Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Oceani: per salvare gli ecosistemi necessario fermare l’estrazione mineraria

“Lo sfruttamento degli oceani non è l’alternativa alle miniere terrestri”, affermano gli scienziati di Fauna&Flora international. Quasi 500 zone morte oceaniche, entro il 2100 metà delle specie marine a rischio estinzione. 27/3/20 

L’estrazione mineraria in acque profonde avrebbe impatti potenzialmente devastanti sulla funzione vitale degli oceani e sulla biodiversità. Per questo i governi di tutto il mondo dovrebbero da subito “mettere in atto una moratoria su tutte le attività di estrazione”. È l’appello lanciato da un team di scienziati della ong Fauna&Flora international (FFi) nel rapporto “An assessment of the risks and impacts of seabed mining on marine ecosystems”, che valuta i rischi e il potenziale impatto dell’estrazione mineraria dai fondali oceanici. Secondo la ricerca, pubblicata il 12 marzo, i piani proposti per l’estrazione nei fondali causerebbero la perdita di “interi ecosistemi che ospitano la vita marina e la biodiversità” e di microbi importanti per lo stoccaggio del carbonio. Inoltre, l’esposizione dei fondali marini ai metalli tossici provocherebbe la diffusione di tossine in aree che ospitano la maggior parte della pesca mondiale.

Anche se le attività estrattive non sono ancora iniziate, sono già state rilasciate 29 licenze di esplorazione a Paesi come Cina, Corea, Regno Unito, Francia, Germania e Russia, che hanno manifestato interesse per vaste aree del Pacifico, dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano, come ha ricordato il rapporto “In deep water” pubblicato a luglio 2019 da Greenpeace. D’altronde, i minerali che si trovano sul fondo del mare sono sempre più richiesti, soprattutto per l’uso in apparecchi tecnologici come batterie e telefoni cellulari. Secondo Fauna&Flora international, però, l’estrazione mineraria non può essere considerata “un’alternativa leggera alle miniere terrestri”.

“I minerali sul fondo del mare sono elementi centrali degli ecosistemi di acque profonde”, ha dichiarato Pippa Howard, direttore di FFi, che ha aggiunto: “Le conclusioni a cui siamo arrivati dopo approfonditi studi non potrebbero essere più preoccupanti. Dal rilascio di metano alla distruzione di ecosistemi in gran parte non studiati, i rischi dell’estrazione mineraria in acque profonde sono potenzialmente disastrosi”.

L’attività umana sta già mettendo a dura prova gli oceani, che assorbono un terzo di tutte le emissioni di origine umana, svolgendo un ruolo vitale di mitigazione dei cambiamenti climatici. L’anidride carbonica sta rendendo gli oceani più acidi, con conseguenze per gli ecosistemi marini di tutto il mondo, comprese le barriere coralline. Inoltre, fino al 13% della pesca globale è crollato a causa dello sfruttamento eccessivo e quasi 500 zone morte oceaniche coprono un’area grande come il Regno Unito. Entro il 2100 oltre la metà delle specie marine del mondo potrebbe essere prossima all’estinzione.

“L’oceano è sottoposto a stress immenso dall’attività umana ed è a rischio la sua funzione di ‘pozzo di carbonio’ che mantiene il nostro pianeta abitabile”, ha concluso Howard. L’estrazione mineraria in acque profonde è attualmente regolata dall’International seabed authority (Isa), che si riunirà in Giamaica a luglio 2020, mentre le nazioni più influenti spingono affinché le regole che consentono l’avvio delle attività estrattive vengano approvate in fretta. “Questo Rapporto”, concludono gli scienziati, “arriva in un momento critico poiché i leader mondiali decidono sul futuro delle profondità marine. Visti i risultati, chiediamo una moratoria sull’estrazione in acque profonde”.

Scarica il Rapporto

 

di Andrea De Tommasi

Venerdì 27 Marzo 2020

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