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Copenaghen resta la città più vivibile, ma guerre e tensioni frenano i progressi
L’EIU Global Liveability Index 2026 analizza 173 città attraverso cinque dimensioni della qualità della vita. L’Europa si conferma il miglior Continente dove vivere, ma crescono le città asiatiche. 15/07/26
La qualità della vita nelle città del mondo rimane stabile. Nel 2026 il punteggio medio del Global liveability index si conferma a 76,1 su 100, lo stesso dell’anno precedente. I miglioramenti della sanità compensano il peggioramento della sicurezza, mentre guerre, tensioni geopolitiche e instabilità continuano a incidere su una delle dimensioni che determinano la qualità della vita.
Pubblicato ogni anno dall’Economist intelligence unit (Eiu), il Global liveability index 2026 valuta 173 città attraverso 30 indicatori raggruppati in cinque aree: stabilità, sanità, cultura e ambiente, istruzione e infrastrutture.
L’obiettivo è misurare quanto una città offra condizioni favorevoli alla vita quotidiana, andando oltre gli aspetti turistici o paesaggistici e concentrandosi sulla qualità dei servizi e dell’ambiente urbano.
Sanità in crescita, sicurezza in calo
Il dato più significativo dell’edizione 2026 riguarda l’evoluzione dei singoli indicatori. L’indicatore dedicato a sicurezza e stabilità diminuisce in media di 0,5 punti, proseguendo una tendenza già osservata negli ultimi anni. La sanità, invece, cresce di 0,7 punti, compensando quasi interamente il peggioramento registrato sul fronte della sicurezza. Istruzione e infrastrutture mostrano lievi miglioramenti, mentre cultura e ambiente risultano sostanzialmente stabili.

Il rapporto attribuisce questo peggioramento soprattutto alla situazione del Medio Oriente. La guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, iniziata nel febbraio 2026, ha avuto ripercussioni sull’intera regione, facendo perdere posizioni a numerose città. Muscat e Kuwait City risultano tra quelle che arretrano maggiormente nella classifica, mentre Teheran entra tra le dieci città meno vivibili al mondo.
Europa ancora al vertice, l’Asia accelera
L’Europa occidentale mantiene il primato come regione più vivibile, con un punteggio medio di 91,7, davanti al Nord America (90,4). Ai primi posti della classifica si conferma Copenaghen, seguita da Vienna e Melbourne. La capitale danese ottiene il punteggio massimo in stabilità, istruzione e infrastrutture, confermando un’elevata qualità dei servizi e della sicurezza urbana.
Il cambiamento più evidente riguarda però l’Asia. Le città asiatiche migliorano mediamente di 0,3 punti, diventando l’area geografica con la crescita più significativa. Oggi sono nove le città asiatiche presenti tra le prime venti del mondo. A trainare questa evoluzione sono soprattutto gli investimenti nella sanità, che hanno permesso a numerose città cinesi di migliorare sensibilmente il proprio posizionamento. Rimangono però criticità legate a cultura e ambiente, influenzate anche dalle limitazioni delle libertà civili considerate nell’indice.
Tra le città che guadagnano più posizioni figurano Fuzhou, Lisbona e New York. Nel caso della metropoli statunitense, il miglioramento deriva principalmente dalla riduzione della criminalità e del rischio di attentati, elementi che incidono direttamente sull’indicatore della stabilità.

Vivibilità urbana e sviluppo sostenibile
L’indice dell’Eiu conferma che la vivibilità urbana nasce dall’integrazione di più fattori. Sicurezza, sanità, istruzione, infrastrutture e qualità dell’ambiente urbano concorrono a determinare il benessere delle persone. Il rapporto assegna infatti un peso del 25% sia alla stabilità sia a cultura e ambiente, del 20% a sanità e infrastrutture e del 10% all’istruzione.
Il quadro delineato dal rapporto richiama direttamente l’Agenda 2030, in particolare il Goal 11 dedicato alle città e comunità sostenibili, mostrando come la qualità della vita dipenda dalla capacità di garantire servizi efficienti, sicurezza e resilienza di fronte alle crisi. Il rapporto ricorda che la qualità della vita non dipende da un solo fattore: cresce quando sanità, istruzione, infrastrutture e sicurezza avanzano insieme. Quando uno di questi elementi si indebolisce, anche gli altri fattori perdono efficacia.
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