Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Rubrica: Europa e Agenda 2030

Coordinare le politiche economiche in Ue valutando gli indicatori di benessere

Settimana 16-22 febbraio. Il Comitato economico e sociale raccomanda un semestre europeo sostenibile, “crediti natura” senza mercificare la natura, regole su migrazione e asilo nel rispetto del diritto internazionale.

Consulta la rassegna dal 16 al 22 febbraio

martedì 24 febbraio 2026
Tempo di lettura: min

Tra il 18 e il 19 febbraio si è tenuta la sessione plenaria del Comitato economico e sociale europeo (Cese). Durante la sessione il Cese ha adottato alcuni pareri su tematiche di particolare rilevanza strategica per le politiche dell’Ue.

Parere sul pacchetto d’autunno del semestre europeo

Primo fra questi è il parere sul pacchetto d’autunno del semestre europeo 2026 presentato dalla Commissione europea il 25 novembre 2025 (cfr. nostra rubrica del 2 dicembre).

Il Cese sottolinea le potenzialità del pacchetto autunnale del semestre europeo 2026 nel conciliare competitività, sostenibilità fiscale, sviluppo del capitale umano e resilienza a livello dell’Ue e nazionale, per una crescita sostenibile. Nel merito si rammarica del fatto che, rispetto ai cicli passati (come avveniva nel precedente mandato di presidenza 2019-2024 della Commissione europea), nel pacchetto non è più presente l'analisi annuale della crescita sostenibile. Il Cese evidenzia come questo strumento sarebbe più che mai fondamentale per rafforzare ulteriormente la risposta politica coordinata dell'Ue nell'interesse di una transizione verde e digitale che garantisca equità sociale e coesione territoriale, anche integrando i cambiamenti demografici tra le sfide fondamentali dell’Ue.

Tra gli aspetti innovativi del pacchetto accoglie con favore la relazione macroeconomica europea e la predisposizione della nuova raccomandazione sul capitale umano.

Richiamando le posizioni ribadite da Mario Draghi sulla necessità di ampliare gli investimenti per guidare il cambiamento, il Cese rilancia la richiesta di una capacità di bilancio comune più solida, supportata da emissioni mirate di debito congiunto, per contribuire a colmare il crescente divario negli investimenti pubblici, e di strumenti permanenti di stabilizzazione macroeconomica per affrontare gli shock. Nel merito richiama l’esperienza dello strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in caso di emergenza (Sure), chiedendone una sua messa a regime permanente.

Sottolinea inoltre l’urgenza di affrontare la frammentazione dei mercati finanziari dell'Ue tra i 27 Stati membri, che, come osservato nella relazione Letta, rappresenta un elemento cruciale per colmare il divario negli investimenti.

Mettendo in evidenza come la forza del modello Ue si basa sul sostegno reciproco di competitività, produttività e modello sociale (compresi i servizi pubblici e il welfare), il Cese chiede un utilizzo più razionale del quadro di valutazione della situazione sociale (monitoraggio del pilastro europeo dei diritti sociali) da integrarsi con i nuovi indicatori di benessere proposti dal Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione europea. L’obiettivo è di far evolvere la sorveglianza economica dell'Ue da un sistema di checklist semplicistico e poco trasparente a uno strumento di analisi del rischio sofisticato e interconnesso.

Rilancia ancora la richiesta alla Commissione di trattare il quadro di convergenza sociale allo stesso livello di quello fiscale e di formulare di conseguenza chiare raccomandazioni a ciascuno Stato membro nelle prossime raccomandazioni specifiche per Paese, proponendo incentivi concreti affinché gli Stati membri aumentino il ricorso alla clausola di flessibilità per gli investimenti sociali nell'ambito del nuovo quadro di governance economica, basandosi sui lavori predisposti della presidenza belga al Consiglio dell’Unione del 2024.

Il Cese pone l’attenzione sul parere della Bce secondo cui la semplificazione e una regolamentazione più intelligente sono necessarie per ridurre la burocrazia e migliorare la competitività, ma che una deregolamentazione "a scatola chiusa" potrebbe portare a rischi sottovalutati, mercati meno trasparenti e minori investimenti verdi, con un impatto finale sulla resilienza del sistema finanziario dell'Ue nel suo complesso. E chiede dunque nel merito il coinvolgimento trasparente delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile nei processi omnibus.

Sulle misure per la difesa, il Cese si esprime come concorde sulla necessità che l'Europa sviluppi una nuova capacità di difesa autonoma, avvertendo, tuttavia, che l'aumento della capacità di spesa senza un adeguato ruolo o coordinamento dell'Ue potrebbe portare a una frammentazione nazionale, a costi più elevati e a una minore efficienza, nonché a una dipendenza ancora maggiore dall'industria della difesa extraeuropea. Inoltre ravvisa che le deroghe alle regole di bilancio europee per la difesa (con il cosiddetto meccanismo della "clausola di salvaguardia”) rischiano d’incidere sul percorso di sostenibilità del debito pubblico complessivo degli Stati membri, e invita la Commissione a valutare il ruolo crescente svolto dalla spesa per la difesa nella crescita sostenibile dell'Ue e il suo impatto sull'occupazione e sulla futura stabilità fiscale.

