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Diritti e inclusione avanzano, ma il mondo resta diviso
Con la conclusione del Pride Month 2026, una nuova analisi Gallup basata su vent’anni di dati in oltre 140 Paesi evidenzia come diritti e cambiamento culturale evolvano insieme, con profonde differenze territoriali. 30/06/26
Con le manifestazioni del 28 giugno si conclude il Pride Month 2026. Si chiude così un mese che ha visto decine di città italiane ospitare cortei, incontri e iniziative dedicate ai diritti, all’inclusione e alla visibilità delle persone Lgbtqia+. In questo contesto arriva una nuova analisi di Gallup che offre uno sguardo globale sull’evoluzione del clima sociale nei confronti delle persone gay e lesbiche.

Le tappe del Pride Mounth Italia 2026.
Fonte: Onda Pride
Lo studio evidenzia un cambiamento significativo rispetto a vent’anni fa. Nel 2025 il 40% degli intervistati in 120 Paesi considera la propria comunità un buon luogo in cui vivere per le persone gay e lesbiche, mentre il 44% esprime una valutazione opposta.
Il dato resta lontano da un consenso diffuso, ma conferma una crescita rispetto ai primi anni delle rilevazioni. L’analisi mostra inoltre una stretta relazione tra l’estensione dei diritti e la percezione di comunità più accoglienti, pur evidenziando che i cambiamenti legislativi e quelli culturali seguono percorsi che si influenzano reciprocamente.
Vent’anni di dati per leggere il cambiamento
L’analisi Global acceptance of gay and lesbian people, pubblicata da Gallup il 18 giugno 2026, è il quinto approfondimento della serie Gallup world poll at 20, dedicata ai cambiamenti sociali osservati attraverso vent’anni di rilevazioni condotte in oltre 140 Paesi. La ricerca utilizza una domanda semplice: la comunità in cui vivi è un buon luogo in cui vivere per le persone gay e lesbiche?
L’obiettivo non è misurare le opinioni personali sull’orientamento sessuale, bensì comprendere come le persone percepiscono il livello di inclusione e di accoglienza della propria comunità. Rispetto ai dati raccolti tra il 2006 e il 2019, la quota di persone che descrive positivamente il luogo in cui vive è aumentata in molte aree del mondo. Le differenze territoriali restano però molto marcate.
Dal 2006 al 2025 è aumentata la quota di persone che considera la propria comunità un buon luogo in cui vivere per gay e lesbiche, anche se il mondo resta diviso tra percezioni positive e negative.
Fonte: Gallup, Global Acceptance of Gay and Lesbian People, 2026.
Diritti e cambiamento culturale seguono lo stesso percorso
Uno degli elementi più interessanti dello studio riguarda il rapporto tra riconoscimento dei diritti e clima sociale. Dal 2006, 35 Paesi hanno introdotto il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nei 32 Stati analizzati da Gallup che hanno approvato questa riforma, il 76% degli intervistati considera oggi la propria comunità un buon luogo in cui vivere per le persone gay e lesbiche. Nei Paesi dove il matrimonio egualitario non è stato introdotto la quota si ferma al 26%.

Nei Paesi che hanno legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso la percezione di comunità accoglienti è molto più elevata rispetto ai Paesi che non hanno introdotto questa riforma.
Fonte: Gallup, Global Acceptance of Gay and Lesbian People, 2026.
Gallup sottolinea che è difficile stabilire se sia il cambiamento legislativo a favorire quello culturale o viceversa. I dati mostrano però che i due fenomeni tendono a evolvere insieme. L’analisi di 26 Paesi evidenzia inoltre che, dopo l’introduzione del matrimonio egualitario, nella maggior parte dei casi la percezione di comunità accoglienti è cresciuta oppure è rimasta stabile.
Un mondo ancora profondamente diseguale
L’analisi mette in evidenza forti differenze tra le diverse aree del pianeta. Le percentuali più elevate si registrano in Nord America (84%), Australia e Nuova Zelanda (83%) e nell’Europa settentrionale e occidentale (81%). Seguono l’America Latina e i Caraibi, dove il 49% degli intervistati descrive la propria comunità come un luogo accogliente per le persone gay e lesbiche.
I valori più bassi emergono invece nell’Africa subsahariana, dove la quota si ferma al 12%, e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, dove raggiunge appena il 5%. Nel complesso, il rapporto restituisce l’immagine di un cambiamento che procede a velocità diverse.
I progressi registrati negli ultimi vent’anni mostrano una crescente diffusione di comunità percepite come più inclusive. Allo stesso tempo, le profonde differenze tra regioni ricordano quanto il percorso verso società più eque e inclusive rappresenti ancora una sfida centrale anche per gli Obiettivi dell’Agenda 2030 dedicati alla riduzione delle disuguaglianze e alla costruzione di istituzioni e comunità inclusive.
