Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
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The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

La flotta “ombra” iraniana potrebbe causare un enorme disastro ambientale

Secondo l’analisi di Pole Star Global sono 29 le petroliere iraniane obsolete che si aggirano per i mari. Un solo incidente potrebbe portare a conseguenze catastrofiche per l’habitat. Sono una “bomba a orologeria”. 24/02/26

martedì 24 febbraio 2026
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Mentre l’Iran si muove sull’orlo di un conflitto brutale con gli Stati Uniti e all’interno del Paese si riaccendono le proteste contro il regime dell’Ayatollah Ali Khamenei, c’è un altro fronte su cui Teheran potrebbe salire presto agli onori della cronaca: quello ambientale.

Secondo una ricerca dell’azienda di intelligence marittima Pole Star Global, la flotta ombra di petroliere iraniane, vecchie e prive di moderni sistemi di sicurezza, sta rilasciando grandi quantità di petrolio nel mare e potrebbe causare un disastro peggiore di quello della Exxon Valdez (che nel 1989 riversò in acqua 37mila tonnellate di greggio).

Le 29 petroliere iraniane analizzate da Pole Star Global hanno disattivato i loro sistemi di identificazione satellitare da quando, a dicembre, gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera venezuelana. La metà di esse, già al tempo degli ultimi controlli, aveva superato la soglia di sicurezza dei 20 anni di attività. E gli analisti sospettano che ora, lontane da qualsiasi misura forma di sorveglianza, siano in condizioni di manutenzione peggiori. Nello specifico, delle 29 navi sette sono state inserite nella categoria “rischio estremo” (avendo più di 25 anni) e tre hanno superato i trenta. Cinque di queste navi obsolete rientrano nei “veicoli per il trasporto di greggio di grandi dimensioni”, il che vuol dire che possono portare fino a 300mila tonnellate di petrolio (quasi dieci volte il quantitativo del disastro della Exxon Valdez). 

L’Iran non è l’unico caso di flotta ombra esistente al mondo, anzi. Negli ultimi anni, tra collisioni e fuoriuscite di petrolio, sono stati segnalati oltre 50 incidenti che hanno coinvolto petroliere ombra in tutto il mondo.

Queste navi utilizzano pratiche ingannevoli come false flag (operazioni compiute dai governi, ma progettate per sembrare opera di altri soggetti), proprietari fittizi, tracciamenti satellitari bloccati o falsificati per spedire merci soggette a sanzioni e aggirare le norme di sicurezza (un giro di denaro da molti miliardi di dollari l’anno). Non per niente il presidente francese Emmanuel Macron sottolineava qualche mese fa che il commercio della flotta ombra russa (la più grande in assoluto) vale 30 miliardi di euro all'anno e finanzia il 30-40% della guerra in Ucraina. Tra l’altro, sono russe le due petroliere che a dicembre 2024 hanno causato una pesante fuoriuscita di petrolio nel Mar Nero (una è affondata e l’altra si è arenata).

Gli Stati Uniti sono particolarmente attivi nella caccia a queste petroliere ombra, spesso per questioni di concorrenza economica, più che per senso di giustizia ambientale. Le operazioni di gennaio (quando le forze speciali americane hanno inseguito la petroliera Marinera, legata alla Russia, dai Caraibi all’Atlantico settentrionale, sequestrandola tra Scozia e Islanda) e dicembre sono andate proprio in questa direzione. Così come altre missioni organizzate da Francia, Germania, Estonia e altri Paesi, come riporta Pole Star Global.

In questo contesto di grande instabilità geopolitica (anche nei mari) le petroliere iraniane potrebbero essere particolarmente pericolose. “La combinazione di età avanzata delle navi, mancanza di assicurazioni e standard di manutenzione ridotti a causa delle sanzioni crea un rischio elevato di danni ambientali catastrofici”. Secondo il rapporto, un singolo incidente potrebbe causare la formazione di chiazze di petrolio per migliaia di chilometri quadrati, la mortalità di massa della vita marina, la contaminazione di 800-1600 chilometri o più di costa e un grave impatto sulla salute umana.

Saleem Khan, responsabile dei dati e dell'analisi di Pole Star Global, ha dichiarato che la flotta ombra dell'Iran è composta da alcune delle petroliere più vecchie mai viste in circolazione. “È come una bomba a orologeria”, ha detto al Guardian, aggiungendo che è solo “questione di tempo” prima che una di queste si incagli e si rompa, o che un’esplosione provochi una fuoriuscita.

Mark Spalding, presidente della Ocean Foundation, ha aggiunto: “La flotta ombra iraniana rappresenta una minaccia ambientale significativa e crescente. La domanda non è se si verificherà un incidente grave, ma quando e quali comunità costiere ed ecosistemi marini pagheranno il prezzo di un sistema di trasporto marittimo progettato per eludere le responsabilità”.

Per cercare di tenere a bada il fenomeno Pole Star Global suggerisce l’utilizzo di sistemi di monitoraggio satellitare potenziati, oltre a ispezioni portuali più rigorose. Ma secondo Khan il vero punto è che “Non esiste uno sforzo internazionale coordinato”. Una questione da affrontare il prima possibile.  

 

Copertina: Getty Images per Unsplash+

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