è stimato tra gli otto e i 10 milioni, con una spesa complessiva annua che si aggira intorno ai sei miliardi di euro.

 

Pesca ricreativa: il caso italiano

Il Rapporto del Cnr nasce con l’obiettivo di colmare questo vuoto conoscitivo, rendendo visibili i benefici economici e socioculturali della pesca ricreativa e mostrando come tali elementi possano essere integrati in modo sistematico nei processi decisionali.

Al centro dello studio vi è l’uso dell’Analisi di bilanciamento dei livelli (Abl), un sistema modulare di supporto alle decisioni che combina indicatori biofisici, monetari e qualitativi, consentendo una valutazione olistica degli impatti e dei benefici del settore – continua Ferrini -. Il documento ricostruisce il quadro normativo europeo e italiano, passa in rassegna i principali metodi di valutazione dei benefici socioeconomici e presenta due casi studio italiani, dedicati alla pesca ricreativa del tonno rosso e alla raccolta del mosciolo anconetano, mostrando come le indagini empiriche possano tradursi in indicazioni operative per la gestione”.

In Italia la pesca ricreativa del tonno rosso rappresenta un ambito di studio ancora poco esplorato. L’indagine, condotta su 202 pescatori ricreativi e sportivi e realizzata tramite questionario con il supporto della Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee (Fipsas), restituisce un primo quadro strutturato del settore. La pesca ricreativa del tonno rosso è praticata in larga parte da uomini con un’età media di 46 anni e un livello di istruzione mediamente elevato e non è associata a specifiche condizioni socioeconomiche. Tuttavia produce una spesa media annuale di circa 9000 euro e fornisce un occasione di svago e socializzazione molto importante.

Dall’indagine emerge anche un forte coinvolgimento personale dei pescatori, testimoniato dal fatto che oltre due terzi degli intervistati ha partecipato ad almeno una competizione nella stagione precedente. Sul piano delle percezioni ambientali, i risultati mostrano una consapevolezza diffusa delle criticità legate allo stato della risorsa: il 63,9% ritiene che la sostenibilità del tonno rosso sia minacciata da un eccessivo livello di pesca. Allo stesso tempo, però, più del 70% degli intervistati auspica un aumento della quota destinata alla pesca ricreativa e non considera eccessivo l’attuale livello di prelievo. L’analisi mette dunque in luce una contrapposizione tra la diffusa consapevolezza di garantire la sostenibilità della risorsa e la richiesta di un assetto regolatorio più favorevole ai pescatori ricreativi.

Per quanto riguarda la pesca ricreativa del mosciolo, dallo studio emerge una pressione significativa sugli stock ittici, con livelli medi di catture per ogni uscita che spesso superano i limiti consentiti per legge.

Entrambe le analisi rivelano l’esistenza di una certa sensibilità verso la salute degli ecosistemi da parte degli italiani, suggerendo ai decisori politici l’esistenza di un margine di accettabilità sociale verso politiche più restrittive sulla pesca - conclude Ferrini -. Tuttavia lo studio rileva la carenza di dati sistematici che limitano la capacità dei decisori pubblici e della comunità scientifica di comprendere pienamente le dinamiche della pesca ricreativa, per includerla nei processi decisionali”.

Rafforzare il monitoraggio, migliorare la qualità dei dati e integrare la dimensione ricreativa nelle politiche di pesca diventa così una condizione necessaria sia per conciliare fruizione delle risorse e tutela degli ecosistemi, e sia per realizzare decisioni pubbliche più eque, trasparenti e fondate sull’evidenza scientifica.

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