Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Oltre 40 milioni le persone in fuga da violenze e conflitti nel mondo

In calo ma sempre altissimi i numeri relativi a rifugiati e sfollati a livello globale, la cui provenienza e soprattutto accoglienza sono a carico di pochissimi paesi a basso reddito: è quanto riporta l’Unchr. 24/06/26

mercoledì 24 giugno 2026
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Alla fine del 2025, si contavano 41,6 milioni di rifugiati a livello globale e quasi 69 milioni di sfollati interni a causa di conflitti o violenze. In realtà, il numero globale di rifugiati è diminuito del 3% rispetto al 2024 per il forte aumento dei rimpatri di rifugiati, principalmente verso Afghanistan, Siria e Sudan. Anche il numero di sfollati interni è diminuito per lo stesso motivo, ma in questo caso soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e in Siria. Tuttavia, molti di questi rimpatri sono avvenuti in circostanze avverse e le condizioni di reintegrazione rimangono estremamente difficili. È questo il quadro delineato dal Global Trends report dell’Alto Commissario Onu per i rifugiati (Unhcr secondo l’acronimo inglese) pubblicato a giugno 2026.

I rifugiati

Sul totale della popolazione mondiale di rifugiati ben sei milioni sono palestinesi sotto il mandato dell'Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite istituita nel 1949 proprio per fornire assistenza alle popolazioni della Palestina, mentre, più in generale, sette rifugiati su dieci sotto il mandato dell'Unhcr e provengono da soli sei paesi: Afghanistan, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Venezuela.

Inoltre, la maggior parte delle persone in fuga da conflitti e persecuzioni (il 65% nel 2025) viene ospitato nei Paesi limitrofi, che solitamente sono paesi a basso e medio reddito. Con l’eccezione della Germania, parliamo di Colombia, Turchia, Uganda, Repubblica islamica dell'Iran, Ciad e Pakistan.

Gli sfollati interni

Tra le persone costrette a lasciare le proprie case, il 58% sono sfollati interni (Internal displaced people, Idp) ovvero persone che, pur fuggendo, non attraversa mai un confine internazionale. Alla fine del 2025, erano 68,7 milioni. Dai dati raccolti dall’Unhcr nel 2025 ben 40 Paesi risultano avere sfollati interni con il Sudan che detiene il primato globale, con 9,1 milioni di persone, mentre quasi la metà della popolazione sfollata interna (il 46%) si trova all'interno di soli cinque paesi: Sudan, Colombia, Siria, Yemen e Afghanistan.

 

Il ritorno nei Paesi d’origine

Nel 2025, 14,7 milioni di persone sono tornate nelle loro aree o paesi di origine, tra cui quasi 4,4 milioni di rifugiati e 10,3 milioni di sfollati interni, con un aumento del 49% rispetto al 2024. I rimpatri di rifugiati sono stati il ​​secondo dato più alto da quando l'Unhcr ha iniziato a pubblicare statistiche sui rimpatri nel 1965.

Il 92% di tutti i rimpatri si è verificato in soli sette paesi: Repubblica Democratica del Congo (3,6 milioni), Sudan (3,5 milioni), Siria (3,3 milioni), Afghanistan (2 milioni), Ucraina (718.300) e Myanmar (415.200).

La maggior parte dei rifugiati desidera fortemente tornare e ricostruire la propria vita nel paese d'origine, a condizione che vi siano adeguate condizioni di sicurezza e stabilità. Tuttavia, la maggior parte dei rimpatri nel 2025 è avvenuta in circostanze avverse o in contesti estremamente fragili. I rifugiati afghani sono stati spesso costretti a tornare a causa di cambiamenti nelle politiche dei paesi ospitanti, mentre gli sfollati interni congolesi non hanno avuto altra scelta che partire in seguito alla chiusura forzata degli insediamenti. È improbabile che tali rimpatri siano sostenibili senza investimenti cruciali a supporto della reintegrazione, che contribuiscano a promuovere lo sviluppo in paesi profondamente segnati dai conflitti. Sono necessari investimenti anche nei Paesi di asilo per aiutare i rifugiati a provvedere a sé stessi e alle proprie famiglie, fino a quando le condizioni nel loro paese d'origine non saranno favorevoli al loro ritorno.

 

Uno sguardo al futuro

Lo sfollamento prolungato è ormai una caratteristica distintiva del panorama globale dei rifugiati, con la maggior parte di essi che rimane nei Paesi ospitanti per periodi prolungati. In questo contesto, promuovere l'autosufficienza e soluzioni durature, unitamente alla protezione continua e al sostegno umanitario mirato, è essenziale. L'Unhcr si propone di sostenere gli Stati e i partner nel dimezzare, entro il 2035, il numero di rifugiati e altre persone bisognose di protezione internazionale in condizioni di sfollamento prolungato che non sono in grado di soddisfare i propri bisogni primari senza sostegno esterno.

L'obiettivo è ampliare l'accesso a soluzioni di autosufficienza, come l'accesso a opportunità di lavoro, istruzione nazionale, sanità e sistemi di protezione sociale, consentendo ai rifugiati di vivere con dignità e sicurezza, realizzare il proprio potenziale e superare la condizione di bisogno prolungato.

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