Rubrica: #UnescoSostenibile
Su Nuraxi di Barumini: un caso di studio sul rapporto con la transizione energetica
Il sito è uno degli esempi più monumentali dell’architettura nuragica, originale espressione della preistoria mediterranea. Un luogo che si propone come spazio di sperimentazione e di visione per il futuro del territorio. 13/03/26
Intervista a Michele Zucca, sindaco del Comune di Barumini e a Emanuele Lilliu, presidente della Fondazione Barumini Sistema Cultura gestore del Sito Unesco. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.
“La gestione di un sito archeologico come Su Nuraxi richiede un equilibrio costante tra tutela, ricerca e sviluppo del territorio”. Con questa consapevolezza Emanuele Lilliu, presidente della Fondazione Barumini Sistema Cultura, guarda anche alla questione, sempre più attuale, della sostenibilità energetica e del rapporto tra patrimonio culturale e transizione ecologica. Nel cuore della Marmilla, nel centro della Sardegna, il complesso nuragico di Su Nuraxi rappresenta infatti uno dei simboli più importanti della civiltà nuragica e uno dei siti archeologici più significativi del Mediterraneo.
Il sito di Su Nuraxi di Barumini è stato iscritto nella Lista del patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1997, riconosciuto per il suo eccezionale valore universale quale testimonianza unica della civiltà nuragica, sviluppatasi in Sardegna in età preistorica tra la media e la tarda Età del Bronzo (II millennio a.C.) e le successive fasi del I millennio a.C. Il complesso rappresenta uno degli esempi più monumentali dell’architettura nuragica ed è realizzato con grandi blocchi di basalto locale disposti a secco, senza l’utilizzo di malta, secondo una tecnica costruttiva di straordinaria precisione. La torre centrale, a pianta circolare e struttura tronco-conica, presenta ambienti interni coperti da volte a falsa cupola (tholos) ed era originariamente alta oltre 18 metri. Attorno al mastio si sviluppa un bastione quadrilobato formato da quattro torri collegate da possenti mura difensive, mentre un vasto villaggio di capanne circolari documenta la lunga evoluzione della comunità che abitò quest’area per secoli.

Come ricordava l’archeologo Emanuele Lilliu, che riportò alla luce il complesso negli anni Cinquanta, i nuraghi rappresentano “la più originale espressione architettonica della preistoria mediterranea”, testimonianza di una civiltà capace di sviluppare forme monumentali autonome pur rimanendo pienamente inserita nelle dinamiche del Mediterraneo antico. La civiltà nuragica fu infatti parte integrante delle reti commerciali del Mediterraneo dell’età del Bronzo, intrattenendo contatti con il mondo miceneo e, successivamente, con le comunità fenicie. Tuttavia, l’assenza di fonti scritte dirette rende ancora oggi difficile comprendere pienamente l’organizzazione sociale e la funzione originaria dei nuraghi, contribuendo ad alimentare il fascino e il mistero che circondano questi monumenti preistorici. Proprio la straordinaria importanza archeologica del sito e la fragilità del contesto paesaggistico rendono particolarmente delicata l’introduzione di tecnologie e infrastrutture contemporanee.
Secondo le informazioni raccolte nell’ambito della ricerca sui siti Unesco italiani, il sito di Su Nuraxi di Barumini non dispone attualmente di un vero e proprio piano energetico o di linee guida specifiche sulla sostenibilità. Tuttavia, alcune misure di efficienza energetica sono già state introdotte, come l’adozione di sistemi di illuminazione a Led. Questo elemento rende il caso di Barumini particolarmente interessante. A differenza di altri siti del patrimonio mondiale spesso presentati come esempi di buone pratiche già consolidate, Su Nuraxi consente di osservare una fase più iniziale e realistica del rapporto tra patrimonio culturale e transizione energetica. Non un modello già compiuto, dunque, ma piuttosto un caso di studio che permette di comprendere le difficoltà, i vincoli e le opportunità che molti siti Unesco si trovano oggi ad affrontare.

La gestione energetica del sito avviene in coordinamento con gli organi periferici del Ministero della Cultura, proprietari del bene, a conferma della complessità della governance che caratterizza molti siti Unesco italiani. In contesti come questo ogni intervento deve confrontarsi con rigorosi vincoli di tutela e con un sistema multilivello di responsabilità istituzionali.
Le sfide non sono soltanto tecniche. Dalle interviste emerge come i responsabili del sito si confrontino con una pluralità di fattori: i vincoli architettonici e paesaggistici, i costi della transizione energetica, la dipendenza da fonti tradizionali e, sempre più, le fragilità legate al cambiamento climatico. In questo quadro si inserisce l’ipotesi, attualmente in fase di definizione, di realizzare un impianto fotovoltaico sul tetto di un centro di promozione culturale gestito dalla Fondazione Barumini. L’energia prodotta potrebbe alimentare non solo il sito Unesco situato nelle vicinanze ma anche altri luoghi culturali gestiti dalla stessa fondazione, evitando interventi diretti sull’area archeologica e preservando l’integrità del paesaggio storico.
Il caso di Su Nuraxi di Barumini mostra come la transizione energetica nei siti Unesco non segua necessariamente percorsi rapidi o lineari. Spesso si tratta di processi graduali, in cui la tutela del patrimonio impone prudenza e soluzioni creative. Proprio per questo motivo i siti del patrimonio mondiale possono diventare veri e propri laboratori di innovazione, capaci di sperimentare modelli energetici compatibili con la conservazione dei beni culturali e con la salvaguardia dei paesaggi storici. È in questa prospettiva che anche l’amministrazione comunale guarda al futuro del sito. Come sottolinea il sindaco di Barumini, “la sfida è quella di rafforzare il legame tra tutela del patrimonio e sviluppo sostenibile del territorio, rendendo il sito sempre più attrattivo e inclusivo nel panorama culturale e turistico internazionale e promuovendo la collaborazione tra istituzioni, comunità locali e attori del territorio”. In questo senso, il percorso avviato a Barumini rappresenta non solo un passaggio verso una maggiore sostenibilità energetica, ma anche un esempio di come il patrimonio mondiale possa diventare uno spazio di sperimentazione e di visione per il futuro dei territori.
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