Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Il debito dei Paesi poveri sottrae risorse a salute, istruzione e parità di genere

Uno studio dell’UNDP su 85 Paesi in via di sviluppo mostra che l’aumento delle risorse destinate al rimborso del debito riduce occupazione e investimenti sociali, ampliando soprattutto le disuguaglianze di genere. 14/07/26

martedì 14 luglio 2026
Tempo di lettura: min

Quando una quota crescente delle risorse pubbliche viene destinata al rimborso del debito, diminuisce lo spazio fiscale disponibile per finanziare sanità, istruzione, protezione sociale e servizi di cura. A pagarne il prezzo sono soprattutto le donne. È questa la conclusione del nuovo studio del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo - Undp, che evidenzia come il peso del debito riduca l’occupazione femminile, ampli le disuguaglianze di genere e limiti gli investimenti necessari per uno sviluppo sostenibile.


Il peso dei rimborsi del debito riduce le risorse disponibili per sanità, istruzione, servizi di cura e protezione sociale.

  • 85 Paesi in via di sviluppo analizzati
  • 55 milioni di posti di lavoro femminili persi nel breve periodo
  • 92,5 milioni nel lungo periodo
  • 17% di riduzione del reddito pro capite delle donne
  • +32,5% di mortalità materna nei Paesi con maggiore pressione del debito

Il rapporto Who Pays the Price? Gender Inequality & Sovereign Debt, pubblicato dall’Undp nell’ambito dell’iniziativa Equanomics, analizza gli effetti del servizio del debito, cioè della quota di risorse che ogni anno gli Stati destinano al rimborso di capitale e interessi. Lo studio prende in esame 85 Paesi in via di sviluppo, utilizzando dati della Banca mondiale, dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) e dell’Human Development Report.

Attraverso un modello econometrico che osserva l’evoluzione dei Paesi nel tempo, gli autori valutano l’impatto del servizio del debito su occupazione, reddito, salute ed educazione. Uno dei risultati più significativi mostra che gli effetti sociali dipendono soprattutto dal peso dei rimborsi annuali, più che dal livello complessivo del debito. In altre parole, conta quanto uno Stato deve destinare ogni anno al pagamento del debito e quanto questo riduce le risorse disponibili per investire nello sviluppo.  

Occupazione reddito: le donne pagano il prezzo più alto

L’aumento delle risorse destinate al rimborso del debito si riflette rapidamente sul mercato del lavoro. Lo studio stima una riduzione del 6,3% dell’occupazione femminile, pari a circa 55 milioni di posti di lavoro nei Paesi analizzati. Considerando gli effetti che si accumulano nel tempo, la perdita potrebbe raggiungere 92,5 milioni di occupate.
Per gli uomini l’impatto esiste, ma rimane molto più contenuto. Anche il reddito segue la stessa dinamica. Quando aumenta il peso dei rimborsi del debito, il reddito pro capite delle donne diminuisce del 17%, mentre quello degli uomini non registra variazioni statisticamente significative. Il risultato è un ulteriore ampliamento del divario economico tra i generi.  

Secondo gli autori, questi effetti alimentano un circolo vizioso. La riduzione dell’occupazione femminile nell’economia formale restringe la base imponibile, riduce le entrate fiscali degli Stati e limita ulteriormente le risorse disponibili per finanziare sanità, istruzione e protezione sociale.  

Figura 1. I principali impatti del debito su occupazione, reddito e salute.

Fonte: UNDP, Who Pays the Price? Gender Inequality & Sovereign Debt – Executive Summary, 2026.

Il debito riduce gli investimenti nei servizi essenziali

L’aumento delle risorse destinate al rimborso del debito produce effetti che vanno oltre il mercato del lavoro. Quando gli investimenti pubblici si riducono, anche sanità, istruzione, servizi di cura e sistemi di protezione sociale dispongono di meno risorse, con conseguenze dirette sulla qualità della vita.
Lo studio stima che, nei Paesi dove il peso del rimborso del debito cresce maggiormente, la mortalità materna aumenti del 32,5%, pari a oltre 67 decessi aggiuntivi ogni 100 mila nascite. Nello stesso tempo diminuisce l’aspettativa di vita sia delle donne sia degli uomini, un segnale del progressivo indebolimento dei sistemi sanitari sottoposti a vincoli di bilancio.  

La riduzione dei servizi di cura produce inoltre un ulteriore effetto. Le attività di assistenza tornano a gravare sulle famiglie e vengono svolte prevalentemente dalle donne, che dispongono così di meno tempo per il lavoro retribuito e per la partecipazione alla vita economica. Il risultato è un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze di genere, che alimenta il circolo vizioso descritto dal rapporto.  

Dalla gestione del debito a un nuovo modello di sviluppo

Lo studio conclude che le strategie di gestione del debito dovrebbero integrare sistematicamente la prospettiva di genere, valutando in anticipo gli effetti delle politiche fiscali e tutelando gli investimenti in sanità, istruzione, servizi di cura e infrastrutture sociali. Gli autori chiedono inoltre una riforma dell’architettura finanziaria internazionale che riduca il costo del finanziamento per i Paesi più vulnerabili e consenta di destinare maggiori risorse allo sviluppo umano.  

Queste indicazioni si inseriscono in una riflessione più ampia che l’Undp sta portando avanti sul rapporto tra sviluppo economico e diritti umani. Nel rapporto Human Rights vs. Competitiveness – a False Dilemma? , l’organizzazione dimostra infatti che la competitività non dipende soltanto da produttività, innovazione o riduzione dei costi. Sistemi sanitari efficienti, istruzione di qualità, lavoro dignitoso, inclusione e tutela dei diritti contribuiscono ad attrarre investimenti, rafforzare il capitale umano e aumentare la resilienza delle economie di fronte alle crisi. Letti insieme, i due rapporti delineano una stessa visione dello sviluppo. Le risorse destinate a salute, istruzione e protezione sociale rappresentano un investimento nella capacità di crescita dei Paesi. Preservare questo spazio significa quindi ridurre le disuguaglianze, sostenere la competitività e costruire economie più solide nel lungo periodo.

Figura 2. Le principali strategie proposte dall’UNDP per ridurre l’impatto del debito sullo sviluppo e promuovere una crescita più equa e sostenibile.

Fonte: UNDP, Who Pays the Price? Gender Inequality & Sovereign Debt – Executive Summary, 2026.

 

Scarica il Report Who Pays the Price? Gender Inequality & Sovereign Debt

Scarica il Report Human Rights vs. Competitiveness – a False Dilemma?

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