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L'altra faccia della crisi climatica: perché colpisce di più donne e ragazze
Le donne sono presenti nelle strategie climatiche: il 97% dei Piani di adattamento cita il tema del genere e il 95% fa riferimento esplicito. Ma tra riconoscimento e trasformazione resta una distanza profonda. 18/06/26
La crisi climatica viene spesso raccontata attraverso temperature record, incendi, alluvioni e conferenze internazionali. Ma spesso i suoi effetti più profondi si manifestano lontano dai riflettori. Entrano nelle case quando l'acqua diventa più difficile da trovare. Quando un raccolto va perduto. Quando una famiglia deve lasciare il proprio territorio dopo una siccità o un'inondazione. Quando aumentano le ore dedicate alla cura dei figli, degli anziani o dei familiari malati perché servizi e infrastrutture non riescono più a rispondere ai bisogni quotidiani. È in queste situazioni, spesso invisibili alle statistiche economiche, che la crisi climatica incontra le disuguaglianze. Il Rapporto “World's women 2026: gender equality in the age of climate crisis” di UN Women prova a leggere insieme due fenomeni che procedono in parallelo: il riscaldamento globale e il rallentamento dei progressi verso la parità di genere.
Le donne e le decisioni
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Secondo il Rapporto, il 97% dei Piani nazionali di adattamento climatico presentati dai governi, menziona il tema del genere e il 95% fa riferimento esplicito alle donne. In oltre due terzi dei casi questi richiami compaiono nell'analisi dei problemi, negli obiettivi strategici e nelle misure operative. Ma, sottolinea UN Woman, emerge un paradosso: le donne sono presenti nel linguaggio delle politiche climatiche, ma molto meno nelle trasformazioni che quelle politiche dovrebbero produrre. Continuano a essere descritte soprattutto come una categoria vulnerabile, mentre le cause strutturali che alimentano le disuguaglianze e limitano la capacità di reagire agli impatti climatici, ricevono troppo poca attenzione.
L'emergenza amplifica le disuguaglianze
Le evidenze raccolte nel Report mostrano come gli effetti della crisi climatica tendano a scaricarsi con maggiore intensità sulle donne, soprattutto nei contesti più fragili. In diversi Paesi emergono correlazioni tra condizioni climatiche avverse, perdita dei mezzi di sussistenza, spostamenti forzati, matrimoni precoci e gravidanze adolescenziali.
Anche l'accesso alle informazioni fa la differenza. Le donne ricevono più frequentemente notizie e allerte attraverso reti informali come amici e familiari, mentre gli uomini hanno spesso maggiori possibilità di accedere a canali istituzionali e sistemi di allerta ufficiali. Una distanza che si traduce in una minore capacità di prepararsi e reagire agli eventi estremi. Non esiste una condizione femminile uguale ovunque. Età, reddito, appartenenza etnica, accesso ai servizi e luogo di residenza contribuiscono a determinare livelli molto diversi di esposizione al rischio climatico.
La transizione verde non sarà automaticamente una transizione giusta
Per molti anni il dibattito pubblico ha associato la transizione ecologica all'idea di progresso. Più energie rinnovabili, più innovazione, più occupazione. Il Rapporto invita a guardare anche l'altra faccia di questa trasformazione. La riconversione energetica e industriale può produrre nuove opportunità, ma può anche riprodurre vecchie disuguaglianze. In diversi contesti, la chiusura di attività tradizionali e la riorganizzazione del mercato del lavoro hanno generato perdita di reddito, precarietà e nuove forme di esclusione sociale che hanno colpito soprattutto le donne. La distanza tra ambizioni e risultati emerge anche nelle politiche di adattamento. Per UN Women, la sfida non è soltanto rendere le donne visibili nelle strategie climatiche, ma redistribuire risorse, rafforzare la partecipazione ai processi decisionali e riconoscere il valore del lavoro di cura e delle conoscenze che molte donne mettono già oggi al servizio delle comunità.
Dalla vulnerabilità alla leadership
C'è un messaggio che attraversa tutto il Rapporto e che va oltre la dimensione della fragilità. Le donne non sono soltanto tra coloro che subiscono maggiormente gli effetti della crisi climatica. In molte parti del mondo sono anche tra le protagoniste delle risposte che comunità e territori stanno costruendo per adattarsi ai cambiamenti in corso. Dalla gestione dell'acqua alla conservazione delle sementi, dall'agricoltura alla tutela degli ecosistemi, numerose esperienze documentate mostrano come conoscenze ed esperienze femminili possano contribuire a rafforzare la resilienza delle comunità e migliorare l'efficacia delle politiche ambientali. Per questo la questione non riguarda soltanto il clima. Riguarda il modello di società che si intende costruire. Perché l'altra faccia della crisi climatica non è fatta soltanto di emissioni, temperature e fenomeni estremi. È fatta di diritti, opportunità e giustizia. E il modo in cui il mondo saprà affrontare queste disuguaglianze contribuirà a determinare non solo il futuro della parità di genere, ma anche l'efficacia stessa della risposta alla crisi climatica.
