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Economist: affitti inaccessibili, quali città europee restano sostenibili?
Secondo il Carrie bradshaw index dell’Economist, in quasi tutte le città europee un reddito medio non basta per sostenere un affitto. L’Italia fa eccezione solo in parte, mentre il divario tra affitti e salari cresce. 10/02/26
Trovare una casa in affitto senza compromettere il proprio reddito è diventato un problema strutturale in gran parte d’Europa, soprattutto per chi vive da solo. Lo mostra il Carrie bradshaw index europeo, elaborato da The Economist, che confronta il costo medio degli affitti con i salari medi nelle principali città del Continente.
Il risultato è netto: in tutti i centri analizzati, tranne otto, una persona con reddito medio fatica a permettersi un affitto sostenibile, definito come una spesa non superiore al 30% del reddito.
Roma si colloca sotto il valore di sostenibilità, come Londra, Parigi e Madrid, mentre solo poche città – prevalentemente tedesche o del Nord Europa – restano sopra la linea di accessibilità.

In poche città l’affitto resta sostenibile
L’indice utilizza i canoni medi di affitto per bilocali, calcolati su dati Eurostat, e li confronta con i salari medi cittadini stimati dall’Economic research institute. Il rapporto tra salario disponibile e salario necessario genera il “Bradshaw score”: un valore inferiore a 1 indica una condizione di non accessibilità.
A Londra, ad esempio, servirebbero 81.800 sterline annue per sostenere un affitto medio senza sforare la soglia, ma il reddito medio si ferma a 55.530 sterline, con un indice pari a 0,68. Anche città come Dublino, Stoccolma e Praga mostrano un peggioramento rapido, con affitti cresciuti molto più velocemente dei salari.
Solo otto città europee superano la soglia di accessibilità. La più conveniente è Bonn, con un Bradshaw score di 1,33, seguita da Berlino (1,01), Berna, Bruxelles, Helsinki e Lione. Un dato che segnala come la sostenibilità abitativa sia sempre più un’eccezione geografica e non la norma nelle aree urbane europee.
L’Italia tra affitti in crescita e prezzi delle case in calo
Il confronto europeo assume contorni particolari se si guarda all’Italia. Secondo il report Housing in Europe 2025 di Eurostat, tra il 2010 e il 2024 i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 53% nell’Ue, ma non in Italia, che insieme a Cipro è l’unico Paese a registrare una riduzione complessiva dei prezzi di acquisto.
Diverso il quadro degli affitti: i canoni sono cresciuti anche nel nostro Paese, in linea con la tendenza europea, che segna un aumento medio del 25% nello stesso periodo. I dati Eurostat mostrano che l’andamento degli affitti in Italia è stato più contenuto rispetto alla media europea. Tra il 2015 e il 2024, l’indice dei canoni cresce meno rispetto al dato Ue. Questo non significa però che l’affitto sia accessibile: il divario tra redditi e costo della casa resta ampio, soprattutto nelle grandi città, dove la pressione abitativa si concentra.
Fig. Evoluzione degli affitti in Italia e nell’Ue (2015=100).

Città e quartieri: un mercato sempre più diseguale
L’analisi di Immobiliare.it insights conferma una forte eterogeneità territoriale. Tra novembre 2024 e novembre 2025, nelle principali città italiane, gli affitti continuano a salire, mentre le compravendite beneficiano di mutui più accessibili e di un rinnovato interesse per la casa come bene rifugio. Roma emerge come una delle città più desiderate per l’acquisto, ma l’accessibilità resta legata alla zona e alla tipologia di immobile, con forti differenze tra quartieri centrali e periferici.
Il peso della casa sui redditi
A livello europeo, nel 2024 le famiglie hanno destinato in media il 19,2% del reddito disponibile ai costi abitativi. Il dato varia sensibilmente tra i Paesi: si va dal 36% in Grecia e dal 26% in Danimarca a valori più contenuti in altri contesti. In Italia, la quota di reddito destinata alla casa si attesta al 13,6%, un valore inferiore alla media Ue, che riflette una dinamica storicamente più moderata dei prezzi rispetto ad altri Paesi europei.
La pressione abitativa cresce però se si guarda alle fasce più fragili: per le persone a rischio di povertà, la spesa per la casa raggiunge in media il 37% del reddito disponibile nell’Ue.
Un quadro che si riflette anche nell’indicatore che misura la quota di popolazione per cui i costi abitativi superano il 40% del reddito: nel 2024, questa condizione riguarda il 9,8% della popolazione urbana europea, contro il 6,3% nelle aree rurali. In Italia il fenomeno è più contenuto, ma segue la stessa tendenza: il sovraccarico interessa il 6,6% nelle città e il 3,2% nelle aree rurali.
Distribuzione abitativa e sovraffollamento
Il problema dell’accessibilità abitativa non riguarda solo i prezzi, ma anche il modo in cui lo spazio abitativo è distribuito. Nel 2024, il 16,9% della popolazione europea viveva in abitazioni sovraffollate, una quota che in Italia sale al 23,9%, evidenziando una pressione più elevata soprattutto nei contesti urbani e tra le famiglie con meno risorse. Allo stesso tempo, una parte rilevante del patrimonio abitativo risulta sottoutilizzata. Nell’Unione europea, il 33,1% della popolazione vive in abitazioni sotto-occupate, mentre in Italia la quota scende al 17,1%. Un divario che segnala una minore disponibilità di spazi abitativi eccedenti nel nostro Paese e contribuisce a spiegare perché il sovraffollamento resti più diffuso, nonostante una dinamica dei prezzi relativamente più contenuta rispetto alla media Ue.
