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Alla ricerca di un consenso tra le nazioni sui nuovi indicatori di benessere e sostenibilità
Diritti, istruzione, lavoro, ambiente ed equità nelle proposte del gruppo “Beyond Gdp”. Il documento vuole affiancare al Pil altri dati sulla qualità della vita. Può avere un grande impatto politico, ma ci sono diffidenze. 8/05/26
Il rapporto “Counting what counts: a compass of progress for people and planet”, elaborato dall’indipendente High-level expert group (Hleg) sul tema “Beyond Gdp”, di cui fa parte anche Enrico Giovannini, è stato presentato in un evento alle Nazioni unite il 7 maggio, con l’intervento dei rappresentanti di numerosi Stati.
Il rapporto propone di superare il Pil (Gdp nell’acronimo inglese di Gross domestic product) come unico parametro per misurare il progresso economico e sociale. Pur riconoscendo l’utilità del Pil nel valutare l’attività economica, il documento sottolinea come esso non sia in grado di rappresentare pienamente benessere, uguaglianza e sostenibilità.
Tra i principali protagonisti della presentazione Antonio Guterres, Annalena Baerbock, Kaushik Basu e Nora Lustig. Il Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha evidenziato che il Pil è indifferente al fatto che il reddito vada ai miliardari o ai poveri, e ha chiesto di smettere di giudicare il successo dei Paesi solo con questa metrica, e ha ricordato che il lavoro del gruppo di esperti è nato a seguito degli impegni contratti all’Onu da quasi tutti i Paesi in occasione del future summit del settembre 2024.
Kaushik Basu e Nora Lustig, co-coordinatori dell’High-level expert group, hanno illustrato il rapporto finale sottolineando i limiti del Pil nel rappresentare benessere, sostenibilità ed equità sociale. Basu ha evidenziato la necessità di affiancarlo con indicatori su salute, istruzione, ambiente e qualità della vita, mentre Lustig ha richiamato l’attenzione su disuguaglianze, povertà ed esclusione sociale.
La presidente dell’Assemblea generale Onu, Annalena Baerbock, ha parlato apertamente della necessità di una “dashboard” multidimensionale oltre il Gdp.
Il report del gruppo di esperti delle Nazioni Unite propone un nuovo quadro di riferimento basato sul benessere delle persone e del pianeta, articolato in 31 indicatori suddivisi in quattro aree principali:
- principi fondamentali (pace, diritti umani e tutela ambientale),
- benessere attuale (salute, istruzione, lavoro, sicurezza e qualità delle istituzioni),
- equità e inclusione (povertà e disuguaglianze),
- sostenibilità e resilienza, con particolare attenzione al capitale umano, sociale, economico e naturale.
L’obiettivo è integrare questi indicatori nelle politiche pubbliche e nei sistemi statistici internazionali per promuovere uno sviluppo più equo, inclusivo e sostenibile. Il documento fornisce una tabella di marcia concreta per governi, sistema multilaterale e comunità statistica, inclusa l'introduzione di nuovi standard di misurazione.
Durante la presentazione del rapporto alle Nazioni Unite, la reazione degli Stati membri è stata nel complesso positiva, pur con differenti sensibilità politiche e strategiche. È emerso un consenso generale sull’opportunità di affiancare al Pil indicatori sociali e ambientali attraverso una dashboard multidimensionale capace di collegare meglio sviluppo sostenibile, finanza e qualità della vita.
I Paesi europei, in particolare quelli già impegnati nei modelli di “wellbeing economy”, hanno espresso il sostegno più convinto, promuovendo indicatori legati a sostenibilità, qualità della vita, capitale naturale e resilienza. Tra i più attivi figurano Spagna, Portogallo, Austria, Italia e alcuni Paesi nordici, con la Spagna in prima linea nella promozione della “Beyond Gdp global alliance” e la Germania che rimarca l’importanza di tenere conto delle giovani generazioni presenti e future.
Anche molti Paesi dell’America Latina hanno accolto favorevolmente il nuovo framework, insistendo soprattutto sulla necessità di misurare disuguaglianze, povertà multidimensionale, inclusione sociale e vulnerabilità climatica. Uruguay, Cile, Colombia e Costa Rica sono apparsi tra i sostenitori più convinti dell’utilizzo di questi indicatori nelle politiche pubbliche e nella cooperazione internazionale.
Più prudente la posizione di diversi Paesi africani e del Sud globale, che hanno espresso interesse ma anche forti preoccupazioni rispetto a possibili utilizzi “prescrittivi” degli indicatori. Molte delegazioni hanno chiesto che il sistema resti volontario, adattabile e definito dai singoli Paesi (“country-owned”), evitando che nuovi parametri di sostenibilità possano trasformarsi in strumenti di pressione economica, conditionality o criteri penalizzanti per economie ancora in fase di industrializzazione.
Analoga cautela è emersa da parte delle grandi economie emergenti, favorevoli ad ampliare le metriche di sviluppo ma contrarie a qualsiasi approccio percepito come “anti-growth”. In particolare, il timore riguarda l’uso di indicatori ambientali, carbon accounting e capitale naturale come possibili limiti alla crescita industriale.
Uno dei temi più sensibili emersi nel dibattito riguarda infine il possibile impatto dei nuovi indicatori su accesso al credito, finanziamenti internazionali, rating sovrani e valutazioni delle istituzioni finanziarie multilaterali. Proprio su questo punto molti Stati hanno insistito affinché il nuovo quadro Beyond Gdp non diventi uno strumento di condizionamento economico.
Nel complesso, il clima della riunione è apparso cooperativo e sperimentale, ancora lontano da un vero negoziato vincolante. Il rapporto degli esperti dovrebbe ora aprire una nuova fase di confronto intergovernativo nell’ambito della prossima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu.
di Giuliana Coccia
