Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Corruzione, l’Italia perde terreno: 52esimo posto nella classifica globale

Peggiora nel mondo il Corruption Perceptions Index di Transparency International. 122 Paesi su 182 restano sotto la soglia dei 50 punti, indicando livelli elevati di corruzione percepita. 17/03/26

martedì 17 marzo 2026
Tempo di lettura: min

 

Secondo il nuovo Corruption Perceptions Index (Cpi) 2025, pubblicato da Transparency International, la corruzione nel settore pubblico continua a rappresentare una sfida diffusa a livello globale. L’indice misura i livelli percepiti di corruzione in 182 Paesi e territori, utilizzando 13 fonti di dati indipendenti e una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita).
L’edizione 2025 evidenzia un peggioramento complessivo della situazione internazionale. La media globale dell’indice è scesa a 42 punti su 100, segnando un arretramento per la prima volta in oltre un decennio. La grande maggioranza dei Paesi non riesce a contenere il fenomeno: 122 su 182 registrano un punteggio inferiore a 50, segnale di livelli elevati di corruzione percepita. Parallelamente, diminuisce anche il numero dei Paesi che ottengono i risultati migliori. Oggi sono soltanto cinque i Paesi con un punteggio superiore a 80 (Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Svizzera).

Il peggioramento nelle democrazie consolidate

Paesi tradizionalmente considerati solidi sotto il profilo della governance registrano segnali di arretramento. Tra questi figurano gli Stati Uniti, che ottengono 64 punti, il Canada con 75, e la Nuova Zelanda con 81. Analoghe dinamiche emergono anche in Europa, dove si registrano punteggi inferiori rispetto al passato in Paesi come Regno Unito (70), Francia (66) e Svezia (80). Nel complesso, negli ultimi dieci anni 13 Paesi dell’Europa occidentale e dell’Unione europea hanno registrato un peggioramento significativo, mentre solo sette hanno ottenuto miglioramenti.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la riduzione dello spazio civico: dal 2012, 36 dei 50 Paesi che hanno registrato un calo significativo del Cpi hanno visto anche restringersi la libertà di espressione, associazione e riunione. Il Rapporto evidenzia come i punteggi più elevati tendano a essere associati a sistemi democratici solidi, caratterizzati da controlli e contrappesi istituzionali efficaci. Al contrario, punteggi bassi o in calo sono spesso collegati alla politicizzazione dei sistemi giudiziari, all’indebolimento delle istituzioni di controllo e all’influenza indebita nei processi politici.

 

L’Italia continua ad arretrare

All’interno di questo quadro internazionale, l’Italia registra un nuovo segnale di arretramento. Nel Cpi 2025 il nostro Paese ottiene un punteggio di 53, in calo di un punto rispetto al 2024, quando aveva già registrato la prima inversione di tendenza dal 2012. Il risultato colloca l’Italia al 52° posto su 182 Paesi e territori, confermando la stessa posizione dello scorso anno. Il dato segna una fase di difficoltà per il sistema nazionale di prevenzione della corruzione, che negli anni precedenti aveva mostrato segnali di miglioramento. Secondo Transparency International, il quadro italiano risente di una serie di cambiamenti normativi e istituzionali che incidono sull’efficacia delle politiche anticorruzione. Tra questi viene citata la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, che ha ridotto uno degli strumenti giuridici utilizzati per contrastare comportamenti illeciti nella pubblica amministrazione. Nel 2025 l’Italia, insieme alla Germania, ha inoltre contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea nell’ambito della Direttiva anticorruzione proposta dalla Commissione europea nel 2023 e approvata provvisoriamente a dicembre 2025.

 

Le criticità del sistema nazionale di prevenzione

Transparency International Italia individua ulteriori criticità nel sistema nazionale di prevenzione della corruzione. Tra queste viene segnalata la mancanza di una legge organica sul lobbying, considerata uno degli strumenti utili a rafforzare la trasparenza nei rapporti tra interessi privati e decisioni pubbliche. Una proposta di legge sul tema è stata approvata alla Camera nel gennaio 2026, ma il testo è giudicato incompleto e dovrà ora essere esaminato dal Senato. Tra gli altri elementi evidenziati figurano la mancanza di una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi e la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che incidono sul sistema di integrità pubblica e sulle misure di contrasto al riciclaggio.

 

Integrità pubblica e istituzioni forti come condizioni essenziali

Il Rapporto colloca queste dinamiche all’interno di un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, conflitti armati e crisi climatiche, che mettono sotto pressione le istituzioni e la governance globale. In questo scenario, Transparency International sottolinea l’importanza di istituzioni solide e indipendenti, in grado di agire con integrità e di tutelare l’interesse pubblico. I Paesi che nel tempo hanno migliorato il proprio punteggio nel Cpi sono infatti quelli che hanno promosso riforme legali e istituzionali ampie e durature, sostenute da un impegno costante delle autorità politiche e degli organismi di regolazione. Come ha dichiarato Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia, in un contesto internazionale in rapido cambiamento è fondamentale riaffermare il valore di principi come integrità, trasparenza e responsabilità sociale. Secondo Calleri, la costruzione di un modello di società fondato su questi valori rappresenta una condizione essenziale affinché l’integrità diventi più conveniente della corruzione e la trasparenza prevalga su pratiche clientelari e opache.


Scarica il Corruption Perceptions Index

Aderenti