Notizie
Acqua nel mirino: la guerra accelera la crisi idrica globale
Oltre due miliardi di persone senz’acqua e danni irreversibili alle riserve: il mondo entra in un’era di “bancarotta idrica”. In Italia pesa la cattiva manutenzione dei sistemi di raccolta e distribuzione dell’acqua. 23/03/26
Nel pieno della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, anche le infrastrutture idriche sono diventate un bersaglio. Nei primi giorni di conflitto, scoppiato il 28 febbraio a seguito di un attacco statunitense, la centrale idrica ed elettrica Fujairah F1 negli Emirati Arabi Uniti e la centrale idroelettrica di Doha West in Kuwait sono stati danneggiati da detriti di missili e droni intercettati. Il 7 marzo un raid aereo, per cui l’Iran ritiene responsabili gli Stati Uniti, ha colpito un impianto di desalinizzazione dell’isola di Qesham, nello stretto di Hormuz. Il giorno successivo un drone iraniano ha raggiunto uno degli impianti di desalinizzazione del Paese, senza compromettere l’approvvigionamento idrico.
Nei Paesi del Golfo la sopravvivenza della popolazione e dell’economia locale dipende quasi interamente dagli impianti di desalinizzazione. In Qatar, ad esempio, questa tecnologia copre il 77,3% del fabbisogno idrico totale e il 99% di quello di acqua potabile; in Bahrein le percentuali superano il 67% e il 90%. In tutta la regione sono presenti quasi 450 impianti di desalinizzazione. L’acqua è un problema anche per l’Iran: da oltre sei anni il Paese è alle prese con una grave siccità che in alcuni casi ha alimentato le proteste locali. È il segno evidente di come la crisi idrica non sia solo una questione ambientale, ma un fattore sempre più rilevante negli equilibri geopolitici e nella stabilità interna.
Una crisi idrica globale
Secondo le Nazioni Unite, il mondo sta entrando nell’era di una “bancarotta idrica”, in cui la domanda supera stabilmente le risorse disponibili. Oltre due miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e quasi il 75% della popolazione mondiale vive in paesi classificati come insicuri dal punto di vista idrico o in condizioni di grave insicurezza idrica. A questo si aggiungono i danni irreversibili alle riserve idriche naturali: dagli inizi degli anni ’90 più della metà dei grandi laghi del mondo si è ridotta e dal 1970 circa il 35% delle zone umide naturali è andato perduto.
La crisi idrica è anche una questione di disuguaglianze di genere. In assenza di acqua corrente sono soprattutto le donne e le ragazze a dover percorrere ogni giorno chilometri per raccogliere acqua, sottraendo tempo all’istruzione e al lavoro e rafforzando situazioni di povertà e marginalizzazione.
La situazione in Italia
In Italia la disponibilità naturale di acqua si è ridotta di oltre il 20% dal 1951 a oggi, rendendo il nostro Paese sempre più esposto alla siccità. Il problema non riguarda solo la quantità di acqua disponibile, ma anche la sua gestione. Per raccogliere e conservare l’acqua piovana occorrono infrastrutture di stoccaggio efficienti, come invasi e laghetti, che non sempre possono essere utilizzati a pieno regime a causa dei sedimenti accumulati negli anni.
LEGGI ANCHE - TRA CLIMA ESTREMO E INFRASTRUTTURE INEFFICIENTI L'ITALIA RISCHIA UNA CRISI IDRICA SEMPRE PIÙ GRAVE
Come sottolinea il Rapporto ASviS 2025, inoltre, resta particolarmente grave la dispersione idrica: in media, il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti svanisce prima di arrivare ai rubinetti, soprattutto a causa di infrastrutture obsolete (circa un quarto delle reti ha più di 50 anni). Nonostante gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), appare difficilmente raggiungibile l’obiettivo di portare la dispersione idrica al 35,2% entro il 2026.
Le possibili soluzioni
Tra le innovazioni più promettenti c’è il perfezionamento della tecnologia sviluppata dal premio Nobel per la chimica Omar Yaghi che permette di catturare l’umidità presente nell’aria e trasformarla in acqua potabile. Questo sistema, grande come un container e alimentato a energia solare, rappresenta una speranza concreta per le comunità costiere o desertiche dove la desalinizzazione tradizionale è troppo costosa o inquinante. Esistono poi soluzioni già consolidate, come il riutilizzo delle acque reflue: a Singapore, ad esempio, sono attive quattro centrali NEWater che, attraverso un processo di microfiltrazione, osmosi inversa e disinfezione a raggi ultravioletti, permettono di riutilizzare le acque raccolte per scopri industriali e di raffreddamento. Un contributo fondamentale è svolto anche dalle tecnologie che permettono di ridurre i consumi, a partire dall’agricoltura che utilizza circa il 70% dell’acqua dolce globale. Sistemi di irrigazione goccia a goccia, agricoltura verticale e droni per il monitoraggio permettono di ottimizzare l’utilizzo delle risorse idriche e limitare gli sprechi.
Copertina: Unsplash
