Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Diritti e inclusione avanzano, ma il mondo resta diviso

Con la conclusione del Pride Month 2026, una nuova analisi Gallup basata su vent’anni di dati in oltre 140 Paesi evidenzia come diritti e cambiamento culturale evolvano insieme, con profonde differenze territoriali. 30/06/26

martedì 30 giugno 2026
Tempo di lettura: min

Con le manifestazioni del 28 giugno si conclude il Pride Month 2026. Si chiude così un mese che ha visto decine di città italiane ospitare cortei, incontri e iniziative dedicate ai diritti, all’inclusione e alla visibilità delle persone Lgbtqia+. In questo contesto arriva una nuova analisi di Gallup che offre uno sguardo globale sull’evoluzione del clima sociale nei confronti delle persone gay e lesbiche.

Le tappe del Pride Mounth Italia 2026.
Fonte: Onda Pride

Lo studio evidenzia un cambiamento significativo rispetto a vent’anni fa. Nel 2025 il 40% degli intervistati in 120 Paesi considera la propria comunità un buon luogo in cui vivere per le persone gay e lesbiche, mentre il 44% esprime una valutazione opposta.
Il dato resta lontano da un consenso diffuso, ma conferma una crescita rispetto ai primi anni delle rilevazioni. L’analisi mostra inoltre una stretta relazione tra l’estensione dei diritti e la percezione di comunità più accoglienti, pur evidenziando che i cambiamenti legislativi e quelli culturali seguono percorsi che si influenzano reciprocamente. 

Vent’anni di dati per leggere il cambiamento

L’analisi Global acceptance of gay and lesbian people, pubblicata da Gallup il 18 giugno 2026, è il quinto approfondimento della serie Gallup world poll at 20, dedicata ai cambiamenti sociali osservati attraverso vent’anni di rilevazioni condotte in oltre 140 Paesi. La ricerca utilizza una domanda semplice: la comunità in cui vivi è un buon luogo in cui vivere per le persone gay e lesbiche?
L’obiettivo non è misurare le opinioni personali sull’orientamento sessuale, bensì comprendere come le persone percepiscono il livello di inclusione e di accoglienza della propria comunità. Rispetto ai dati raccolti tra il 2006 e il 2019, la quota di persone che descrive positivamente il luogo in cui vive è aumentata in molte aree del mondo. Le differenze territoriali restano però molto marcate.

 

Dal 2006 al 2025 è aumentata la quota di persone che considera la propria comunità un buon luogo in cui vivere per gay e lesbiche, anche se il mondo resta diviso tra percezioni positive e negative.
Fonte: Gallup, Global Acceptance of Gay and Lesbian People, 2026.

Diritti e cambiamento culturale seguono lo stesso percorso

Uno degli elementi più interessanti dello studio riguarda il rapporto tra riconoscimento dei diritti e clima sociale. Dal 2006, 35 Paesi hanno introdotto il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nei 32 Stati analizzati da Gallup che hanno approvato questa riforma, il 76% degli intervistati considera oggi la propria comunità un buon luogo in cui vivere per le persone gay e lesbiche. Nei Paesi dove il matrimonio egualitario non è stato introdotto la quota si ferma al 26%.

Nei Paesi che hanno legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso la percezione di comunità accoglienti è molto più elevata rispetto ai Paesi che non hanno introdotto questa riforma.
Fonte: Gallup, Global Acceptance of Gay and Lesbian People, 2026.

 

Gallup sottolinea che è difficile stabilire se sia il cambiamento legislativo a favorire quello culturale o viceversa. I dati mostrano però che i due fenomeni tendono a evolvere insieme. L’analisi di 26 Paesi evidenzia inoltre che, dopo l’introduzione del matrimonio egualitario, nella maggior parte dei casi la percezione di comunità accoglienti è cresciuta oppure è rimasta stabile.

Un mondo ancora profondamente diseguale

L’analisi mette in evidenza forti differenze tra le diverse aree del pianeta. Le percentuali più elevate si registrano in Nord America (84%), Australia e Nuova Zelanda (83%) e nell’Europa settentrionale e occidentale (81%). Seguono l’America Latina e i Caraibi, dove il 49% degli intervistati descrive la propria comunità come un luogo accogliente per le persone gay e lesbiche.

I valori più bassi emergono invece nell’Africa subsahariana, dove la quota si ferma al 12%, e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, dove raggiunge appena il 5%. Nel complesso, il rapporto restituisce l’immagine di un cambiamento che procede a velocità diverse.
I progressi registrati negli ultimi vent’anni mostrano una crescente diffusione di comunità percepite come più inclusive. Allo stesso tempo, le profonde differenze tra regioni ricordano quanto il percorso verso società più eque e inclusive rappresenti ancora una sfida centrale anche per gli Obiettivi dell’Agenda 2030 dedicati alla riduzione delle disuguaglianze e alla costruzione di istituzioni e comunità inclusive.

 

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