Rubrica: #UnescoSostenibile
Abitare la memoria e progettare il futuro: i Trulli di Alberobello in transizione
Il paese affronta la transizione ecologica integrando tutela e innovazione, e rendendo il turismo climaticamente neutrale senza compromettere l’autenticità dei Trulli. Pianificazione energetica e comunità rinnovabili tra le misure. 27/02/26
Intervista al sindaco di Alberobello Francesco De Carlo, responsabile del sito Unesco, e Donato Luca De Felice, assessore con delega all’Ambiente, Parchi e Aree verdi. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.
“Per Alberobello sostenibilità significa aggiungere un nuovo livello di significato al patrimonio: non soltanto custodi di una memoria secolare, ma protagonisti di un modello di sviluppo capace di integrare bellezza, economia e clima; la tutela non è immobilità, è capacità di innovare nel rispetto delle radici”, è la visione con cui il sindaco Francesco De Carlo descrive la traiettoria della città dei Trulli, un luogo in cui l’identità non è un fondale da preservare ma un metodo per orientare le scelte contemporanee.

Da qui si comprende ancora meglio il valore del riconoscimento: dal 1996 i Trulli di Alberobello sono iscritti nella Lista del patrimonio mondiale Unesco per il loro eccezionale valore universale, come testimonianza di architettura vernacolare e come insieme urbano tradizionale di straordinaria integrità. I Trulli, del resto, non sono “singole case pittoresche”, ma un sistema: murature in pietra locale, volumi compatti, coni sovrapposti che definiscono skyline e visuali, un equilibrio tra tecnica costruttiva e paesaggio che si legge a scala urbana, strada per strada. E, alzando lo sguardo, si incontrano anche i simboli tracciati in calce sui coni e i pinnacoli di sommità, segni mitologici o religiosi che la tradizione lega a una funzione apotropaica, di protezione dalla sfortuna. È in questa trama che unisce materia e memoria, costruzione e credenza, che si genera quell’atmosfera sospesa che rende Alberobello riconoscibile e irripetibile. È dentro questa grammatica materiale e percettiva che la transizione energetica deve trovare spazio. Non può essere un’aggiunta dall’esterno, né un segno invasivo: deve restare compatibile, reversibile, quasi invisibile, perché i vincoli paesaggistici e monumentali chiedono che ogni intervento non comprometta l’autenticità dei Trulli, delle visuali e del paesaggio storico. Per questo l’amministrazione ha scelto uno strumento guida, il Paesc (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima), integrato con il Piano di Gestione del sito, e orientato a misure misurabili ma a basso impatto sulla qualità percettiva del centro storico. Tra le azioni già avviate rientra la sostituzione dell’illuminazione pubblica con Led ad alta efficienza, insieme al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici e all’introduzione di sistemi di gestione e monitoraggio dei consumi.
La sfida vera, però, ad Alberobello non si esaurisce nella scelta di una tecnologia più efficiente: riguarda la capacità di ripensare un modello economico e culturale fortemente segnato dal turismo dentro un tessuto urbano minuto e delicatissimo, dove l’identità del luogo coincide con la sua immagine complessiva e dove ogni intervento deve misurarsi con una materia costruttiva fragile. È con questo approccio che la città sta lavorando a un percorso dichiarato e strutturato, il progetto strategico in fase di redazione “Alberobello verso la neutralità climatica del settore turistico”, pensato per coordinare in un’unica visione i consumi delle strutture ricettive, la mobilità dei visitatori, la gestione dei rifiuti e l’approvvigionamento energetico, così da trasformare la pressione turistica in una leva di responsabilità climatica misurabile e condivisa. Nella stessa logica si colloca l’attenzione verso l’energia come bene comune: l’amministrazione guarda allo sviluppo di Comunità energetiche rinnovabili, richiamando anche l’orizzonte territoriale della Cer Levante di Noci, perché ad Alberobello la sostenibilità non può reggere senza partecipazione e senza alleanze tra comunità locale, operatori economici e istituzioni, capaci di far convivere innovazione e tutela senza forzature.

In questa prospettiva, Alberobello non si muove isolata, ma dentro un quadro multilivello che intreccia politiche locali, indirizzi europei e reti internazionali dedicate al rapporto tra patrimonio e clima. Il percorso verso la neutralità climatica del turismo si inserisce infatti in una visione più ampia di diplomazia culturale e scientifica, dove i siti riconosciuti a livello mondiale diventano luoghi di sperimentazione condivisa: spazi in cui tutela, innovazione energetica e ricerca dialogano con istituzioni, università e programmi europei, contribuendo a definire modelli replicabili per altri contesti storici. In questo senso, Alberobello non rappresenta soltanto una realtà locale, ma un tassello di una riflessione internazionale su come i paesaggi culturali possano affrontare la transizione climatica senza perdere autenticità.
Accanto alla visione del sindaco, l’assessore con delega ad Ambiente e Aree verdi Luca De Felice richiama un punto decisivo, insieme culturale e operativo: “Ad Alberobello la transizione ecologica non è un capitolo separato, ma coincide con la tutela stessa del patrimonio, perché conservare in modo consapevole significa proteggere l’autenticità materiale del sito e garantire che il contesto ambientale, paesaggistico e climatico che lo rende unico nel mondo non venga compromesso”. In questa prospettiva, le politiche sul verde, sull’adattamento e sulla resilienza non sono un corredo “decorativo”, ma un vero presidio di protezione del sito: dal contrasto alle isole di calore alla gestione sostenibile delle acque meteoriche, ogni intervento è pensato come parte integrante della conservazione e come condizione per assicurare ai Trulli un futuro compatibile con la loro fragilità e con il loro valore universale.

Qui entra la dimensione identitaria “alta”, perché i Trulli non sono solo un paesaggio iconico ma anche un luogo attraversato dallo sguardo dei grandi intellettuali del Novecento. Pier Paolo Pasolini, nel suo reportage del 1951 dedicato alla Puglia e poi confluito nell’itinerario per il “viaggiatore incantato”, descrive i Trulli con lo stupore di chi osserva un’architettura collettiva nata dalla necessità, arrivando a definirli “forse il capolavoro delle Puglie” e “un paese perfetto”: non una scenografia folklorica, ma una forma rigorosa di vita comunitaria costruita in pietra. Anche l’architettura moderna ne riconobbe la forza espressiva, tanto che Le Corbusier parlò dei Trulli come di qualcosa “di massimo interesse”, dove architettura e arte coincidono. E nel dopoguerra Guido Piovene, nel suo Viaggio in Italia, lesse Alberobello come “una soglia per comprendere la Puglia profonda, tra immaginario popolare e paesaggio culturale”.
È in questa stratificazione di sguardi — reporter, architetti, scrittori — che Alberobello continua a parlare al presente. Il sindaco conclude richiamando il senso del percorso intrapreso: la transizione “non è un’aggiunta esterna: è il modo con cui la città dei Trulli sceglie di restare fedele alla propria identità, tenendo insieme tutela e innovazione discreta, senza forzare l’immagine del luogo”. L’Assessore all’ambiente, a sua volta, ne esplicita la ricaduta concreta sul lavoro di tutela: “La sostenibilità può diventare parte della conservazione, perché significa proteggere l’autenticità dei Trulli e, nello stesso tempo, rendere il loro paesaggio più resiliente, così che questa architettura millenaria continui a essere abitata, compresa e trasmessa nel tempo”.
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