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Il Libro verde che descrive la transizione energetica in un’Italia troppo dipendente
Dal documento del Coordinamento Free: tra le rinnovabili avanza il fotovoltaico. Resta elevata la dipendenza dal gas. Siamo in ritardo sugli obiettivi del Pniec che sottovaluta il potenziale dell’elettrificazione. 11/03/26
Nel 2024 le fonti rinnovabili hanno coperto il 47,5% del consumo lordo di elettricità nell’Unione europea, quasi tre volte la quota registrata nel 2004, quando si fermava al 15,9%. La crescita è proseguita anche nel 2025, nonostante un contributo più contenuto dell’idroelettrico e dell’eolico. C’è poi un dato che segna un cambio di passo: lo scorso anno l’elettricità prodotta da sole e vento ha coperto il 30% della generazione europea, superando per la prima volta quella ottenuta da combustibili fossili, con il fotovoltaico che nel giugno 2025, grazie a una quota del 22%, è diventato la prima fonte di produzione elettrica nell’Unione. Si tratta di un’evoluzione che racconta uno spaccato: sebbene la transizione energetica sia in corso, occorre contrastare le resistenze che si oppongono ad accelerare il cambiamento.
È uno dei messaggi che emergono dal “Libro verde della transizione energetica”, pubblicato il 5 marzo dal Coordinamento Free (Fonti rinnovabili ed efficienza energetica), con l’obiettivo di offrire un quadro complessivo dei processi in atto e delle prospettive di sviluppo nei settori coinvolti.
Il volume si apre con un’analisi del cambiamento climatico e delle sue conseguenze, delineando il contesto entro cui devono essere collocate le scelte energetiche dei prossimi decenni. La crisi climatica rappresenta il quadro di riferimento imprescindibile per valutare politiche, investimenti e strategie di lungo periodo. Su queste basi il Libro verde approfondisce gli scenari di lungo periodo che puntano a sistemi energetici alimentati al 100% da fonti rinnovabili. Le analisi più recenti indicano che una simile trasformazione è tecnicamente possibile ed economicamente sostenibile, a patto che la crescita delle rinnovabili - in particolare solare ed eolico - sia accompagnata da un forte potenziamento delle reti elettriche, delle interconnessioni e dei sistemi di accumulo. A questo si aggiunge lo sviluppo di nuove soluzioni, come gli “inverter grid-forming” insieme a tecnologie di “inerzia meccanica” per garantire la stabilità del sistema. La rapida riduzione dei costi delle rinnovabili e degli accumuli sta trasformando scenari teorici in traiettorie sempre più concrete, già visibili nelle esperienze più avanzate a livello internazionale.
Italia troppo dipendente dai fossili
Il Libro verde dedica un approfondimento a tutti i comparti rinnovabili. L’immagine che ne consegue è quella di una transizione energetica avviata ma ancora distante dagli obiettivi.
Nel 2023 il mix energetico complessivo del Paese risultava ancora dominato dai combustibili fossili, che coprivano il 79% dei consumi. Anche nel settore elettrico il gas naturale continua a svolgere un ruolo prioritario: la sua quota nella generazione elettrica è passata dal 40% del 2015 al 46% nel 2023.
La dipendenza energetica dall’estero resta inoltre molto elevata. Le importazioni di combustibili fossili coprivano il 72% del fabbisogno nel 2015 e sono salite al 73% nel 2023. A ciò si aggiunge un livello di elettrificazione dell’economia limitato: nel 2023 l’elettricità rappresentava il 22,1% dei consumi finali di energia (valore di poco inferiore alla media Ue del 22,9%).
Passando alle rinnovabili, nonostante non manchino i progressi, resta lo scarto rispetto alla traiettoria prevista dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) aggiornato da questo Governo. Nel 2024 la quota di fonti energetiche rinnovabili sui consumi finali lordi di energia ha raggiunto il 19,5%, mentre la traiettoria indicata dal Pniec per lo stesso anno era del 22,6%. Anche sul fronte dell’efficienza energetica il ritmo non è sufficiente: al 2023 i risparmi conseguiti ammontavano a circa 8 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), a fronte dei 9 Mtep previsti al 2030.
Ci sono poi delle dinamiche differenti. Il fotovoltaico continua a crescere, ha superato i due milioni di impianti connessi alla rete, per una potenza complessiva installata superiore a 43,5 Gigawatt (GW). Nel 2025 sono entrati in esercizio circa 6,4 GW di nuova capacità, un valore però inferiore rispetto all’anno precedente (-5%). Più lentamente prosegue l’eolico: a fine del 2025 la capacità installata complessiva ha raggiunto i 13,5 GW, con circa 600 Megawatt di nuova potenza aggiunti nel corso dell’anno, in diminuzione del 12% rispetto al 2024. Un andamento che, secondo il Rapporto, conferma la necessità di accelerare i processi autorizzativi, tra i principali ostacoli all’espansione del settore, e rafforzare gli strumenti per allineare lo sviluppo delle rinnovabili agli obiettivi di decarbonizzazione.
Serve un Pniec più ambizioso: le raccomandazioni
Il volume avanza una serie di critiche al Pniec. Secondo l’analisi, la versione aggiornata del Pniec al 2024, pur prevedendo una copertura dei consumi finali lordi da fonti rinnovabili pari al 39,4% entro il 2030, contiene una strategia che sottovaluta le politiche di efficienza energetica e che continua ad attribuire un ruolo troppo rilevante al gas naturale. Inoltre, il Piano affida una parte significativa della decarbonizzazione del sistema elettrico alla cattura della CO₂ (Ccs), una tecnologia industriale lontana dall’essere matura e che, anche quando applicata, non elimina il rischio di future emissioni.
Per quanto riguarda il settore termico, le pompe di calore potrebbero avere un ruolo molto più incisivo nel processo di elettrificazione dei consumi. Più positiva, invece, viene considerata la strategia di sviluppo del biometano, una fonte utile per la decarbonizzazione degli usi industriali difficili da elettrificare.
Ulteriori critiche emergono per il settore dei trasporti, qui gli obiettivi di diffusione delle auto completamente elettriche sono giudicati poco ambiziosi rispetto alla rapidità dell’innovazione tecnologica e alla progressiva riduzione dei costi. Allo stesso tempo, viene ritenuto eccessivo il peso attribuito ai biocarburanti, che non contribuiscono a ridurre l’inquinamento atmosferico e risultano parecchio meno efficienti della mobilità elettrica.
Il documento del Coordinamento Free ricorda, inoltre, che quando parliamo di transizione energetica parliamo anche di una grande opportunità per il sistema economico e sociale del Paese, basti pensare che il mercato italiano del solare può oggi contare su più di 100mila occupati.
Infine, viene sottolineato che la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati può mitigare l’esposizione dell’Italia alla volatilità dei mercati internazionali dell’energia, contribuendo a una maggiore stabilità dei prezzi e a un rafforzamento della competitività del sistema produttivo. Sul tema, le evidenze empiriche indicano che una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili nel settore elettrico tende a ridurre i prezzi all’ingrosso dell’energia, con effetti positivi sia per le imprese sia per le famiglie. Ma è solo attraverso una pianificazione di lungo periodo e un’integrazione più efficace tra decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività industriale, che sarà possibile fare della transizione energetica un elemento cardine per lo sviluppo di questo Paese.
