Rubrica: #UnescoSostenibile
Piazza Armerina: la Villa del Casale, mosaico di resilienza
Con i suoi mosaici, la Villa del Casale rappresenta un archivio visivo unico. Mentre l’Italia guarda a Milano-Cortina 2026, il mosaico delle giovani atlete richiama competizione e armonia. Il sindaco: “La sostenibilità sia parte della tutela”. 6/02/26
Intervista a Nino Cammarata, sindaco di Piazza Armerina e a Carmelo Nicotra, direttore Villa Romana del Casale. A cura di Annateresa Rondinella, cattedra Unesco in comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.
“Una città più sostenibile — con mobilità pulita, aria più salubre e meno rumore — può cambiare non solo la qualità della vita, ma anche la percezione del patrimonio e la sua capacità di attrarre nuove energie umane. Nelle aree interne della Sicilia, la transizione non è soltanto un obiettivo ambientale: è una risposta concreta alla desertificazione demografica e un invito al ritorno”. È con questa visione che Carmelo Nicotra, direttore della Villa Romana del Casale, introduce il percorso che lega la Villa Romana del Casale alle nuove sfide della sostenibilità.

Subito fuori da Piazza Armerina, immersa nel paesaggio silenzioso dell’entroterra, la Villa Romana del Casale è stata iscritta nella Lista del patrimonio mondiale Unesco nel 1997, riconosciuta come una delle più straordinarie ville tardo-imperiali esistenti e soprattutto per la ricchezza e la qualità dei suoi mosaici, definiti dall’Unesco “i più straordinari mosaici in situ conservati in tutto il mondo romano”. Un luogo in cui la bellezza non è soltanto memoria, ma continua a parlare come linguaggio universale, tessera dopo tessera, attraverso un racconto di pietra e luce che attraversa i secoli. La Villa, riportata progressivamente alla luce grazie alle campagne archeologiche avviate nel Novecento da studiosi come Paolo Orsi e poi oggetto di ricerche e interpretazioni fondamentali da parte della grande scuola dell’archeologia italiana, rappresenta oggi un archivio visivo unico: scene di caccia, miti, geografie imperiali e frammenti di vita quotidiana che restituiscono il respiro globale del Mediterraneo tardo-antico. Tra le immagini più celebri, il mosaico delle giovani atlete — sorprendentemente moderne nei loro gesti e nella loro energia — restituisce un’idea potente: lo sport come linguaggio universale, capace di attraversare il tempo, e di ricordare, mentre l’Italia guarda a eventi globali come Milano-Cortina 2026, quanto profonda sia la radice culturale di ciò che oggi chiamiamo competizione, corpo, armonia. Un patrimonio che non è soltanto eredità conclusa, ma luogo vivo di conoscenza e meraviglia, capace ancora oggi di interrogare il presente e di porre una domanda nuova e necessaria: come può un sito archeologico, apparentemente “fuori dal tempo”, entrare nella traiettoria della transizione senza tradire la propria identità?
Eppure, proprio questa condizione apre uno spazio prezioso: la possibilità di costruire una transizione misurata, compatibile, fatta di interventi discreti e progressivi. Come sottolinea il sindaco di Piazza Armeria, Cammarata, “la sfida è accompagnare l’innovazione con rispetto: qui la sostenibilità non può essere invasiva, deve essere parte della tutela stessa”. Uno dei passi più significativi già compiuti riguarda la luce, infrastruttura culturale essenziale in un luogo dove la percezione è parte integrante della conservazione: l’introduzione di un nuovo impianto a led ha migliorato la fruizione degli ambienti e generato un risparmio energetico concreto. Nicotra osserva che “ogni intervento deve rendere i mosaici più leggibili senza alterarne l’anima: la sostenibilità, per noi, coincide con la discrezione”. A rafforzare questa condizione contribuiscono anche gli esiti degli ultimi restauri, che hanno prodotto coperture ben coibentate e aperture capaci di favorire il ricambio naturale dell’aria, riducendo la necessità di impianti energivori come pompe di calore o sistemi di deumidificazione.

Sul piano della resilienza operativa, il sito dispone inoltre di un gruppo elettrogeno per garantire continuità in caso di emergenza. Non è ancora una micro-rete, non è ancora autosufficienza energetica, ma è un segnale di attenzione crescente verso la sicurezza come parte della gestione culturale. La prospettiva più interessante riguarda però ciò che può svilupparsi nei prossimi anni: la transizione energetica viene considerata strategica soprattutto in relazione a un progetto futuro che includerà servizi di ospitalità e accoglienza, rafforzando il legame tra il sito e la natura circostante e rendendo l’esperienza del visitatore più integrata nel paesaggio. Il partenariato più importante individuato è quello con il Comune di Piazza Armerina, perché nei territori interni la transizione non riguarda solo energia ma anche abitabilità, servizi, comunità e futuro. Ma la sfida dei siti Unesco non può esaurirsi nella sola scala locale: richiede una governance multilivello capace di connettere amministrazioni, Regione, ministero della Cultura e quadro Unesco, affinché la tutela si integri con le politiche climatiche ed energetiche dell’Agenda 2030. In questa prospettiva, la Villa del Casale può diventare anche un laboratorio di dialogo internazionale tra siti archeologici Unesco del Mediterraneo, dove conservazione e innovazione possano alimentarsi reciprocamente attraverso partenariati e buone pratiche condivise.

Il sindaco lo afferma con chiarezza nella sua visione conclusiva: “Investire in sostenibilità significa investire nella possibilità che questi luoghi tornino a essere non solo visitati, ma vissuti: perché il patrimonio non è un’eredità immobile, è una promessa di futuro per le nuove generazioni”. La Villa Romana del Casale ci ricorda così che la transizione energetica nei siti Unesco non coincide sempre con grandi trasformazioni visibili: talvolta inizia da una luce più intelligente, da una gestione prudente, da una visione condivisa. E soprattutto da una certezza: come i mosaici della Villa, anche la transizione è fatta di tessere — tecnologia, comunità, governance, cultura — che solo insieme compongono l’immagine del futuro. Nel cuore antico della Sicilia, questo futuro non si impone: si costruisce con misura, nella pazienza del tempo e nella responsabilità delle generazioni.