Infine chiede nuovamente il coinvolgimento più solido, strutturato e significativo delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile a livello europeo, nazionale e locale nell'attuazione del ciclo del semestre. Nel merito il Cese mette in evidenza come le riforme sistemiche come quelle di cui l'Ue ha urgente bisogno, e decisioni chiave sulle priorità di investimento, devono godere di una legittimità più ampia, di una comprensione articolata e di una partecipazione attiva, se si vuole realizzare una trasformazione sostenibile ed equa.

Raccomandazioni sui “crediti natura”

Un altro importante parere adottato dal Cese ha riguardato la tabella di marcia verso i “crediti natura", formulato sulla base dell’atto presentato dalla Commissione europea il 7 luglio 2025. Il Cese richiama in premessa il dato economico che, a livello dell'Ue, il divario finanziario per attuare gli obiettivi sulla biodiversità è stimato a circa 200 miliardi di euro entro il 2030. Citando il rapporto Dasgupta, mette il luce che l'importanza della biodiversità può essere compresa anche in termini economici per coglierne la necessità intrinseca per le nostre economie senza sminuire il valore intrinseco della natura.

Il Cese sottolinea in principio la necessità di garantire il raggiungimento degli obiettivi di finanziamento per la biodiversità stabiliti dal Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal, attraverso finanziamenti pubblici sufficienti, stabili e tempestivi, anche a carico del bilancio dell'Ue, e la graduale eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente, come quelli ai combustibili fossili, precisando che i crediti natura possono essere uno strumento per contribuire a colmare il divario di finanziamento e mobilitare finanziamenti privati, integrando ma non sostituendo i fondi pubblici.

Il Cese raccomanda che il quadro di governance per il mercato dei crediti natura sia basato sulla scienza, inclusivo, trasparente e partecipativo, con una forte attenzione al coinvolgimento di agricoltori, silvicoltori, proprietari terrieri, ambientalisti, lavoratori in generale e altri attori. I sistemi di governance devono essere indirizzati a ripristinare, conservare e migliorare la natura, nonché gruppi vulnerabili ed emarginati come giovani, donne, comunità rurali e popolazioni indigene. Viene inoltre sottolineato come il quadro di gestione dovrebbe affrontare la gestione e la proprietà dei dati in modo trasparente ed equo.

Tra gli altri punti messi in evidenza, il Cese sottolinea che i crediti natura devono restare una misura volontaria, devono allinearsi ad altri strumenti quali le misure agro-ambientali della Pac. Andrà inoltre garantito che la possibile negoziabilità dei crediti non porti alla mercificazione o alla finanziarizzazione degli elementi naturali. […] La progettazione economica dei crediti e dei mercati naturali dovrebbe sempre dare priorità all'integrità rispetto alla redditività a breve termine, nonché all'equa distribuzione dei benefici, e affrontare le questioni di governance e i meccanismi di manipolazione del mercato. A questo proposito, oltre a finanziare azioni per la biodiversità, i mercati dei crediti natura dovrebbero, strutturalmente contribuire anche a ridurre le disuguaglianze e a promuovere posti di lavoro di qualità, offrendo ulteriori opportunità di guadagno.

Il Cese pone l’attenzione, infine, sulla necessita d’Interagire con cautela con progetti al di fuori dell'Ue, tenendo presente che le metodologie e i quadri di governance sviluppati in Europa potrebbero non adattarsi ai contesti sociali, culturali, legali, politici ed ecologici esteri, elaborando nel contempo strumenti agli attori economici dell'Ue sull'utilizzo di crediti ad alta integrità per generare impatti positivi per la natura nelle loro catene del valore al di fuori dell’Ue.

Parere sui nuovi regolamenti europei su migrazione e asilo

Un altro importante parere ha riguardato tre processi legislativi in corso relativi a: sostegno dell'Unione per l'asilo, la migrazione e l'integrazione; la sicurezza interna; la gestione integrata delle frontiere e la politica dei visti. Il Cese esprime forti critiche sui contenuti di queste proposte legislative, in linea anche con quanto già messo in evidenza da alcuni gruppi politici della maggioranza che sostiene la maggioranza di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione, in sede di Parlamento europeo (come riferito nella nostra ultima rubrica del 17 febbraio).

Il Cese, richiamandosi a suoi precedenti pareri, evidenzia l’urgenza di stabilire una politica migratoria che provveda canali legali, sicuri ed efficaci per l’accesso all’Ue, assicurando il rispetto del diritto alla protezione individuale, dei diritti fondamentali e la piena conformità al diritto internazionale. Valutando che i tre regolamenti presi insieme rivelano un riorientamento strutturale delle priorità dell’Ue, con un netto spostamento verso il controllo e la sicurezza, il Cese sottolinea che la politica migratoria non può essere ridotta a un approccio orientato alla sicurezza.

Nel contesto, il parere evidenzia la necessità di migliorare i meccanismi di monitoraggio indipendente dei diritti fondamentali e delle condizioni umanitarie alle frontiere, con sistemi di segnalazione trasparenti. Il Cese precisa che tali meccanismi dovrebbero essere istituiti in ogni Stato membro, garantendo al contempo che la Commissione possa accedervi e utilizzarli.

Concludendo con enfasi, il Cese sottolinea che la legittimità dell'Europa nelle politiche migratorie, di frontiera e di sicurezza dipende dalla sua capacità di difendere i valori democratici e i diritti fondamentali. A tale riguardo, gli strumenti finanziari dovrebbero proteggere le persone e le frontiere, garantendo che dignità, equità e solidarietà siano al centro dell'azione dell'Ue.

 

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