Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

La mobilità elettrica frena il petrolio: fino a 40 milioni di barili in meno all’anno

Il nuovo Libro Bianco di Motus-E delinea due scenari al 2035. Al centro non c'è solo la diffusione dei veicoli elettrici, ma la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e la competitività industriale. 30/07/26

giovedì 30 luglio 2026
Tempo di lettura: min

Ogni volta che una crisi internazionale fa impennare il prezzo del petrolio, l'Italia riscopre una delle sue principali fragilità: la forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. È una vulnerabilità che pesa sulle famiglie, sulle imprese e sull'intero sistema economico. Per questo il futuro della mobilità elettrica non riguarda più soltanto il modo in cui ci sposteremo, ma il ruolo che i trasporti potranno avere nella sicurezza energetica, nella competitività industriale e nella transizione ecologica del Paese. È questa la prospettiva con cui Motus-E presenta la seconda edizione del “Libro Bianco sulla mobilità elettrica”, un Rapporto che raccoglie dati, analisi e scenari per leggere la trasformazione del settore oltre il dibattito sulle automobili elettriche. Il documento descrive infatti una transizione che coinvolge energia, industria, infrastrutture e innovazione, mostrando come il veicolo elettrico stia diventando uno degli elementi di un sistema molto più ampio, destinato a intrecciarsi con lo sviluppo delle reti elettriche, delle batterie e delle fonti rinnovabili.

Il 2035 non è già scritto

Il rapporto costruisce due possibili traiettorie che dipendono dalle decisioni politiche, dagli investimenti e dall'evoluzione del mercato nei prossimi anni. Nel quadro definito “conservativo”, che ipotizza il mantenimento dell'attuale impianto normativo, l'assenza di nuovi incentivi strutturali per i veicoli leggeri e un utilizzo solo parziale delle risorse disponibili per le infrastrutture di ricarica, nel 2035 l'Italia arriverebbe a circa 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di ibridi plug-in, sostenuti da quasi 133 mila punti di ricarica pubblici.

Una seconda ipotesi, più ambiziosa, considera invece politiche di sostegno continuative, una maggiore elettrificazione delle flotte aziendali, investimenti più consistenti nella rete di ricarica e un impiego delle risorse europee per accelerare la transizione. In questo scenario il parco circolante raggiungerebbe 6,8 milioni di veicoli elettrici e 2,4 milioni di plug-in, mentre i punti di ricarica pubblici supererebbero quota 164 mila. La differenza tra i due scenari non misura soltanto la velocità con cui cambierà il mercato automobilistico, ma soprattutto la capacità del Paese di trasformare una rivoluzione tecnologica in una leva di sviluppo economico.

L'indipendenza energetica

Il dato più importante non riguarda il numero di auto elettriche che circoleranno sulle strade italiane, ma riguarda il petrolio. Secondo le stime elaborate da Motus-E, anche nello scenario più prudente la domanda aggiuntiva di elettricità necessaria per la ricarica dei veicoli rimarrebbe compatibile con il sistema elettrico nazionale e contribuirebbe a sostenere la crescita della produzione da fonti rinnovabili. L'effetto più significativo sarebbe però la riduzione delle importazioni di greggio: entro il 2035 l'Italia potrebbe evitare il consumo di 34,6-41,5 milioni di barili di petrolio all'anno, con un risparmio economico stimato tra 2,4 e 2,9 miliardi di euro.

In un contesto segnato dall'instabilità geopolitica e dalla volatilità dei mercati energetici, il Rapporto invita a leggere la mobilità elettrica come uno strumento di politica energetica oltre che climatica. Una visione condivisa anche dal presidente di Motus-E, Fabio Pressi, che richiama la necessità di utilizzare in modo strategico i 14 miliardi di euro messi a disposizione dall'Unione europea per rafforzare la sicurezza energetica, elettrificare i consumi e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

 

Una trasformazione che va oltre l'automobile

Il Report evidenzia anche come la transizione sia già entrata in una nuova fase. L'offerta di modelli elettrici continua ad ampliarsi, i costi delle batterie sono diminuiti sensibilmente nell'ultimo decennio e le infrastrutture di ricarica stanno crescendo con continuità. Parallelamente, il mercato non riguarda più soltanto le automobili private: coinvolge il trasporto commerciale, le flotte aziendali, la logistica, il trasporto pubblico e, sempre più, l'integrazione tra veicoli e rete elettrica.

Resta però aperta la questione decisiva: gli scenari delineati dal Libro bianco dipendono dalla capacità di accompagnare la transizione con politiche industriali stabili, investimenti nelle infrastrutture di ricarica, strumenti di sostegno alla domanda e un quadro normativo coerente. È su queste variabili che si giocherà la possibilità di colmare il ritardo che ancora separa l'Italia da altri grandi mercati europei.

 

Scarica il Libro bianco sulla mobilità

 

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