Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

L’Italia e i giovani: l’81% sente che la propria voce non conta

Un’indagine del Forum disuguaglianze e diversità su quasi 3mila studenti tra 17 e 19 anni racconta una generazione sensibile a lavoro, clima e diritti, ma distante da partiti e istituzioni. 20/05/26

mercoledì 20 maggio 2026
Tempo di lettura: min

Lavoro, guerra, diritti, crisi climatica. Le preoccupazioni delle nuove generazioni sono chiare. Meno chiaro il rapporto tra questa consapevolezza e la fiducia nelle istituzioni, nella politica e nelle forme tradizionali dell’impegno collettivo. Il dato che emerge con più forza dalla nuova indagine del Forum disuguaglianze e diversità è questo: l’81,5% dei giovani tra i 17 e i 19 anni ritiene che la propria voce non conti in Italia. Eppure il report restituisce l’immagine di una generazione coinvolta e consapevole. Le ragazze e i ragazzi coinvolti mostrano sensibilità elevate verso le disuguaglianze sociali e ambientali, individuano responsabilità precise dietro la crisi climatica e riconoscono il peso delle ingiustizie economiche e sociali. L’indagine Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni”, pubblicata a maggio 2026, nasce dal confronto diretto con 2.977 studenti di 21 istituti superiori distribuiti in tutta Italia. Il lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”. Le scuole coinvolte comprendono licei, istituti tecnici, professionali e comprensivi, dal Nord alle Isole.  


Giovani tra 17 e 19 anni: cosa emerge dal report

  • 81,5% sente che la propria voce non conta in Italia
  • Il lavoro è la principale preoccupazione, soprattutto al Sud
  • Più della disoccupazione pesa la paura di lavori precari e poco dignitosi
  • La crisi climatica viene attribuita soprattutto al modello economico estrattivo
  • I giovani credono più nelle azioni individuali che nei partiti e nelle organizzazioni
  • 74,6% favorevole alla proposta di eredità universale

Lavoro e guerra guidano le preoccupazioni

La mancanza di lavoro resta la preoccupazione più forte, con un punteggio medio di 3,8 su 5. Seguono la guerra, i diritti delle persone, la sensazione che la voce dei giovani abbia poco peso, l’incertezza sul futuro e il cambiamento climatico. Nel Sud e nelle Isole la preoccupazione per il lavoro raggiunge i livelli più alti. C’è poi un altro elemento che emerge con forza: più della disoccupazione pesa il timore di trovare lavori precari o poco dignitosi. La guerra rappresenta invece il punto di maggiore convergenza tra giovani e adulti. Secondo gli studenti, è l’unico tema su cui le preoccupazioni della propria generazione e di quella dei genitori tendono quasi a coincidere. La distanza appare più ampia sui temi ambientali e sulla percezione del peso della voce giovanile. Molti ragazzi ritengono che gli adulti attribuiscano poca importanza sia alla crisi climatica sia alla difficoltà delle nuove generazioni di incidere realmente nelle scelte pubbliche.  

Il confronto tra le preoccupazioni dei giovani e quelle attribuite alla generazione dei genitori mostra una distanza particolarmente forte sui temi ambientali e sul peso della voce delle nuove generazioni.

Disuguaglianze, clima e differenze di genere

Di fronte alla parola “disuguaglianza”, ragazze e ragazzi associano soprattutto “colore della pelle”, “genere” e “classe sociale”. La “classe sociale” viene indicata più spesso del “reddito”, segnale di una percezione delle ingiustizie che riguarda anche la posizione sociale e le opportunità di partenza.
Sulla crisi climatica emerge invece una forte attribuzione di responsabilità all’attuale modello economico estrattivo, cioè a un sistema produttivo che consuma più risorse di quante il pianeta riesca a rigenerare. Subito dopo compaiono i comportamenti individuali, mentre appare più debole il ruolo attribuito alle politiche pubbliche.

Tra gli studenti più preoccupati per il clima cresce soprattutto la responsabilità attribuita alle imprese e all’attuale modello produttivo. Più divisa appare invece la preoccupazione personale verso il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Una quota consistente di studenti mostra livelli molto alti di allarme, mentre un altro gruppo dichiara preoccupazioni molto più basse. Le differenze di genere attraversano gran parte dell’indagine. Le ragazze mostrano livelli di preoccupazione superiori rispetto ai ragazzi su quasi tutti i temi: lavoro, guerra, diritti delle persone, disuguaglianze sociali e crisi climatica. Le studentesse associano più frequentemente le disuguaglianze a genere, classe sociale e discriminazioni legate all’origine etnica.

 

Fiducia nelle azioni individuali, distanza dalle organizzazioni

L’indagine mostra una forte distanza tra la fiducia nelle azioni individuali e quella nelle forme organizzate della partecipazione. Le azioni considerate più efficaci riguardano soprattutto la sfera individuale: il corretto uso delle risorse, il voto, i consumi consapevoli e la denuncia di comportamenti ingiusti. Partiti, movimenti politici, associazioni e mobilitazioni collettive raccolgono invece livelli di consenso molto più bassi. L’iscrizione a un partito rappresenta l’opzione meno apprezzata, mentre il volontariato occupa una posizione intermedia.

Molti studenti raccontano di aver partecipato ad attività concrete, dalla raccolta alimentare agli interventi ambientali, spesso insieme a realtà associative o territoriali. Resta forte il desiderio di mantenere autonomia e indipendenza. Tra le motivazioni più ricorrenti emergono la percezione che le organizzazioni abbiano “agende proprie”, la scarsa fiducia nella loro efficacia e la paura di non essere realmente ascoltati. La distanza dalle istituzioni emerge anche nel rapporto con l’Unione europea. Quasi il 60% degli studenti considera positiva l’appartenenza dell’Italia all’UE, ma il dato resta molto più basso rispetto alla media dei giovani europei. Resta elevata la quota di chi si dichiara indifferente o senza un’opinione precisa. I giovani italiani mostrano un giudizio più favorevole verso l’Unione europea rispetto alla media nazionale, ma più distante rispetto ai coetanei europei.

Quando la politica entra nella vita reale

L’ultima parte della ricerca si concentra sulla proposta di “eredità universale” avanzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità: un trasferimento economico di 15mila euro destinato a tutti i diciottenni, accompagnato da percorsi di formazione e orientamento. La proposta ottiene un consenso elevato: il 74,6% degli studenti si dichiara favorevole. Il sostegno diminuisce quando si entra nel tema dell’universalità della misura, quindi della sua erogazione indipendentemente dal reddito familiare, ma resta comunque significativo.  
Secondo il report, il confronto nato attorno a una proposta che riguarda direttamente il futuro dei giovani ha favorito discussioni molto partecipate, facendo emergere capacità di analisi, attenzione ai pro e ai contro delle misure e disponibilità al confronto. Ed è forse uno degli elementi più interessanti dell’intera indagine: dietro la sfiducia verso istituzioni e organizzazioni tradizionali, il report intravede una domanda di ascolto, coinvolgimento e partecipazione reale.

Scarica il Report del Forum Disuguaglianze e Diversità

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