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Global Peace Index: a che punto è la pace nel mondo?
Più guerre e una grande frammentazione, con un ruolo delle tradizionali potenze europee sempre più indebolito. La rapida rivoluzione tecnologica cambia radicalmente lo scenario. Islanda il Paese più pacifico, Russia ultima. 12/06/26
Il mondo è sempre meno pacifico. È sotto gli occhi di tutti, ma il Global Peace Index 2026, il principale Rapporto internazionale sullo stato della pace realizzato dall'Institute for Economics & Peace (Iep), lo certifica. Il documento rivela un mondo alle prese con le conseguenze economiche di un numero record di conflitti, sempre più interconnessi e difficili da risolvere.
Il fenomeno non è legato soltanto all'aumento delle guerre in corso, ma è determinato anche da un profondo cambiamento geopolitico, caratterizzato dalla crescente influenza delle potenze medie e dall'indebolimento del ruolo delle tradizionali potenze europee, un fenomeno definito “Grande Frammentazione” (Great Fragmentation). A ciò si aggiunge una rapida rivoluzione tecnologica nel campo della guerra, che sta lasciando il diritto internazionale e la diplomazia molto indietro rispetto agli sviluppi in corso.
La classifica del Global Peace Index
I risultati di quest'anno mostrano che il livello medio di pace nel mondo si è deteriorato dello 0,7% nell'ultimo anno. Si tratta del 12esimo anno consecutivo di peggioramento della pace globale. Dei 163 Paesi inclusi nell'indice, 99 hanno registrato un peggioramento e 62 un miglioramento. Attualmente sono 119 i Paesi meno pacifici rispetto al 2008.
L'Islanda rimane il Paese più pacifico del mondo per il 19esimo anno consecutivo, seguita da Nuova Zelanda, Svizzera, Slovenia e Irlanda. La Russia è invece il Paese meno pacifico, seguita da Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Ucraina e Israele, che completano gli ultimi cinque posti della classifica.
L'Europa occidentale e centrale si conferma la regione più pacifica del pianeta, mentre il Medio Oriente e Nord Africa resta quella meno pacifica. Tra le otto macroregioni analizzate dal Global Peace Index, l'Europa orientale e l'Asia centrale sono state le uniche a registrare un miglioramento medio nell'ultimo anno. Al contrario, l'Asia meridionale ha evidenziato il peggior risultato regionale, trainato dal calo dei livelli di pace in Nepal e Pakistan.
Gli Stati Uniti hanno visto peggiorare il proprio punteggio del 4%, principalmente a causa dell'aumento dell'instabilità politica, cresciuta del 38,5%. Nel Paese sono inoltre aumentate in modo significativo le manifestazioni violente. Gli Stati Uniti occupano ora il 134esimo posto nell'indice.
Dei 23 indicatori che compongono il Global Peace Index, 14 sono peggiorati, otto sono migliorati e uno è rimasto invariato. L'indicatore relativo alle morti causate da conflitti interni ha registrato il peggior deterioramento annuale dall'istituzione dell'indice, con un aumento del 6,5%. L'edizione di quest'anno coglie solo parzialmente l'impatto della guerra con l'Iran del 2026, poiché molti indicatori relativi ai conflitti si fermano alla fine del 2025.
L'indicatore che misura le relazioni con i Paesi confinanti ha registrato la seconda peggior ricaduta, mentre la spesa militare in rapporto al Pil è peggiorata per il terzo anno consecutivo, con 97 Paesi che hanno aumentato il peso delle spese per la difesa.
L'indicatore che misura i finanziamenti alle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite ha invece registrato il miglioramento più significativo dell'anno, mentre il numero totale di morti causate dal terrorismo è sceso al livello più basso dal 2008.
Infine, il Rapporto segnala che nel 2025 il costo globale dei conflitti e dell'instabilità ha raggiunto il valore record di 21.800 miliardi di dollari, pari a circa il 10,5% del Pil mondiale. Una cifra che sottrae risorse preziose agli investimenti necessari per affrontare le grandi sfide dello sviluppo sostenibile, dalla lotta alla povertà alla transizione ecologica.
L'innovazione tecnologica cambia radicalmente lo scenario
Tra gli aspetti più innovativi del Global Peace Index 2026 vi è l'analisi dell'impatto delle nuove tecnologie sui conflitti armati. Secondo il Rapporto, l'Intelligenza artificiale sta trasformando la guerra con una velocità senza precedenti, modificando non solo gli strumenti utilizzati sul campo ma anche il processo decisionale militare.
Droni autonomi, sistemi di sorveglianza alimentati dall'AI, software capaci di identificare obiettivi e coordinare operazioni in tempo reale stanno riducendo progressivamente il ruolo dell'intervento umano diretto. Per la prima volta, sistemi automatizzati e strumenti basati sull’Intelligenza artificiale sono in grado di prendere decisioni operative sul campo di battaglia a una velocità superiore a quella con cui un essere umano può verificarle o intervenire. Una trasformazione che solleva interrogativi etici e giuridici enormi, mentre il diritto internazionale e i meccanismi di governance globale faticano a tenere il passo con l'evoluzione delle tecnologie militari.
Inoltre, la diffusione di queste tecnologie sta abbassando significativamente i costi di accesso alle capacità militari avanzate. Se in passato solo poche grandi potenze potevano disporre di armamenti sofisticati, oggi strumenti relativamente economici, facilmente replicabili e spesso basati su tecnologie commerciali permettono anche ad attori minori, gruppi armati e organizzazioni non statali di acquisire capacità offensive rilevanti. Il Rapporto sottolinea che l'Intelligenza artificiale rappresenta un moltiplicatore di potenza che rischia di rendere i conflitti più frequenti, imprevedibili e difficili da contenere.
Le conclusioni del Rapporto richiamano indirettamente diversi Obiettivi dell'Agenda 2030, a partire dal Goal 16 dedicato a pace, giustizia e istituzioni solide. In un contesto caratterizzato da conflitti sempre più complessi e da una crescente instabilità internazionale, rafforzare il multilateralismo, la cooperazione internazionale e le istituzioni democratiche appare una condizione indispensabile per costruire società più resilienti e sostenibili.
Il messaggio che emerge dal Global Peace Index 2026 è chiaro: senza un rinnovato impegno globale per la pace e per la governance delle nuove tecnologie, il rischio è che le tensioni geopolitiche e i conflitti continuino a sottrarre risorse, fiducia e prospettive di sviluppo alle generazioni future.
Copertina: Unsplash
