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La salute mondiale sta cambiando: viviamo più a lungo, ma con nuove malattie
Le nuove stime dell'Oms mostrano come è cambiata la salute mondiale dal 2000: meno peso alle malattie infettive, più alle patologie croniche e alle demenze. Cresce anche l'impatto dei disturbi mentali. 12/10/26
Vivere fino a ottant'anni oggi è molto più comune di quanto non fosse qualche generazione fa, ma raggiungere un'età avanzata significa confrontarsi con malattie che possono accompagnare una persona per anni, richiedendo cure, assistenza e spesso il sostegno quotidiano dei familiari. È uno dei cambiamenti che stanno ridisegnando la salute mondiale. A mostrarne la portata sono i nuovi Global Health Estimates dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ricostruiscono l'evoluzione delle cause di morte e della perdita di salute tra il 2000 e il 2023. In questo periodo le malattie infettive hanno progressivamente perso peso, mentre sono diventate sempre più rilevanti le patologie croniche, le demenze e i disturbi mentali. Dai dati emerge anche una trasformazione sulla longevità: nel 2023 l'aspettativa di vita globale è tornata a 73,3 anni, quasi ai livelli pre Covid-19, ma quella in buona salute si è fermata a 62,8 anni, ancora al di sotto del 2019. La vita si allunga, dunque, ma recuperare gli anni vissuti in buona salute si sta rivelando più difficile.

Fig.1 Le principali cause di morte
La nuova geografia della salute
Il cambiamento è evidente osservando le principali cause di morte: nel 2000 le malattie non trasmissibili, come tumori, diabete e patologie cardiovascolari, erano responsabili del 58% dei decessi mondiali; nel 2023 la quota ha raggiunto il 74%. Oggi otto delle dieci principali cause di morte appartengono a questo gruppo. Le malattie cardiovascolari continuano a occupare il primo posto, con circa 9,5 milioni di decessi attribuiti alla sola cardiopatia ischemica nel 2023. Ma è soprattutto l'evoluzione delle demenze a mostrare quanto sia cambiato il quadro. All'inizio del secolo l'Alzheimer e le altre forme di demenza occupavano il diciannovesimo posto tra le cause di morte; nel 2023 sono salite al quinto, con un numero di decessi triplicato. Anche il rischio di morire per diabete è aumentato sensibilmente, soprattutto nel Sud-est asiatico. Sono patologie che richiedono spesso un'assistenza prolungata e che spostano l'attenzione dalla cura degli episodi acuti alla gestione della salute nel corso della vita. Questa trasformazione non riguarda soltanto i Paesi più ricchi, dove l'invecchiamento della popolazione è già una realtà consolidata. Nel 2023, per la prima volta, le malattie trasmissibili hanno rappresentato meno della metà dei decessi nei Paesi a basso reddito. È un cambiamento importante, che però non coincide con la scomparsa delle infezioni. In molte regioni del mondo, alle malattie legate alla povertà e alle difficoltà di accesso ai servizi sanitari si affiancano oggi diabete, patologie cardiovascolari e altre condizioni croniche. Per i sistemi sanitari significa dover rispondere a bisogni molto diversi nello stesso momento, spesso senza disporre delle risorse necessarie. E mentre la salute mondiale cambia, le disuguaglianze rischiano di rendere questa transizione ancora più complessa.
Il peso crescente della salute mentale
Non tutte le malattie, però, si misurano attraverso il numero dei decessi. Alcune incidono soprattutto sulla possibilità di lavorare, studiare, mantenere relazioni e condurre una vita autonoma. È il caso dei disturbi mentali, il cui peso è aumentato sensibilmente negli ultimi anni. Tra il 2019 e il 2023, considerando gli anni di vita in buona salute perduti e tenendo conto delle differenze di età nella popolazione, il peso della depressione sulla salute è aumentato di circa il 20%, mentre quello dei disturbi d’ansia è cresciuto di quasi il 45%. Insieme, depressione e ansia hanno determinato nel 2023 una perdita stimata di 110 milioni di anni di vita in buona salute, considerando disabilità e mortalità prematura. Anche i disturbi legati all'uso di droghe mostrano tendenze differenti: nelle Americhe è aumentato sensibilmente il rischio di mortalità e perdita di salute, mentre nel Pacifico occidentale si registrano miglioramenti. Sono condizioni che contribuiscono a spiegare perché l'allungamento della vita non corrisponde automaticamente a un miglioramento del benessere.
Le nuove stime dell'Oms raccontano una transizione che i sistemi sanitari dovranno affrontare nei prossimi decenni. Non si tratta più soltanto di ridurre la mortalità, ma di garantire prevenzione, diagnosi tempestive, assistenza continuativa e servizi di salute mentale a popolazioni con bisogni sempre più complessi. La longevità resta una delle grandi conquiste della sanità pubblica, ma i dati mostrano che la durata della vita, da sola, non basta più a descrivere le condizioni di salute di una popolazione. Per capire quanto stiamo davvero progredendo, bisognerà guardare sempre di più anche a come vengono vissuti gli anni guadagnati.
