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Assicurazioni contro le catastrofi naturali: in Italia restano poco diffuse
Secondo lavoce.info l’obbligo assicurativo per le imprese è un passo avanti, ma i beni assicurabili non comprendono l’intero patrimonio aziendale. La gestione emergenziale delle catastrofi scarica i costi sulla collettività. 03/08/26
In Italia la copertura assicurativa contro le catastrofi naturali resta parecchio limitata, nonostante una storica esposizione ai rischi geologici e ai crescenti rischi climatici. Il quadro emerge dall’analisi di Riccardo Cesari pubblicata su lavoce.info, che fornisce una prima stima sull’impatto della riforma introdotta con la legge di bilancio 2024.
Il ritardo accumulato nel tempo è evidente: il rapporto tra i premi assicurativi pagati per i “danni” e il Pil si ferma all’1,9%, contro una media Ocse del 5%. Un gap che riflette una scarsa diffusione degli strumenti assicurativi, proprio mentre aumenta la frequenza e l’intensità degli eventi estremi a causa della crisi climatica.
La normativa del 2024 introduce l’obbligo di copertura per tutte le imprese non agricole, ma con un perimetro ristretto. Sono inclusi terremoti, alluvioni e frane, mentre restano esclusi altri rischi rilevanti come le tempeste di tipo tropicale che stiamo sperimentando negli ultimi anni. Anche i beni assicurabili non comprendono l’intero patrimonio aziendale. I magazzini delle aziende, per esempio, rischiano di restare fuori dalle polizze.
L’entrata in vigore della normativa è stata scaglionata: aprile 2025 per le grandi imprese, ottobre 2025 per le medie, e tra gennaio e marzo 2026 per le piccole. Ed è proprio su queste ultime che si concentra l’incertezza, dato che costituiscono oltre il 90% del tessuto industriale italiano, sono più di quattro milioni di unità, e su cui mancano ancora dati di monitoraggio completi.
Dalle prime evidenze fornite dall’Ivass, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, emergono comunque tre messaggi chiave. Primo: la crescita delle assicurazioni catastrofali (Cat Nat) c’è, ma è lenta. Il numero di contratti assicurativi è aumentato - da circa 600mila a fine 2025 a 700mila nell’aprile 2026 - ma il dato resta basso rispetto a una platea molto più ampia di imprese. Secondo: quanto costa assicurarsi. Il premio mediano è di 7,15 euro ogni 10mila euro assicurati, ciò significa che per coprire un capitale di 100mila euro si pagano circa 71,5 euro l’anno. Il totale dei premi raccolti, stimati in circa 250 milioni di euro, dà un’idea delle dimensioni complessive del mercato. Terzo: come si forma il prezzo. Il costo della polizza non è uniforme e tende a ridursi, in proporzione, quando aumenta il valore assicurato, ma resta fortemente influenzato dal rischio. In altre parole, chi opera in aree più esposte, per esempio a terremoti o alluvioni, paga di più. Ne deriva che le regioni meno esposte, come Trentino-Alto Adige, Piemonte, Lombardia e Sardegna, registrano premi più bassi, mentre Calabria, Molise, Umbria ed Emilia-Romagna presentano costi più elevati.

Come aumentare la diffusione delle polizze
La fragilità del sistema italiano nella gestione dei rischi naturali, caratterizzata da una gestione emergenziale, alla fine si traduce, direttamente o indirettamente, in un costo scaricato sulle spalle della finanza pubblica, e quindi della collettività.
Secondo Riccardo Cesari, per aumentare la diffusione delle coperture occorre puntare su informazione, incentivi e leva creditizia. A tal proposito, l’Ivass ha avviato strumenti di confronto delle polizze e un numero verde dedicato, mentre si ipotizzano incentivi fiscali per le Pmi e un maggiore coinvolgimento delle associazioni di categoria.
Decisivo potrebbe poi essere il ruolo delle banche. Oggi, quando una banca valuta se concedere o meno un prestito a un’impresa, analizza il cosiddetto “merito creditizio”: cioè la capacità dell’azienda di restituire il debito, sulla base di fatturato, solidità finanziaria ed esposizione ai rischi. Integrare anche le coperture assicurative alle catastrofi naturali in questa valutazione aiuterebbe ad aumentare il numero di aziende protette.
Restano infine alcuni nodi normativi, tra cui l’estensione dei rischi coperti e la gestione dei beni non di proprietà. Ma la direzione è chiara: ampliare la platea degli assicurati è condizione necessaria per ridurre il rischio. Un passaggio che non riguarda solo le imprese ma l’intera stabilità del sistema economico italiano.
