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Shadow report 2026: la coerenza delle politiche è l’antidoto alle policrisi globali
Il documento redatto da Gcap in occasione della Voluntary national review dell’Italia, analizza le interconnessioni tra guerre, clima, disuguaglianze e digitale, chiedendo un cambio di rotta alla classe politica. 21/07/26
Il 14 luglio il Governo italiano ha presentato alle Nazioni unite la Voluntary national review 2026, in un contesto globale segnato da un profondo disordine. Secondo Gcap Italia, la coalizione italiana contro la povertà, l'Italia sta registrando un oggettivo allontanamento dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030. Questo scenario impone il superamento dell'approccio a "silos", a favore di una visione olistica capace di leggere le complesse interrelazioni tra ambiente, società ed economie. È questo il messaggio chiave che la rete di organizzazioni della società civile riporta nello Shadow report della Voluntary national review italiana 2026 “Quale coerenza delle politiche per governare le interconnessioni verso una pace positiva”, pubblicato a inizio luglio.
Un necessario cambio di paradigma
Il Rapporto auspica un diverso approccio politico che sposti il fulcro della governance globale dalla sicurezza militare alla "sicurezza umana”. Le proposte centrali per l'Italia e l'Europa includono l'accelerazione della transizione ecologica con una rapida uscita dai combustibili fossili, l'istituzione di un Fondo globale per la protezione sociale, e l'adozione di politiche di giustizia fiscale predistributiva e redistributiva.
La matrice delle crisi: i cluster delle interconnessioni
Il cuore dell'analisi risiede in una scomposizione del quadro globale in sei cluster tematici, che mostrano come i fenomeni critici si autoalimentino:
- governance internazionale e disuguaglianze: il multilateralismo è in crisi, sostituito da un "oligopolarismo" dove prevale la logica della forza sul diritto internazionale. In questo assetto, la concentrazione di ricchezza e potere politico si autoalimenta attraverso l'economia di guerra, acuendo le disuguaglianze verticali e geografiche;
- giovani e giustizia intergenerazionale: le nuove generazioni subiscono una profonda esclusione strutturale. Ereditano le conseguenze di debito pubblico, precariato lavorativo e degrado ecologico, sperimentando gli impatti di decisioni su cui non hanno alcun peso politico;
- transizione ecologica e finanza per lo sviluppo: la crisi climatica agisce come un moltiplicatore sistemico di povertà, insicurezza alimentare e conflitti. A fronte di questa urgenza, si osserva invece una finanziarizzazione deviata: i capitali per lo sviluppo e il welfare vengono "dirottati" per alimentare il complesso militare-industriale, portando a una preoccupante ridefinizione e diluizione degli stessi criteri di sostenibilità Esg (environmental, social and governance);
- migrazioni e transizione digitale: le migrazioni, naturale conseguenza delle policrisi in atto (guerre, clima, povertà), vengono strumentalizzate politicamente e narrate come una minaccia, giustificando la militarizzazione delle frontiere e logiche autoritarie. Parallelamente, la digitalizzazione e l'Intelligenza Artificiale hanno consegnato un potere quasi sovrano alle big tech, frammentando il mercato del lavoro, erodendo la democrazia tramite la sorveglianza e innescando nuove forme di estrattivismo.
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La coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile
La complessa mappa delle interconnessioni ha senso politico solo se si traduce in azioni concrete attraverso la Coerenza delle politiche per lo Sviluppo Sostenibile (Pcsd, secondo l’acronimo inglese), codificata nel Target 17.14 dell'Agenda 2030. Per rispondere all'attuale policrisi, il Rapporto sottolinea che non basta misurare i progressi sui singoli Obiettivi, ma occorre fondare l'azione pubblica su sei principi guida:
- pace positiva e sicurezza umana: ridefinire la sicurezza non più come sola difesa militare dei confini, ma come protezione delle condizioni essenziali di vita (salute, reddito, clima, casa, libertà democratiche);
- primato dei diritti umani e dei limiti planetari: subordinare ogni politica economica al rispetto rigoroso delle soglie ecologiche e della dignità umana, abbandonando il paradigma della crescita illimitata in favore della "sufficienza";
- deconcentrazione del potere: contrastare le oligarchie e i monopoli formati da big finance, big tech, industria fossile e logistica, per redistribuire non solo il reddito, ma anche il potere decisionale;
- giustizia intergenerazionale e di genere: valutare sistematicamente chi pagherà i costi delle decisioni odierne tra decenni ed esaminare l'impatto differenziato sui generi;
- principio di non-nuocere extraterritoriale: introdurre una valutazione obbligatoria (spillover assessment) per misurare i danni e gli effetti collaterali che le politiche interne europee e italiane scaricano sui Paesi terzi;
- trasparenza e partecipazione democratica: includere attivamente nei processi decisionali i soggetti che subiscono le crisi (giovani, migranti, lavoratori precari e comunità del Sud globale).
Per concretizzare questi principi, Gcap Italia indica quattro direzioni strategiche da seguire:
- deconcentrare il potere tecno-finanziario: introdurre una tassazione progressiva globale sui patrimoni e sulle rendite digitali, rilanciare un rigoroso impianto antitrust e indirizzare la finanza verso i beni pubblici globali, procedendo inoltre verso la cancellazione del debito odioso dei Paesi fragili;
- ricostruire il multilateralismo: promuovere alleanze strutturali e paritarie con il Sud globale, sostenere riforme in seno all'Onu e rafforzare accordi vincolanti (come il processo di Santa Marta sul clima o il trattato su imprese e diritti umani);
- redistribuire risorse e diritti: riequilibrare la fiscalità tra capitale e lavoro, proteggere il welfare dalla pressione della spesa militare e superare l'approccio securitario, garantendo vie di accesso regolari e sicure per i migranti;
- smilitarizzare la risposta all'insicurezza: promuovere la difesa civile nonviolenta come strumento di prevenzione, spostandosi da un ordine basato su competizione ed estrattivismo a uno fondato su cooperazione e giustizia.
Copertina: Unsplash
